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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Salute

Covid, la denuncia dei medici di famiglia: “Sistema in tilt. L’80% dei positivi non riceve l’aggiornamento del Green pass”

“Il sistema di tracciamento è completamente saltato. Per colmare le sue falle e rispondere alle esigenze dei nostri pazienti stiamo facendo anche i burocrati”. L’intervista al dott. Francesco Papulino, segretario della Comegen

“La situazione è totalmente fuori controllo”, denuncia il dott. Francesco Papulino, segretario della Comegen (Cooperativa dei medici di famiglia dell'ASL Na 1) -. Il sistema TS per il tracciamento dei positivi è saltato a causa dell'aumento galoppante del numero dei contagi che ha coinvolto Napoli, la Regione Campania e tutta Italia nelle ultime settimane”. “Ci sono pazienti positivi al Covid che non ricevono alcun provvedimento di isolamento e restano liberi di uscire e di conseguenza di trasmettere l'infezione” ha dichiarato la Fimmg Napoli (Federazione Italiana dei Medici di famiglia) -. Il sistema è saltato a causa della mancanza di un automatismo di invio dei documenti di isolamento”. Secondo i dati stimati dalla Fimmg, in Campania circa l'80% dei positivi non riceve alcun provvedimento. “Questa situazione - evidenzia Corrado Calamaro, della Fimmg - crea grandi problemi anche per quanto riguarda il Green pass perché questi pazienti hanno difficoltà a ricevere il certificato verde, e avendo avuto il Covid non possono fare la vaccinazione”.

La denuncia dei medici di famiglia

“In caso di positività al virus – spiega a NapoliToday il dott. Papulino (Comegen) – il paziente dovrebbe ricevere in automatico dalla piattaforma un provvedimento che impone l'isolamento. Invece questo passaggio è affidato ad un ufficio che deve manualmente provvedere all'invio. In molti casi questo passaggio non si verifica e questo può favorire, potenzialmente, la diffusione del contagio. In molti casi abbiamo riscontrato che il sistema non ha generato automaticamente l'aggiornamento del Green pass costringendo il paziente a rimanere in isolamento, se negativizzato, o libero di circolare, se positivizzato. In alcuni casi siamo dovuti intervenire noi, entrando nel sistema e caricando il certificato di avvenuta guarigione per aggiornare il Green pass, ma la procedura è lunga e laboriosa, e questo toglie tempo alla cura dei nostri pazienti. Per colmare le falle del sistema e rispondere alle esigenze dei nostri assistiti, stiamo ricoprendo anche il ruolo di burocrati, ma questo non è un lavoro che ci compete. Dovremmo fare i medici e basta. Io, personalmente, sto seguendo 70 positivi. Ricevo telefonate anche alle 2 di notte: la gran parte di loro mi chiama per lamentarsi del sistema TS che non funziona, perchè non aggiorna i Green pass o non registra i tamponi effettuati. Molti mi hanno riferito che i tamponi effettuati presso le strutture dell'Asl sono andati perduti, in tal caso non resta altro che rivolgersi alle farmacie o ai laboratori di analisi accreditati, pagando cifre esagerate, che non tutti possono permettersi. I laboratori stanno facendo 300/400 tamponi al giorno, perché le ASL non riescono a gestire la domanda cresciuta enormemente nell’ultimo mese. L’esperienza delle precedenti tre ondate non è servita a nulla. Sapevamo che questa quarta ondata sarebbe arrivata anche qui prima o poi. Andava assunto personale per fronteggiare al meglio l’emergenza. Nella sede dell’Asl di Frullone ci sono solo due persone a effettuare i tamponi, che i pazieni siano 500 o 50. Stesso discorso vale per chi registra i dati sul sistema elettronico: sono troppo pochi gli addetti. Così il sistema è saltato. E noi, per quel che possiamo, cerchiamo di colmare le falle assistendo i nostri pazienti come medici ma svolgendo anche il lavoro di amministrativi”.

Se il paziente è positivo: cosa prevede il protocollo

“Se un mio paziente risulta positivo - continua Papulino - devo inserirlo, coi relativi dati e numeri di telefono, sulla piattaforma SIC COVID e generare il certificato di malattia che dura 7 giorni, se è vaccinato con tre dosi o con due dosi da meno di 5 mesi, altrimenti, se non è vaccinato o vaccinato con due dosi da più di 4 mesi, il certificato dura 10 giorni. Al termine della quarantena, il paziente dovrà rifare il test di controllo: secondo il protocollo dovrebbe essere la piattaforma, che fa le veci dell’ASL, a chiamarlo per il test, ma questo, purtroppo, non sta venendo nella gran parte dei casi. Così i pazienti provvedono facendo il test in farmacia o nei laboratori di analisi accreditati. Se risultano negativi e senza sintomi negli ultimi tre giorni dovrebbe avere il nuovo Green pass valido, sbloccandolo, se il pazente già era in possesso di un Green pass rafforzato (che riprenderà la sua durata precedente), o generandone uno nuovo in caso contrario. Ma, come detto, spesso questo non accade nell’immediato, quindi molti pazienti, pur negativizzati, sono costretti a restare ancora in casa in attesa che venga aggiornata la loro situazione in piattaforma”.

I Green pass nell'80% dei casi non vengono aggiornati

“Se un paziente è positivo e ha effettuato il test in un laboratorio accreditato o presso una farmacia - continua il dott. Papulino -, saranno loro, laboratori e farmacie, ad accedere alla piattaforma e registrare la positività del paziente. Da questo momento dovrebbe essere sospeso il loro Green pass. Ma nell'80% dei casi, il cetificato non viene aggiornato dal sistema nè se il paziente si positivizza nè se il paziente si negativizza, quindi coloro che dovrebbero rimanere in isolamento solo liberi di uscire, mentre quelli che si sono negativizzati, sono costretti a restare in casa in attesa di avere aggiornato il loro Green pass. In alcuni casi, come ho detto, siamo intervenuti noi medici di famiglia accedendo alla piattaforma TS, inserendo il certificato di guarigione e aggiornando il Green pass, ma questa procedura richiede molto tempo”.

I ricoveri rifiutati

“Un altro problema che noi medici di famiglia abbiamo riscontrato - denuncia Papulino - è il sempre più frequente rifiuto dei ricoveri. Come ho detto, attualmente sto seguendo 70 positivi. In due casi ho riscontrato una saturazione molto bassa, di 85-86, così, trattandosi di pazienti anziani con più patologie a carico, ho consigliato loro di chiamare il 118 per un ricovero urgente. Ma gli operatori sanitari del 118, in entrambi i casi, si sono rifiutati di ricoverarli perché – come loro hanno riferito - sono attualmente pochi i posti disponibili negli ospedali e devono essere riservati ai casi più gravi. Per quanto mi riguarda, questa situazione è di una gravità enorme!”.

Dal primo febbraio cambia la procedura

Dal primo febbraio la durata del Super Green pass non sarà più di 9 mesi ma di 6, e per ottenerlo bisognerà essere vaccinati oppure guariti dal Covid. A partire dal prossimo mese non cambierà solo la durata del certificato verde ma anche la proceduta per sbloccarlo dopo la guarigione: non servirà più il medico di famiglia, ma sarà sufficiente un tampone negativo. Oggi è necessario che il medico di famiglia o l’Asl competente inseriscano il certificato di guarigione nella piattaforma del Ministero, creando così un imbuto – come hanno denunciato i medici di famiglia - che dovrebbe essere risolto dalle nuove disposizioni. La procedura, in sostanza, prevede che il Super green pass si blocchi con tampone positivo e si sblocchi poi in automatico con il tampone negativo inserito dall'Asl o dalla farmacia. L’automatismo dovrebbe funzionare sia dopo avere effettuato l'ultima dose di vaccino, sia dopo essere guariti dal Covid: in quest'ultimo caso il certificato verde è valido 6 mesi dal giorno in cui si è risultati negativi al tampone. Se, dopo qualche giorno dal tampone negativo (quello che attesta la guarigione), il nuovo certificato non è ancora disponibile, bisogna rivolgersi al medico di famiglia perché intervenga e inserisca il certificato di guarigione nel sistema. Restano, invece, immutate le regole per avere il Green pass (base): lo si ottiene per 48 ore con un tampone antigienico negativo, per 72 ore con un tampone molecolare.

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