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Narducci-De Magistris, il divorzio in tre pagine

Ieri le dimissioni dell'ormai ex assessore alla Sicurezza: "Ho constatato incomprensioni e diversità di vedute e poi, con maggiore frequenza, divergenze sempre più marcate"

Giuseppe Narducci e De Magistris © Tm NewsInfophoto

Sta in tre pagine l'addio di Giuseppe Narducci, ormai ex assessore alla Sicurezza. Tanti i temi affrontati nella lunga lettera la transazione con Romeo, la gestione del bilancio e la effettiva possibilità di riscossione delle multe e delle assunzioni in Asìa.

"Occorre adeguarsi a una linea di condotta ispirata alla giusta duttilità e abbandonare quella connotata, invece, dalla intransigenza dei principi. Ho ritenuto, come è noto a tutti, di non accogliere questa sollecitazione". La sensazione, spiega Luigi Roano del Mattino, è che Narducci sia andato via perché voleva fare l’assessore facendo ancora il magistrato. E il suo, c'è da ricordare, è il terzo addio dopo quelli di Raphael Rossi e Roberto Vecchioni.

"Ho accettato l’incarico - scrive Narducci - persuaso di potere rendere un servizio ai napoletani nell’esclusivo interesse della collettività e senza perseguire nessun’altra finalità di parte o personale. Ho ritenuto di fornire il mio apporto a un processo di cambiamento profondo della città e dell’azione amministrativa e impedire quello che appariva l’irreversibile declino della città. Pensavo che Napoli dovesse diventare una moderna città europea e che questa sfida dovesse essere vinta, non solo, ma, anzitutto, sul terreno della legalità e del ripristino pieno delle regole".

Cosa non avrebbe funzionato? "Ho interpretato la mia delega di assessore alla sicurezza sforzandomi di affermare idee e attivare nuove parassi amministrative non solo sul terreno delle politiche antimafia. Ho constatato l’iniziale emergere di incomprensioni e diversità di vedute e poi, con maggiore frequenza, di divergenze sempre più marcate su diversi importanti aspetti dell’azione messa in campo dall’amministrazione nel corso degli ultimi mesi. Queste divergenze sono divenute sempre più profonde soprattutto in occasione di alcuni momenti: la discussione sulla utilizzazione di forme di lavoro temporaneo nel ciclo dei rifiuti e poi in particolare sulle assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato in Asìa".

Quindi il capitolo Romeo, che non cita mai nella lettera riguardo alla gestione del patrimonio: "Il delicato tema della corretta ed equilibrata definizione del rapporto con il privato che ormai da moltissimi anni gestisce il patrimonio immobiliare dell’ente. Definizione poi concretizzatasi attraverso l’adozione di delibere che non ho condiviso. Queste dinamiche a mio parere più di altre sembrano collocarsi su una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato, logiche che ritenevo nella nuova situazione potessero più riproporsi".


Infine: "Non ho omesso in tante occasioni di segnalarlo a causa delle posizioni da me assunte sono state nelle ultime settimane oggetto di dichiarazioni gratuitamente aggressive additato in sostanza come un reprobo che insieme al collega Realfonzo avrebbe minato la coesione e l’efficacia dell’azione della giunta".

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