Covid-19, quali sono i sintomi spia e cosa tenere in casa: risponde il medico di base

“Munitevi di saturimetro, termometro e Tachipirina, e all’insorgere di febbre, tosse, dolori muscolari o alterazione di gusto e olfatto, chiamate subito il medico di famiglia”. L’intervista al dott. Giuseppe Russo, medico di base presso l’ASL NAPOLI 1

Dott. Giuseppe Russo

Raffreddore, mal di gola, tosse, febbre, dolori muscolari e perdita di gusto e olfatto sono tra i sintomi più comuni causati dal nuovo Coronavirus. Secondo i dati emersi da alcuni studi internazionali incrociati, ci sarebbero anche altri sintomi da non sottovalutare, che potrebbero essere correlati all’infezione da SARS-CoV2, come i problemi intestinali, quali vomito e diarrea, congiuntivite, mente annebbiata ed eruzioni cutanee. Tra i sintomi più severi e meno comuni ci sono, invece, difficoltà respiratorie o fiato corto, oppressione o dolore al petto, che possono essere indicatori di una polmonite in atto. In questa fase dell'emergenza è importante saper riconoscere i segnali di una possibile infezione da SARS-CoV2 così da segnalarli tempestivamente al medico di famiglia ed eventualmente procedere con un tampone naso-faringeo. Abbiamo intervistato il dott. Giuseppe Russo, medico di base presso l’ASL NAPOLI 1, per capire quali sono i sintomi spia che devono allarmaci e spingerci a contattare il nostro medico, e quali sono gli strumenti importanti da tenere in casa in questo periodo.

- Dottore, quali sono i sintomi più comuni del Covid-19?

“Febbre, da pochi decimi a oltre i 38°C, tosse secca e stizzosa, dolori muscolari diffusi, perdita dell’olfatto e del gusto, cefalea, possibili feci molli”.

- Quali sono, invece, i sintomi meno comuni?

“Un’improvvisa e crescente difficoltà respiratoria, tale da richiedere un ricovero ospedaliero urgente”.

- Qual è il periodo di incubazione della malattia?

“In genere varia dai 2 ai 12 giorni”.

- Quali sono, invece, gli strumenti e farmaci da tenere in casa?

“Sicuramente termometro, saturimetro e Tachipirina”.

- Come e quando misurare i livelli di ossigenazione del sangue? Al di sotto di quale valore vi è una carenza di ossigeno particolarmente significativa?

“Bisogna applicare il saturimetro al dito indice o medio per circa 30 secondi, dopodichè appariranno sul display due valori: il superiore indica la concentrazione di ossigeno, mentre l’inferiore la frequenza cardiaca (questa operazione va ripetuta almeno 5 volte al giorno). Normalmente, in soggetti che non hanno altre patologie, un valore del 95% indica già uno stato compromesso del sistema respiratorio. Stesso discorso vale per i casi in cui, dopo aver rilevato un valore di partenza, si manifesti una riduzione di 4/5 punti percentuali ad una successiva misurazione, in eseguito a una passeggiata di circa 5/6 minuti (Walking Test)”.

- Secondo i dati dell’OMS il 20% circa dei pazienti Covid sviluppa un quadro clinico più severo. Quali sono i sintomi gravi che richiedono un ricovero immediato?

“Gravi difficoltà respiratorie a riposo, e saturazione dell’ossigeno nel sangue al di sotto del 90%”.

- Cosa prevede il protocollo terapeutico ufficiale?

“Nel caso degli asintomatici non è necessario alcun trattamento. Nei soggetti pauci-sintomatici è sufficiente un trattamento a base di antinfiammatori (fans), mucolitici e multivitaminici, come prevede l'attuale protocollo. Nei pazienti domiciliarizzati particolarmente “impegnativi” è previsto un trattamento a base di ossigeno-terapia, cortisonici ed eparina. Il trattamento dei casi ospedalizzati prevede, invece, ventilazione non invasiva nelle terapie sub-intensive, oppure intubazione in quelle intensive”.

- Dal momento in cui si contrare l’infezione, per quanto tempo si resta contagiosi?

La contagiosità permane fino alla negativizzazione indicata dal successivo/i tamponi. In genere, nella gran parte dei casi, sono sufficienti 21 giorni”.

- Questo vale anche per gli asintomatici?

“Anche e soprattutto per gli asintomatici, essendo i principali vettori del contagio”.

- Per quanto tempo si resta immuni dopo la guarigione?

“La durata e/o la persistenza dell’immunità rappresenta un vero e proprio rompicapo scientifico. Allo stato attuale degli studi sono solo 5 i casi al mondo ad aver manifestato un secondo contagio. Tuttavia, si parte dalla certezza che almeno per i primi 4 mesi persista l’immunità. In ogni caso è sempre consigliabile che anche i pazienti guariti rispettano diligentemente le regole di prevenzione”.

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