Salute

L’Aifa dà ragione ancora una volta ad Ascierto: anche il Sarilumab funziona contro il Covid

Giusta l'intuizione del Prof. Ascierto (Pascale) e del Dott. Montesarchio (Cotugno) di utilizzarlo contro il coronavirus. Il farmaco, simile al Tocilizumab, è da ieri nell’elenco dei medicinali che curano l'infezione da Sars-CoV-2

L’Aifa premia la ricerca napoletana. Dopo il Tocilizumab è semaforo verde anche per il Sarilumab, l’altro farmaco usato per la prima volta in via sperimentale nei primi mesi della pandemia dalle equipe di oncologi del Pascale e dai medici del Monaldi e del Cotugno per la cura del Covid-19. Da ieri l’Agenzia Italiana del Farmaco lo ha inserito, insieme con Anakinra e Baricitinib, nell’elenco dei farmaci che servono a sconfiggere il coronavirus. Una decisione basata sulle evidenze di letteratura recentemente pubblicate, prima fra tutte quella che porta la firma di Paolo Ascierto e di Vincenzo Montesarchio sul The Journal for Immunotherapy of Cancer.

Nella riunione straordinaria del 23 settembre scorso la Commissione tecnico scientifica dell’Aifa ha ritenuto che il Sarilumab possa essere utilizzato in alternativa al Tocilizumab quando quest’ultimo non è disponibile, per il trattamento di soggetti adulti ospedalizzati con Covid 19 grave e o con livelli elevati degli indici di infiammazione sistemica. In particolare, si considerano candidabili al trattamento con Sarilumab i pazienti ospedalizzati ricoverati in terapia intensiva da meno di 24/48 ore che ricevono ventilazione meccanica o ossigeno ad alti flussi.

La ricerca partenopea fa, dunque, scuola con i due farmaci cugini. Dopo la felice intuizione, era il 7 marzo del 2020, di trattare i primi due pazienti con il Tocilizumab, l’anticorpo monoclonare che blocca l’interleuchina 6, usato contro l’artrite reumatoide, le equipe di Ascierto del Pascale e di Montesarchio dell’Azienda ospedaliera dei Colli, decisero di usare anche il Sarilumab su 15 pazienti. Gli effetti furono immediati: 10 su 15 videro progredire nelle prime 24 ore la malattia.  Dopo un anno e mezzo il Sarilumab ha ridotto del 13 per cento il tasso di mortalità nei pazienti affetti dal virus. Una percentuale a cui non si erano spinti, nelle più ottimistiche previsioni, nemmeno i ricercatori Ascierto e Montesarchio.

"Cotugno e  Pascale – dice il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Maurizio di Mauro - hanno lavorato in sinergia sin dai primi giorni della pandemia individuando sin da subito la possibilità di agire sul processo infiammatorio della patologia. La decisione dell’Aifa di inserire, sulla base di evidenze scientifiche, anche il sarilumab tra i farmaci per il trattamento del Covid 19 è frutto anche del lavoro di ricerca del team composto da medici e ricercatori dei due ospedali ed è la prova del fatto che il lavoro di squadra porta importanti risultati. Quello di oggi è un ulteriore tassello che, unito agli strumenti già in nostro possesso e ad una sempre più capillare diffusione della vaccinazione, ci rende ogni giorno più forti contro la malattia da Sars-Cov-2".

E il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi: "Splendido esempio di sinergia e di tempestività. Fin dai primi drammatici momenti i nostri ricercatori avevano visto giusto sulle modalità corrette di affrontare la tempesta citochinica alla base di moltissimi casi di polmonite interstiziale. 1+1=3 è la formula vincente, la sinergia premia sempre".

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