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Papilloma virus nell’uomo, l’urologo: “In aumento i condilomi genitali soprattutto nei giovani”

“L’infezione viene contratta solitamente attraverso rapporti sessuali non protetti, ed il rischio è strettamente proporzionato alla promiscuità sessuale e al numero di partner”. L’intervista al dott. Paolo Verze

Molti uomini credono che il Papilloma virus sia un problema che riguardi solamente le donne. In realtà l'infezione genitale da HPV è molto frequente anche nei maschi sessualmente attivi e, anche in questi soggetti, può evolvere in neoplasie benigne o maligne. Questo falso mito è stato alimentato negli anni dalle numerose campagne di comunicazione, rivolte alle donne e attuate in diversi Paesi, in cui l’HPV viene associato ad un alto rischio di contrarre il tumore della cervice uterina. Ma questo virus, trasmesso generalmente attraverso rapporti sessuali non protetti, può causare anche condilomi ano-genitali, tumori ano-genitali e tumori della testa-collo, sia negli uomini che nelle donne. Attualmente si stimano ogni anno in Italia circa 43.000 nuovi casi diagnosticati di condilomi genitali nel sesso maschile, ma, essendo ancora poche le indagini diagnostiche effettuate su larga scala, il numero potrebbe essere ancora più elevato. Spesso l’uomo con infezione da HPV, pur non mostrando lesioni clinicamente evidenti, può trasmettere il virus al proprio partner. Per questo è necessario utilizzare il preservativo nei rapporti sessuali e fare prevenzione secondaria con screening e visite specialistiche cadenzate. Per sensibilizzare sul tema anche la popolazione maschile nel 2018 l’International Papillomavirus Society (IPVS), con il sostegno dei suoi 80 partner nel mondo, ha istituito la Giornata Internazionale contro l’HPV che si celebra, ogni anno, il 4 marzo. La Giornata si pone l’obiettivo di accrescere la consapevolezza dei rischi associati al Papilloma virus umano e di diffondere i concetti di prevenzione e vaccinazione, sia per la donna che per l’uomo, in modo da prevenire forme tumorali e altre malattie correlate al virus. Abbiamo intervistato il dott. Paolo Verze, urologo napoletano, docente di Urologia presso la Università degli studi di Salerno e Membro delle Linee Guida sulla Medicina Sessuale e Riproduttiva della Società Europea di Urologia, per capire come l’uomo può fare prevenzione e, in caso di infezione, a quali esami diagnostici e trattamenti terapeutici deve sottoporsi.

- Dott. Verze, molti maschi credono che l’infezione da HPV riguardi solo le donne. Cosa ha alimentato questo falso mito?

“L’HPV rappresenta il virus più frequentemente trasmesso per via sessuale, infetta allo stesso modo sia i maschi che le femmine, ed è la principale causa virale di tumori nell’area genitale. La grande maggioranza delle infezioni si risolve entro un arco temporale di uno-due anni, mentre quando l’infezione persiste può creare delle lesioni a livello delle cellule, che, con il trascorrere degli anni, possono evolvere in una neoplasia maligna. Poiché nei maschi l’evoluzione neoplastica è decisamente più rara rispetto alle femmine, per decenni si è prevalentemente posta l’attenzione sulla correlazione HPV-tumore della cervice uterina, mettendo in secondo piano la rilevanza dell’infezione maschile”.

- In che modo l’uomo può contrarre il papilloma virus e quali sono i soggetti più a rischio?

“I maschi si infettano con l’HPV in misura superiore rispetto alle donne, ma di solito eliminano il virus e si reinfettano più rapidamente a tutte le età. L’infezione viene contratta solitamente attraverso rapporti sessuali non protetti, sia etero che omosessuali, ed il rischio è strettamente proporzionato alla promiscuità sessuale e al numero di partner”.

- Perché l’uomo, a differenza della donna, viene definito portatore sano?

“Questa è una definizione, a mio parere, solo in parte corretta, perché nasce dalla convinzione che i maschi, pur essendo infetti, non manifestano segni clinici dell’infezione anche se sono in grado di trasmettere la malattia. In realtà va detto che sono in netto aumento i condilomi genitali, diffusi maggiormente nelle fasce di età più giovanili. Il problema principale resta la mancata esecuzione di indagini diagnostiche di approfondimento su larga scala e, quindi, il numero ancora troppo esiguo di diagnosi accertate nei soggetti che non manifestano lesioni evidenti correlate al virus e che non sono partner di donne alle quali è stata fatta diagnosi di HPV. In tal senso questi soggetti rischiano di diventare dei veri e propri pericolosi “diffusori” silenti dell’infezione”.

- Con quali sintomi si manifesta l’infezione da HPV nell’uomo e come può evolvere?

“Nel maschio l’HPV è stato riscontrato a livello del pene, dello scroto, dell’ano, nella regione pubica, ma anche a livello orofaringeo; con frequenza più bassa nell’uretra e nel liquido seminale. La manifestazione più frequente è lo sviluppo a livello dell’area genitale del classico condiloma, anche conosciuto come verruca genitale o cresta di gallo, per la tipica forma presentata dalla lesione. Le lesioni possono talvolta essere di dimensioni talmente contenute da renderne difficile la visualizzazione ad occhio nudo e si localizzano prevalentemente, ma non esclusivamente, a livello del glande. Manifestazioni cliniche a livello non genitale sono estremamente rare. A seconda del tipo di HPV con cui ci si infetta (ne esistono circa 100 tipi) si possono sviluppare nell’area genitale neoformazioni benigne, i condilomi, o maligne quali il cancro del pene o dell’ano. Il condiloma, una volta individuato e rimosso fino alla sua radice più profonda, solitamente non da manifestazioni successive. È ovvio che lesioni trascurate e lasciate in sede possono, oltre ad indurre una proliferazione di altre lesioni adiacenti, crescere in dimensioni e iniziare una trasformazione maligna”.

- Il papilloma virus può ridurre la fertilità?

“Questo è un argomento relativamente nuovo, la cui comprensione si sta perfezionando con evidenze scientifiche sempre più recenti ed interessanti. L’HPV, qualora presente nel liquido seminale, è in grado di legarsi agli spermatozoi, rimane adeso alla loro superficie determinando una significativa riduzione della loro motilità, e di conseguenza può provocare infertilità. Proprio per questo motivo, in coppie infertili in cui uno dei partner ha manifestato positività per l’infezione da papilloma-virus è indicata la ricerca specifica del virus sul liquido seminale. Studi hanno evidenziato che circa dopo 12 mesi dal riscontro dell’infezione da HPV nel liquido seminale, la percentuale di pazienti che risultano negativi è pari all’84%, con conseguente normalizzazione della motilità degli spermatozoi e ripristino spontaneo dello stato di fertilità”.

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