rotate-mobile
Lunedì, 30 Gennaio 2023
Salute

Atrofia vaginale in menopausa, cos'è e come curarla: risponde l'esperto

"Per ridurre i sintomi è fondamentale non sottovalutarli e iniziare la prevenzione sin dal periodo della pre-menopausa". L'intervista al Prof. Marco Torella, responsabile del Centro Interdisciplinare del pavimento pelvico del Policlinico Vanvitelli di Napoli

L’atrofia vulvo-vaginale è una condizione cronica, ancora oggi molto sottovaluta, che colpisce 1 donna su 2 dopo la menopausa. "Questa condizione - spiega a NapoliToday il Prof. Marco Torella, responsabile del Centro Interdisciplinare del pavimento pelvico del Policlinico Vanvitelli di Napoli e vicepresidente dell’Associazione Italiana di Urologia ginecologica - si caratterizza per l’assottigliamento della mucosa vaginale, con conseguente riduzione della vascolarizzazione, dell’elasticità e del grado di idratazione. Inoltre, si contraddistingue per un aumento del pH vaginale associato ad una riduzione dei lactobacilli, batteri buoni che proteggono la flora delle mucose vaginali. E provoca sintomi come secchezza vaginale, prurito e dolore durante i rapporti sessuali esponendo il tratto uro-genitale a infezioni ricorrenti quali vaginiti e cistiti. Pertanto, ha un forte impatto negativo sulla vita di chi ne soffre".

Dal 2014 la Comunità scientifica internazionale ha deciso di non parlare più di un solo sintomo, atrofia vulvo-vaginale, ma di un complesso di condizioni cliniche che si verificano nella donna in menopausa in seguito del cambiamento ormonale, racchiuso nel termine "Sindrome Genito-urinaria della Menopausa" (GSM).

Prof. Torella, come si riconosce la GSM?

"Le donne che soffrono di GSM, legata al declino estrogenico, presentano una serie di sintomi tipici della menopausa: secchezza vaginale, prurito, dolore e sanguinamento nei rapporti sessuali che coinvolgono tutta l’area vulvo-vaginale. Questa conndizione interessa anche il tratto urinario inferiore: l’aumento della necessità e l’improvviso e irrefrenabile stimolo a urinare sono fra i sintomi più comuni, oltre a possibili infezioni che possono colpire tutta l’area".

E’ un disturbo che può colpire anche le donne in età fertile?

“L’atrofia vulvo-vaginale è una patologia strettamente legata alla carenza di estrogeni, condizione che caratterizza la menopausa. Questa si può, però, manifestare anche precocemente, come conseguenza di particolari situazioni patologiche: raramente risulta legata a fattori genetici, ambientali o a stili di vita. Più frequentemente è dovuta a cause iatrogene, ovvero indotta da cure mediche, chemioterapia, radioterapia o conseguenza di un intervento di asportazione delle ovaie (intervento chirurgico demolitivo di ovariectomia bilaterale)”.

Come viene trattata l’atrofia vulvo-vaginale?

“La terapia estrogenica locale rappresenta la prima opzione di trattamento. Se non controindicata è utile, efficace e sicura poiché l’assorbimento sistemico è limitato, non aumenta il rischio trombotico e ha un basso costo. Tuttavia, per la diffidenza che le donne comunemente nutrono nei confronti della terapia ormonale, questa soluzione è difficilmente accettata e poco rispettata dalle pazienti e, a malincuore, va detto soprattutto nel Sud Italia, di conseguenza risulta scarsamente efficace. Ulteriori opzioni farmacologiche, non ormonali, sono: l'Ospemifene (un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni), idratanti e lubrificanti, il DHEA (ormone precursore di androgeni ed estrogeni). In alternativa alla terapia farmacologica vi sono trattamenti fisici come laser e radiofrequenze, che hanno dimostrato effetti benefici sui sintomi vulvo-vaginali e anche sulla ripresa dell'attività sessuale in particolar modo la Laserterapia che oggi ha una robusta letteratura a suo supporto”.

Quando si deve iniziare la terapia ormonale?

“Tutte le donne in menopausa dovrebbero iniziare immediatamente la terapia estrogenica locale che oggi va evitata solo nelle pazienti oncologiche. Prima si inizia, meglio è! Questa terapia può essere effettuata fino ai 65 anni di età. Siamo in attesa dei dati americani per il suo utilizzo anche nelle donne over 65”.

Si può prevenire l'atrofia vulvo-vaginale?

“Tutte le donne devono comprendere che la menopausa è inevitabile, come l’atrofia vulvo-vaginale ad essa collegata. Oggi noi sappiamo con assoluta certezza che le donne vivranno 1/3 o più della loro vita in menopausa, quindi, è fondamentale la prevenzione. Le donne vanno correttamente informate, affinché possano riconoscere i primi sintomi di questa patologia e siano, quindi, in grado di descriverli ai loro medici curanti. Contestualmente bisogna incoraggiare i colleghi di Medicina generale a riconoscere tali sintomi, associarli alle patologie legate alla menopausa e quindi indirizzare le pazienti nei Centri di riferimento affinché possano ricevere un trattamento adeguato. La comunicazione rappresenta uno strumento cruciale per poter demolire certi pregiudizi. E’ assurdo sentire ancora oggi che i sintomi legati alla menopausa sono un evento naturale che bisogna 'sopportare' senza mettere in campo tutte le azioni necessarie per consentire alla donna di vivere questo periodo della vita in maniera serena".

A che età iniziare la prevenzione?

"La prevenzione va iniziata già nel periodo della pre-menopausa, intorno ai 45 anni, rivolgendosi al proprio ginecologo di fiducia e avvalendosi delle opzioni terapeutiche che oggi abbiamo a disposizione. Solo così si possono ridurre i fastidiosi sintomi genito-urinari legati all’atrofia vulvo-vaginale”.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Atrofia vaginale in menopausa, cos'è e come curarla: risponde l'esperto

NapoliToday è in caricamento