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L'accusa

Il padre di Ilaria Salis a Napoli: “L'ambasciata italiana è rimasta a guardare”

L'accusa lanciata nel corso di un incontro de “La Repubblica delle idee”

"Sono convinto che non siamo noi a dover lavorare per le istituzioni, sono le istituzioni che devono lavorare per noi, perché siamo cittadini e non siamo sudditi. Nel momento in cui c'è una cittadina italiana chiusa in cella, che non può parlare con i genitori, che parla solo con gli avvocati ungheresi che sono usi ai trattamenti dati in quelle carceri e a quelle conduzioni nei tribunali, se la famiglia non può intervenire ci vuole un'azione importante delle istituzioni italiane.

In quel caso doveva essere l'Ambasciata a non stare lì passivamente a guardare, ma doveva segnalare, far salire la rilevanza del problema, coinvolgere il resto del Ministero degli Esteri e fare in modo che i diritti di un cittadino italiano fossero tutelati il più possibile nello stesso modo in cui sono tutelati nel nostro Paese". Lo ha detto Roberto Salis, padre di Ilaria Salis, intervenuto a "La Repubblica delle idee" in corso a Napoli. 

"Ilaria sta abbastanza bene, è una donna molto forte. Ha avuto periodi molto duri, soprattutto i primi 35 giorni di detenzione sono stati difficili. Non ne avevamo contezza e non siamo potuti intervenire per aiutarla, e questo per me è un grave cruccio. Adesso sta meglio, le condizioni carcerarie sono un po' migliorate, ma è un processo molto lento. Ha ricevuto finalmente un phon nell'ultimo pacco consegnato dall'Ambasciata, dopo 14 mesi può finalmente asciugarsi i capelli". 

Nel suo intervento Roberto Salis ha evidenziato anche la "non congruità della pena. Ilaria è accusata di un delitto che in Italia non prevede neppure l'intervento d'ufficio della magistratura, per lesioni fino a 5 giorni senza la querela della controparte la magistratura non interviene. Lì invece si vogliono comminare 24 anni. È una riflessione che andrebbe fatta se nell'Unione Europea è possibile che ci siano due Stati che per lo stesso reato da un lato non si procede, dall'altro si danno 24 anni. Noi abbiamo fatto quello che potevamo per sottolineare queste incongruenze, ma il lavoro è lungo e ci vuole tanto supporto dalla gente per dargli la massima rilevanza. È facile che queste cose vadano nel dimenticatoio se non vengono evidenziate, alla fine c'è un cittadino italiano che subisce una vessazione e nessuno ne sa nulla, e l'importante è non creare turbative alle istituzioni così possono andare avanti a fare quello che non fanno". 

"Io faccio il papà di Ilaria, non faccio il politico. Com'è cambiata la mia vita? Mi sono trasformato in un attivista dei diritti civili 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Questo si deve fare per i figli, non è possibile fare altrimenti".

"Chiaramente è molto difficile - ha aggiunto Roberto Salis - perché ci sono anche le situazioni familiari. Ilaria ha anche una mamma, che soffre e forse soffre anche più di me. Per cui è una situazione un po' difficile. Io adesso dovrei essere a casa mia in Sardegna a organizzare l'orto per la produzione estiva, penso che quest'anno ne dovrò fare a meno".

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