Covid-19, i fumatori sono più a rischio contagio? Risponde l’esperto

“E' stato dimostrato che il fumo di sigaretta incrementa il rischio di contrarre l’infezione in quanto facilita l’espressione del recettore del virus. Più recettori ci sono, più facile è “l’aggancio” all’epitelio respiratorio.”. L’intervista al dott. Gennaro Liccardi

Dott. Gennaro Liccardi

Il Coronavirus colpisce soprattutto le vie respiratorie causando, in alcuni casi, forti infiammazioni ai polmoni che rendono necessario il ricovero in ospedale e l’utilizzo di ventilatori meccanici per aiutare i pazienti a respirare. Secondo numerosi studi, chi fuma sigarette tradizionali ha un maggior rischio di sviluppare forme più gravi della malattia, questo perché i polmoni dei fumatori sono già irritati dal fumo e, quindi, più deboli. Questa condizione iniziale può determinare, in molti casi, un deterioramento dei tessuti dove avviene lo scambio di ossigeno con il sangue. I rischi sembrano essere ancora maggiori nei soggetti che hanno già infiammazioni croniche causate delle sigarette elettroniche. Ad essere a rischio non sono solo i fumatori attivi ma anche chi respira fumo passivo. Il tema è stato oggetto della nostra intervista al dott. Gennaro Liccardi, già responsabile dell’ambulatorio di allergologia dell’ospedale Cardarelli di Napoli, nonché professore a contratto di “Allergologia” della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Tor Vergata di Roma e consulente IRCCS SDN SYNLAB.

“La pandemia da Covid-19 tuttora in corso in tutto il mondo - dichiara il dott. Liccardi - ha evidenziato che il decorso clinico può esprimersi (con le dovute eccezioni) senza o con pochi sintomi negli individui giovani e nei soggetti sani, mentre può presentare aspetti catastrofici negli anziani e nei soggetti affetti da patologie croniche. Il fumo di sigaretta assume una posizione importante nell’ambito dei fattori in grado incidere sull’andamento della pandemia sia perchè rende i pazienti più vulnerabili, mediante le patologie che induce, sia perché favorisce la diffusione del virus con l’atto stesso di fumare (figura 1). Il fumo di sigaretta – continua l’allergologo - costituisce il principale (anche se non unico) fattore di rischio per la comparsa di patologie infiammatorie croniche delle vie aeree, in particolare la bronchite cronica e la broncopatia cronica ostruttiva. Inoltre, i danni prodotti dal fumo non si limitano all’apparato respiratorio ma coinvolgono anche altri distretti organici, in particolare il circolo ematico. Numerosi studi hanno confermato che il Covid-19, pur essendo un virus a trasmissione respiratoria, nei casi clinicamente più avanzati, non si limita a danneggiare i polmoni ma estende la sua azione anche su altri apparati compreso quello cardio-vascolare. Da questo si comprende bene come il fumo possa essere considerato il principale fattore responsabile di quelle patologie croniche che hanno reso migliaia di pazienti bisognosi di ricoveri ospedalieri in ambienti ordinari o di cure intensive, e dai cui tanti non hanno fatto ritorno. E’ stato anche dimostrato che il fumo di sigaretta incrementa il rischio di contrarre il Covid-19 in quanto facilita (tramite l’infiammazione) l’espressione del recettore del virus (ACE 2): più recettori ci sono, più facile è “l’aggancio” del virus all’epitelio respiratorio. Un altro studio che dimostra quanto sia pericoloso fumare in epoca Covid-19 è stato condotto su adolescenti/giovani adulti tra i 13 e i 24 anni (fascia di età considerata meno a rischio in quanto generalmente sana). Ebbene, anche in questo segmento di popolazione, il fumo (da sigaretta o elettronico) saltuario o continuativo ha reso i soggetti fumatori più suscettibili al Coronavirus rispetto al gruppo non fumatore. L’atto stesso di fumare può essere considerato molto pericoloso per la diffusione del virus nel caso in cui il fumatore ne sia portatore in forma sintomatica o asintomatica. (figura 1). L’emissione del fumo, dopo l’aspirazione e la frequente presenza di starnuti o tosse nei soggetti fumatori, contribuisce a creare una sorta di “aerosol” contenente il virus in grado di raggiungere, per via aerea, chi si trova a distanza ravvicinata, nonché di contaminare le diverse superfici circostanti su cui si deposita. Anche il trattenere la sigaretta (classica o elettronica) tra le dita comporta la contaminazione delle stesse con la saliva (infetta) e la conseguente possibilità di “depositare” il virus su persone o oggetti. E’ noto da anni – conclude Liccardi - che il fumo è dannoso per la salute poichè in grado di determinare numerose patologie croniche che rendono il soggetto più fragile nei confronti di eventi infettivi (come la stessa influenza stagionale!) o di altra tipologia. L’arrivo recente del Coronavirus mostra come le conoscenze sulle varie problematiche legate all’infezione ed al suo trattamento siano ancora incomplete. E allora, in attesa delle risposte da parte della scienza, non sarebbe meglio “smettere di fumare”?”.

Figura 1

Diapositiva 1-2

Figura 2

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