Mercoledì, 23 Giugno 2021
Salute

Diabete Tipo 1, l’appello di De Feo: “Genitori, vaccinate i vostri figli ma solo dopo il test sierologico”

“I ragazzi che soffrono di diabete “giovanile” potrebbero aver avuto il Covid in forma asintomatica e non saperlo. Stimolare “inutilmente” il loro sistema immunitario iperattivo con un vaccino non necessario in quel momento, è sconsigliato”. Le indicazioni dell’ex Direttore del Centro Diabetologico del Cardarelli

Prof. Eugenio M. De Feo

Con il via libera dell’Aifa alla somministrazione del vaccino di Pfizer agli adolescenti, dal 3 giugno i ragazzi tra i 12 e i 15 anni possono aderire (con il consenso di entrambi i genitori) alla campagna vaccinale contro il Covid-19 registrandosi sulla piattaforma regionale. Il vaccino Comirnaty verrà somministrato seguendo le stesse indicazioni valide per i soggetti dai 16 anni in su, e cioè attraverso due iniezioni nei muscoli del braccio, a distanza di almeno 3 settimane. Tra le prime Regioni a partire con le vaccinazioni agli under 16 c’è la Campania che, come tutte le aziende sanitarie locali, gestirà le convocazioni in base alla disponibilità dei vaccini e nel rispetto del progressivo completamento delle fasce per le quali era già consentita la prenotazione. “Questa decisione - ha spiegato Palù - è legata al fatto che i bambini e i giovani adolescenti si infettano meno e trasmettono relativamente anche meno, perché hanno meno ricettori sulle cellule epiteliali delle vie respiratorie superiori. Però abbiamo imparato - continua il Presidente dell’Aifa - che con le varianti del virus, che hanno un’aumentata affinità per i ricettori e un maggiore indice di contagiosità, anche i ragazzi si infettano e possono essere una via di trasmissione”. E’ importante, quindi, che gli adolescenti si vaccininino, ma prima di registrarsi sulla piattaforma regionale – raccomanda il Prof. Eugenio M. De Feo, ex Direttore del Centro Diabetologico del Cardarelli di Napoli e consulente scientifico della FAND (Associazione Italiana di Diabetologia) – “devono sottoporsi al test sierologico quantitativo, soprattutto se sono affetti da diabete di Tipo 1.

“Questa forma di diabete – spiega De Feo – è definita “giovanile” perché si manifesta, generalmente, nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza ma, a volte, anche fino ai 30 anni, e non ha nulla a che vedere con il diabete di Tipo 2 (o “dell’adulto”). Il diabete di Tipo 1 è una malattia autoimmune, cioè causata dalla produzione di anticorpi che 'distruggono' tessuti e organi interni non riconoscendoli come propri. In questi soggetti il sistema immunitario è iperattivo, cioè risponde in maniera molto più veloce e aggressiva alle infezioni e, quindi, anche ai vaccini, rispetto a un soggetto sano: si tratta di una condizione opposta a quella degli immunodepressi, cioè dei soggetti con ridotte difese immunitarie. I diabetici di Tipo 1 - continua De Feo - sviluppano diverse malattie come tiroiditi autoimmuni, celiachia, ecc, perchè il sistema immunitario è iperattivo e un poco impreciso, stimolarlo inutilmente con un vaccino non necessario in quel momento, è sconsigliato perchè si rischia una risposta immunitaria eccessiva. Il mio consiglio è, quindi, quello di sottoporre i giovani con diabete di Tipo 1, prima del vaccino, al test sierologico quantitativo per la ricerca di anticorpi anti-proteina S (Spike) del virus Sars-CoV2. Il test è attualmente lo strumento più adatto per valutare l’immunità acquisita in seguito alla malattia o al vaccino perché è in grado di individuare gli anticorpi IgG verso il segmento S-RBD (S protein Receptor-Binding Domain), una classe di anticorpi in grado di neutralizzare il virus Sars-CoV-2 e renderlo non più infettivo per le cellule dell’organismo. Questa raccomandazione vale per i ragazzi con diabete di Tipo 1 - precisa De Feo -, ma anche per i non diabetici under 24: tra i giovani è probabile che ci sia stata una diffusione del virus che non conosciamo, il tampone da solo non basta a rilevare tutte le positività. Nei ragazzi la malattia ha una decorso molto breve perchè questi soggetti fino ai 24 anni di età hanno un sistema immunitario molto efficiente e, quindi, combattono molto velocemente il virus, rimanendo positivi per pochissimo tempo: per questo motivo il tampone non è sempre efficace. Molti giovani potrebbero, quindi, avere sviluppato gli anticorpi in seguito al contatto con il virus e non saperlo. Solo il test sierologico può rilevarli. E’ importante capire se gli IgC sono presenti perché questa condizione cambia i criteri vaccinali: cosa significa? Se il test sierologico rileva un livello di anticorpi IgG elevato (quattro volte superiore allo zero), bisogna attendere che questo livello si abbassi (in genere non accade quasi mai prima di 6 mesi dal contatto con il virus). Quando il numero di anticorpi sarà diminuito, il ragazzo potrà sottoporsi al vaccino, ma dovrà comunicarlo in sede vaccinale per ricevere una sola dose (quella di richiamo) come prevedono le Raccomandazioni dell’Aifa: se il test rivela anticorpi contro la proteina Spike, valgono, quindi, tutte le indicazioni per i soggetti che hanno contratto il Covid. Si è osservato – prosegue il diabetologo – che quasi tutti i diabetici di Tipo 1, che hanno contratto il Covid-19, sono stati asintomatici perché il loro sistema immunitario ha reagito in maniera forte all’infezione debellando il virus velocemente. In molte famiglie si sono verificati situazioni in cui uno dei componenti (adulto), in alcuni casi “fragile”, ha sviluppato una forma grave della malattia, mentre il familiare (giovane) con diabete di Tipo 1 ha sviluppato una forma molto più lieve o asintomatica. Questo fa capire una cosa: a correre maggiori rischi sono i più anziani e i soggetti "fragili". I giovani devono vaccinarsi, ma solo dopo il completamento delle classi d’età più adulte. D’altronde anche l’Aifa raccomanda di dare la precedenza, nella campagna vaccinale, ai soggetti più a rischio: anziani, adulti "fragili" e giovani immunodepressi, cioè con patologie che possono compromettere la funzionalità di diversi organi. Quindi – conclude De Feo –, da un lato raccomando ai genitori dei ragazzi diabetici di Tipo 1, ma anche dei ragazzi non diabetici, di sottoporre i propri figli, prima del vaccino, a un test sierologico quantitativo per capire se hanno già sviluppato gli anticorpi (in tal caso va contattato il medico di famiglia per valutare se è opportuno vaccinarsi subito o attendere che il livello di questi si abbassi); dall’altro, mi auguro che, prima di premere il pedale dell’acceleratore sull’immunizzazione dei giovani, si completi la vaccinazione delle classi d’età più anziane e si 'recuperino' quei soggetti “fragili”, come i non deambulanti, rimasti indietro nella campagna vaccinale”.

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