Regionali 2020: chiesto un piano per il Sud e la Regione Campania

I Democratici e progressisti chiedono che il Recovery fund sia l'occasione per la ripartenza del Mezzogiorno

Foto Ansa

Il divario tra regioni ricche del Nord e regioni povere del Sud è sotto gli occhi di tutti. Autorevoli inchieste e studi hanno dimostrato come nel corso degli anni, anche a dispetto di norme precise, si sia sempre trovato il modo per sottrarre fondi al Sud per dirottarli al Centro-Nord. L’emergenza Covid rischia di condurci verso l’ennesima beffa: vedere tutti gli sforzi concentrati sulla ripartenza della “locomotiva Nord”, con il Mezzogiorno abbandonato ancora una volta al suo destino. La legge 42/2009 sul federalismo fiscale, voluta dalla Lega, prevede una perequazione per i Comuni in difficoltà, la stragrande maggioranza dei quali al Sud, ma l’ANCI ha deciso di applicare questa perequazione al 50%. Un ossimoro. Come se ciò non bastasse, la clausola che prevede che la spesa statale sia indirizzata al Sud per almeno il 34%, pari alla percentuale di popolazione italiana che vive nelle nostre terre, è sistematicamente disattesa. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP), poi, vera e propria clausola di salvaguardia, non sono stati ancora fissati anche se previsti da almeno 10 anni.

Adesso alcune Regioni del Nord chiedono l’autonomia differenziata, avanzando richieste di potestà su varie materie, e con essa più soldi: una vera e propria secessione dei ricchi. In settori come Sanità ed Istruzione, strategici per la realizzazione di diritti fondamentali della cittadinanza, la Campania è tra le Regioni più danneggiate dai criteri di ripartizione dei fondi. Per la Sanità la conferenza Stato-Regioni ha stabilito che alle Regioni con più anziani vadano maggiori finanziamenti. La Campania è la regione “più giovane” d’Italia: una minore presenza di anziani significa tra l’altro un’aspettativa di vita più bassa, con il paradosso che più bassa è l’aspettativa di vita e meno finanziamenti si ottengono.

Con meno soldi è più difficile fare prevenzione e curare gli anziani, in un circolo vizioso che depaupera sempre più la già insufficiente sanità del Mezzogiorno. Oltre al fattore anagrafico, si dovrebbe utilizzare, come già previsto e recentemente ricordato dal Ministro Speranza, l’indice di deprivazione: fasce sociali più deboli, minore istruzione, redditi più bassi, stili di vita meno salubri, tutti fattori che incidono su patologie croniche. Perché questo criterio non è mai stato utilizzato? Riguardo all’Istruzione basti ricordare come asili nido e tempo pieno siano praticamente inesistenti nel Mezzogiorno e i fondi per aprire più strutture praticamente decimati. Non smetteremo mai di denunciare che a fronte dei 9.000.000 di euro a Reggio Emilia si oppongono i soli 90.000 euro destinati a Reggio Calabria. Come Democratici e Progressisti con De Luca Presidente riteniamo che il Recovery Fund sia l’occasione per avviare un percorso di riequilibrio dei fondi e per rilanciare lo sviluppo del nostro Mezzogiorno.

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I “famosi” 209 miliardi sono stati assegnati all’Italia anche e soprattutto per il Sud; senza, i parametri europei avrebbero garantito al nostro Paese solo 74 miliardi, poco più di un terzo. Si respingano le pressioni di alcuni rappresentanti istituzionali del Nord e si ripartiscano i fondi in base a numero di abitanti, reddito pro capite e tasso di disoccupazione. Buona parte del fondo deve essere dedicato a colmare i divari territoriali, iniziando col migliorare redditi ed occupazione al Sud. Democratici e Progressisti con De Luca Presidente sarà in prima linea in questa battaglia. Crediamo che il Presidente De Luca e tutta la futura maggioranza debbano impegnarsi fin d’ora perché si metta mano ad una riorganizzazione dell’assegnazione dei fondi per la Sanità, perché si rivedano le decisioni ANCI, così da aiutare tutti i Comuni della Regione a presentare i loro progetti per migliorare le loro erogazioni di servizi ed assistenza, e perché il Recovery Fund sia lo strumento per colmare parte del gap tra Sud e Nord. La questione meridionale torni ad essere questione nazionale. Non esiste Italia senza Mezzogiorno.

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