Allergia ai cani, una proteina presente solo nei maschi potrebbe essere la causa

La scoperta è frutto di uno studio italiano pubblicato sul “The Journal of Allergy & Clinical Immunology in Practice”, e condotto dall'allergologo napoletano Gennaro Liccardi. L'intervista di NapoliToday

Dott. Gennaro Liccardi

Raffreddore, bruciore agli occhi, starnuti. Sono alcuni dei sintomi tipici nei soggetti che soffrono di allergia al cane. Un tema molto sentito soprattutto nel nostro Paese, poiché il 33% degli italiani (dati Eurispes) ha almeno un animale domestico con una preferenza per i cani (62%). Per chi soffre di questa allergia (circa il 15-20% degli italiani), ed è costretto a limitare il contatto con i nostri amici a quattro zampe, c’è, però, un’importante novità. A causare l’allergia al cane, in alcuni casi, potrebbe essere una proteina presente solo nei maschi: l’allergene prostatico. Ad annunciarlo uno studio italiano condotto dall’allergologo napoletano Gennaro Liccardi, pubblicato di recente sul “The Journal of Allergy & Clinical Immunology in Practice”, seconda rivista al mondo di allergologia clinica. "Il vantaggio di essere allergici solo all’antigene prostatico - spiega il dott. Liccardi - è quello di poter tollerare l’esemplare femmina e di essere meno sensibili agli allergeni che il cane condivide con altri mammiferi”. NapoliToday ha intervistato il dott. Gennaro Liccardi, già responsabile dell’ambulatorio di allergologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, nonché professore a contratto di “Allergologia” della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Tor Vergata di Roma e consulente IRCCS SDN SYNLAB, che da anni studia l'allergia agli animali domestici, per chiedergli qualcosa in più sui risultati della sua ricerca.

- Dott. Liccardi, quali sono le caratteristiche di un soggetto allergico?

“Il soggetto allergico è un individuo il cui sistema immunitario reagisce in maniera “eccessiva” quando viene a contatto con sostanze (dette “allergeni”) che non inducono alcun effetto nei soggetti normali”.

- Come si fa a capire se si è allergici al pelo del cane? Quali sono i sintomi?

Alcuni pazienti, quando effettuano i test diagnostici, risultano allergici agli epiteli di cane anche senza manifestare particolari sintomi a contatto con l’animale. Chi, invece, risulta “sintomatico”, quando entra a contatto presenta tipicamente starnuti, naso che cola ed arrossamento/prurito/lacrimazione agli occhi; in alcuni casi può insorgere anche tosse e affanno, sintomi tipici dell’asma bronchiale”.

- Come si fa la diagnosi?

“Il sospetto diagnostico si pone già durante la fase anamnestica quando si chiede al paziente le caratteristiche dei sintomi, la stagionalità, le situazioni scatenanti ecc. Successivamente si praticano i test allergologici cutanei (Skin-Prick-Tests) e, se necessario, indagini di laboratorio atte ad evidenziare gli anticorpi IgE anti-allergene. In quest’ultimo caso, può essere necessario impiegare una metodica più moderna che prevede l’uso di allergeni cosiddetti “ricombinanti” (Diagnosi Molecolare)”.

- L’esposizione agli allergeni animali nelle prime fasi della vita può indurre un effetto protettivo sulla sensibilizzazione allergica nelle età successive?

“E’ un argomento di grande attualità ma controverso. In estrema sintesi, il nascere in ambiente agricolo con esposizione ad animali di varia tipologia (associato anche ad uno stile di vita più sano) è certamente un fattore protettivo verso lo sviluppo di allergia nelle età successive. L’esposizione precoce ad animali da compagnia in ambienti urbani offre invece un effetto protettivo non altrettanto evidente, probabilmente per la presenza di importanti fattori “pro-allergici” in particolare l’inquinamento atmosferico ed il vivere prevalente in ambienti confinati”.

- Si sente parlare spesso di animali “ipoallergenici". Esistono razze di cane ipoallergeniche?

“Nel web ci sono decine di siti che vendono cani (o gatti) definiti “ipoallergenici”, cioè razze in grado di produrre meno allergeni delle altre, e quindi meglio tollerati dai pazienti allergici. E’ stato documentato che tale differenza non esiste, pertanto acquistare un animale “ipoallergenico” in presenza di una condizione allergica specifica potrebbe costituire un rischio per la salute”.

- In presenza di una documentata sensibilizzazione allergica e di chiari sintomi clinici a contatto con il pelo di cane, la misura più efficace è l’allontanamento dell’animale o c’è una soluzione alternativa?

In tali condizioni cliniche l’allontanamento del cane costituisce una misura dolorosa ma necessaria, seguita da misure di pulizia degli ambienti. L’esperienza, però, insegna che pochi pazienti sono disposti a separarsi dal proprio animale, in tal caso le pulizie ambientali (uso di aspirapolveri e dispositivi di filtrazione dell’aria, lavaggi con acqua e detergenti, ecc) dovranno essere più stringenti. Parimenti la scelta di non allontanarsi dal cane comporta la necessità di seguire scrupolosamente la terapia medica al fine di controllare i sintomi respiratori. In alcuni casi specifici ci sono soluzioni alternative”.

- Con i suoi ultimi studi sull’allergene prostatico del cane, cosa ha scoperto?

“Al momento si sa che il cane produce 7 proteine allergeniche per lo più di origine epiteliale. Una di queste, scoperta circa 10 anni fa e denominata Can f 5, è l’equivalente dell’antigene prostatico umano. I pochi studi disponibili, tra cui uno che abbiamo condotto nel Nord Est dell’Italia, dimostrano che un numero molto alto di pazienti risulta sensibilizzato al Can f 5 e, per molti di questi, l’allergia è legata esclusivamente al Can f 5. Nel nostro studio le percentuali erano rispettivamente 69.02% e 57.92%. Poiché il Can f 5 può essere prodotto esclusivamente dal cane maschio ci siamo chiesti se l’essere allergico solo a questo allergene, e non anche agli altri, potesse essere dovuto al possesso o contatto prevalente con cani di sesso maschile. Ho avuto modo, quindi, di coordinare una ricerca con 14 Centri di allergologia iItaliani dove abbiamo reclutato 627 pazienti allergici solo al Can f 5 ed a cui abbiamo chiesto dettagli sulle modalità di contatto con cani e, soprattutto, sul sesso dell’animale. I risultati ci hanno indicato una forte associazione tra un alto livello di allergia al Can f 5 ed il contatto con un cane maschio (circa 86%), nei pazienti possessori di esemplari femmine e nei non possessori (ma a contatto con animali di entrambi i sessi) il grado di allergia è risultato modesto (intorno al 10%). Questi dati sono stati pubblicati recentemente sulla autorevole rivista americana “The Journal of Allergy & Clinical Immunology In Practice” organo dell’American Academy of Allergy, Asthma & Immunology”.

- Cosa implica questa scoperta?

“I nostri studi hanno dimostrato che la positività all’allergene prostatico è molto frequente nei pazienti allergici al cane (69.02%) ed è fortemente associata al contatto con cani maschi (circa 86%). E’ verosimile pertanto che, in questi soggetti, il possesso di un cane femmina possa essere ben tollerato (e ciò può essere molto importante per chi desidera possedere un cane) e che, parimenti, il vaccino anti-allergico standard potrebbe non essere efficace perché non contiene esclusivamente il Can f 5. Vi sono inoltre molte altre implicazioni difficili da spiegare ai non addetti ai lavori (es. reattività ad altri allergeni animali, il trasporto passivo degli allergeni del cane, le possibili reazioni allergiche al liquido seminale umano, ecc)”.

- Uno stesso soggetto potrebbe essere allergico ad entrambi gli allergeni (di derivazione prostatica ed epiteliale)?

“La maggior parte dei soggetti allergici al cane riconosce sia gli allergeni epiteliali che l’allergene prostatico. I nostri studi hanno dimostrato l’importanza di quest’ultimo e la sua associazione col cane maschio. Da ciò si deduce la necessità di valutare, nel singolo paziente, a quali allergeni dell’animale risulta sensibilizzato poiché la gestione diagnostica e terapeutica risulta differente a seconda degli allergeni che riscontriamo”.

- A quale tipo di esame bisogna sottoporsi per capire se si è allergici all’allergene prostatico del cane?

“Il paziente che sospetta di essere allergico al cane dovrà essere sottoposto a visita allergologica (durante la quale verranno chiesti particolari sulle modalità di contatto e sul sesso dell’animale) e ai test allergologici cutanei per tutti i comuni allergeni. Se si conferma la positività al cane, ed in presenza di sintomi a contatto con l’animale, si consiglierà di effettuare un prelievo ematico per l’effettuazione della cosiddetta “Diagnosi Molecolare”. Questa metodica consente di valutare, in contemporanea, la presenza degli anticorpi tipici dell’allergia nei confronti di oltre 100 allergeni tra cui quello prostatico del cane (Can f 5). Nell’eventualità che il paziente fosse prevalentemente o esclusivamente sensibilizzato al Can f 5, la gestione del sintomo allergico sarebbe diversa rispetto alla condizione di allergia nei confronti degli altri comuni allergeni del cane. Abbiamo anche in progetto la realizzazione di un estratto diagnostico cutaneo, differenziato per sesso, da affiancare a quello attuale che contiene materiali provenienti sia da cani maschi che femmine”.

- Quali sono le conclusioni dello studio?

“La diagnosi corretta di allergia al cane risulta molto più complessa di quella nei confronti del gatto in quanto, in quest’ultimo vi è un solo allergene determinante. I nostri studi hanno sottolineato l’importanza dell’allergene prostatico rispetto agli altri allergeni prodotti dal cane. In conseguenza di ciò è divenuto importante chiedere al paziente, in sede di visita, il sesso del cane con cui si è a contatto e, in sede diagnostica, evidenziare la presenza degli anticorpi umani nei confronti dei vari allergeni del cane. Il vantaggio potenziale di essere allergici solo all’antigene prostatico è quello di poter tollerare l’esemplare femmina e di essere meno sensibili agli allergeni che il cane condivide con altri mammiferi (es. conigli, cavalli, criceti, ecc). Al momento non è noto se la castrazione del cane maschio possa indurre benefici in questo gruppo di pazienti. Lo svantaggio di essere allergici prevalentemente al Can f 5 è certamente la scarsa efficacia dei vaccini anti-allergici in quanto essi contengono un mix di allergeni e non solo il Can f 5 come sarebbe auspicabile. Un altro svantaggio di tale condizione è il maggior rischio di sviluppare allergia al liquido seminale umano (l’antigene umano è l’equivalente di quello del cane), con manifestazioni reattive locali e, talora, generali durante i rapporti sessuali non protetti. Non sono eventi molto frequenti, ma risultano ben descritti in letteratura”.

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