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Dott. Vincenzo Tipo

Dott. Vincenzo Tipo

Covid-19 e bambini, quali sono i sintomi e come distinguerli dall’influenza: risponde il pediatra

“L’infezione da SARS-CoV-2 si manifesta con sintomi aspecifici, almeno nelle fasi iniziali, e sovrapponibili a quelli dell’influenza stagionale. Distinguerli è difficile. Per una diagnosi precisa è necessario il tampone naso-faringeo”. L’intervista al dott. Vincenzo Tipo, Direttore del Pronto Soccorso del Santobono e responsabile area Covid

Con l’avvicinarsi del picco influenzale, previsto per metà gennaio, e la riapertura delle scuole, programmata per il 7 gennaio, sono sempre di più i genitori che immaginano con terrore il momento del ritorno in classe dei loro figli. Questo perché la scuola è un luogo che favorisce il contagio e la diffusione di qualsiasi tipo di virus. A spaventare è la difficoltà nel riconoscere in tempo i sintomi del Covid-19 e distinguerli da quelli dell’influenza stagionale. L’infezione da SARS-CoV-2, generalmente, si manifesta nei bambini con sintomi aspecifici, almeno nelle fasi iniziali, e sovrapponibili a quelli della influenza stagionale. Una semplice visita medica non basta per dire se raffreddore, tosse, mal di gola o febbre siano una manifestazione del Covid-19 o causati da qualche altro virus. L'unico strumento utile che consente di distinguerli è il tampone naso-faringeo. Abbiamo affrontato il tema con il dott. Vincenzo Tipo, Direttore del Direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale pediatrico Santobono e responsabile area Covid-19.

- Dottore, qual è il sintomo d’esordio più frequente dell’infezione da Sars-CoV-2 nei bambini?

“Sicuramente la febbre. I bambini, a differenza degli adulti, non hanno quasi mai una infezione respiratoria grave: la cosiddetta polmonite interstiziale”.

- Quali sono gli altri sintomi?

“Alla febbre, primo campanello di allarme, si associa diarrea, tosse, mal di gola, dolori muscolari, lesioni cutanee, cefalea, congiuntivite, stanchezza, inappetenza”.

- E’ vero che l’infezione da Sars-CoV-2 nell’infanzia avviene prevalentemente in modo asintomatico o paucisintomatico?

“A dire il vero non è proprio così. Il tasso di asintomatici e paucisintomatici è sovrapponibile a quello degli adulti. I sintomi sono completamente diversi: quasi mai si vede il quadro acuto respiratorio ma, a differenza dell’adulto, si può avere una risposta infiammatoria esagerata che determina una emergenza clinica. Il dato che oramai sta emergendo, anche tra i bambini che abbiamo seguito al Santobono, è che la fase viremica (ovvero la prima fase della malattia) decorre in modo asintomatico o paucisintomatico, mentre nella fase tardiva si può presentare la cosiddetta Sindrome Infiammatoria Multisistemica, causata dalla nota “tempesta delle citochine”. Una patologia grave che non risparmia organi vitali (come cuore e fegato) e che richiede un trattamento con farmaci importanti ed un monitoraggio attento e costante. Nella nostra esperienza circa 7 bambini (su circa 110 ricoverati) hanno sviluppato questa complicanza: quasi il 7%. La percentuale è significativa”. 

- Quando parliamo di “infanzia” facciamo riferimento ai bambini appartenenti a quale fascia d’età?

“L’età pediatrica è molto variegata, e va da 0 a 16 anni. Ovviamente il 16enne non è uguale al neonato, e viceversa. Noi abbiamo visto un’alta percentuale di bambini affetti da Covid-19 di età compresa tra 0 e 12 mesi, pochi di età > a 10 anni, e pochissimi di età prescolare. Ovviamente i lattantini (0-3 mesi), per il sintomo di esordio che è la febbre, hanno richiesto un’ osservazione prudenziale in ambiente ospedaliero, e solo nel 50% dei casi una terapia specifica. Abbiamo notato, soprattutto nei bambini 0-3 mesi, che nella maggior parte dei casi le mamme erano negative al Covid. Questo ci ha fatto ipotizzare un meccanismo di trasmissione intra-familiare ma non verticale (mamma-figlio) da cui un alert a non “baciare” i neonati e a non frequentare le case dove c’è un neonato”.

- Qual è la ragione per cui i bambini si ammalano di meno, e come mai le manifestazioni cliniche del Covid-19 sono più lievi e con meno complicazioni nei più piccoli?

“I motivi per cui i contagi tra i bambini sono percentualmente più bassi rispetto alla popolazione adulta sono molteplici: una relativa più scarsa socializzazione (soprattutto scuole chiuse), la capacità di un sistema immunitario “allenato” a rispondere agli insulti virali in modo generico ed aspecifico (più infezioni anche da altri Coronavirus, vaccinazioni, ecc), un organismo tutto sommato sano ed integro capace di dare risposte, a volte strabilianti, alle più insidiose patologie. Relativamente alla scarsa capacità di generare complicanze, buona parte delle teorie convergono sulla diversità dei siti di attacco alle cellule (i cosiddetti “recettori ACE2”) che sarebbero meno espressi in età pediatrica e soprattutto meno presenti sulle cellule dell’epitelio polmonare, punto di entrata preferito del SARS-CoV-2”.

- Quanti sono i bambini positivi al Covid-19 al momento ricoverati al Santobono?

“Nella prima fase della pandemia (da febbraio a giugno) abbiamo avuto soltanto 7 positivi. Dal mese di ottobre ad oggi abbiamo ricoverato circa 114 bambini, e contumaciati a casa almeno altrettanti”.

- Quando si opta per la cura domiciliare di un bambino positivo al Covid?

“Sicuramente quando i sintomi non preoccupano e quando non si tratta di neonati o bambini molto piccoli. Questi, essendo degli organismi fragili, necessitano di qualche giorno di osservazione. A casa basta somministrare i comuni antipiretici ed utilizzare tutte le precauzioni oramai note”.

 - Tra fine dicembre e metà gennaio avremo il picco dell’influenza stagionale. Quale consiglio può dare ai genitori per riconoscere in tempo i sintomi del Covid-19 nei bambini e distinguerli da quelli dell’influenza?

“Questo sarà il vero problema. Purtroppo coinciderà anche con la riapertura totale delle scuole dove, come in tutte le comunità, viene favorita la diffusione dei virus come quelli influenzali. E’ molto difficile distinguere i sintomi dell’influenza da quelli del Covid-19. Questi ultimi sono aspecifici, almeno nelle fasi iniziali, e praticamente sovrapponibili: febbre, raffreddore, tosse, mal di gola, stanchezza, dolori muscolari, ecc. sono presenti in entrambe le forme virali. Ovviamente la presenza di questi sintomi in un bambino della classe o in famiglia deve essere un campanello di allarme e portare alla esecuzione del tampone naso-faringeo, unica indagine utile per una diagnosi precisa”.

- Quanto è importante fare ai bambini il vaccino anti-influenzale?

“E’ sicuramente importante ma non come nell’adulto. Il bambino viene coinvolto da tanti episodi febbrili, tutti determinati da ceppi virali diversi. Il sistema immunitario di un bambino è ancora “acerbo” e non ha ancora conosciuto una sufficiente numerosità di agenti infettivi contro i quali ha prodotto gli anticorpi. Pertanto il vaccino immunizza da quel determinato ceppo virale ma non protegge da tutti gli altri. Un bambino, di solito, si ammala dalle 8-9 volte l’anno senza che questo dato sia considerato patologico”.

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