Crollo Pompei, Bondi si difende alla Camera: non merito le dimissioni

Il ministro: "Sarebbe un segno di incattivimento della lotta politica in Italia. È comodo addossare responsabilità a me o al governo per i pochi investimenti". Il problema vero è assicurare "una gestione capace di investire al meglio le risorse"

Alla ricerca delle responsbilità per quanto è accaduto sabato scorso. Il crollo dell'intera  Schola Armaturarum Iuventutis Pompeianae, un edificio risalente agli ultimi anni di vita della città romana prima che l'eruzione la seppellisse, farà ovviamente parlare ancora per lungo tempo.

Scene di desolazione e rabbia, le varie reazioni da parte del mondo politico. E poco fa, le nuove dichiarazioni del ministro dei beni culturali Sandro Bondi, nel suo intervento alla Camera proprio su Pompei.

"Se avessi responsabilità per ciò che è accaduto sarebbe giusto chiedere le mie dimissioni, anzi le avrei date io. Se invece facciamo prevalere serietà, obiettività e misura, allora sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei come le situazioni in cui versa il patrimonio artistico si trascinano da decenni senza che nessuno sia riuscito a risolverli definitivamente e a impostare una strategia efficace. È comodo addossare responsabilità a me o al governo per i pochi investimenti. Dobbiamo avere tutti il senso della misura ed evitare strumentalizzazioni di carattere politico”, ha proseguito Bondi. "Chiedere le mie dimissioni non sarebbe politicamente e moralmente giusto, non lo merito, sarebbe un segno di incattivimento della lotta politica in Italia. Se devo esplodere come una mina, come dice d'Urso, non è problema che riguarda il patrimonio".

Niente faceva presagire l'allarme, ha confermato il ministro, parlando anche di un sopralluogo avvenuto proprio pochi giorni prima e che non aveva segnalato pericoli visibili. “È collassata la copertura di cemento provocando il crollo. Verosimilmente il crollo ha interessato le murature verticali ricostruite e la copertura. Si sarebbe conservata la parte bassa, quella con le decorazioni che potranno essere restaurate. Si esclude che il danno della copertura sia dovuto a infiltrazioni nel solaio. Dai primi accertamenti il disastro sarebbe dovuto alla pressione delle murature perimetrali dal terrapieno a ridosso della costruzione imbevuto dalle piogge di questi giorni".

Bondi ha poi specificato che la mancanza di fondi non è la causa di ciò che è accaduto. “Pompei, a differenza di altre aree archeologiche, è una soprintendenza speciale e gli incassi non vanno all'erario, ma entrano tutti nelle casse della soprintendenza. Nel 2002 le giacenze di cassa a fine anno erano di 52 milioni, nel 2003 58 milioni, nel 2004 66 milioni e così via fino ai 25 milioni di euro del 2009". Il problema vero, dunque, è assicurare "una gestione capace di investire al meglio le risorse".

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I soprintendenti hanno fatto un lavoro straordinario: "Dobbiamo lasciare ai soprintendenti la tutela, che deve sempre rimanere allo Stato, mentre la gestione va assegnata a nuove figure gestionali. Per questo, il ministero sta predisponendo le linee guida per una fondazione per Pompei: sovrintendenti e manager dei beni culturali devono lavorare insieme".

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