Politica

Ruotolo: "Troppi morti per arresto cardiaco. Servono defibrillatori ovunque"

L’arresto cardiaco continua a colpire 65mila cittadini ogni anno, al ritmo di 200 al giorno

“Accelerare l'iter del disegno di legge 'defibrillatori ovunque' che sancisce la liberalizzazione e la diffusione d'installazione e utilizzo di queste apparecchiature salva vita oltre che su treni, aerei, bus, scuola e università anche nella pubblica amministrazione e nei luoghi di lavoro analogamente alla cassetta di primo soccorso”. È l'interrogazione presentata dal senatore Sandro Ruotolo (Gruppo Misto) e rivolta al Ministro della Salute Roberto Speranza affinché riparta in Parlamento l'iter legislativo in commissione Igiene e sanità di palazzo Madama interrotto bruscamente anche a causa dell’emergenza epidemiologica Covid-19.

“Come rileva l'Associazione italiana Cuore e rianimazione 'Lorenzo Greco Onlus', e associazioni e professionisti, l’arresto cardiaco continua a colpire 65mila cittadini ogni anno, al ritmo di 200 al giorno sono sempre più tragiche le storie di persone che hanno perso la vita per improvvisi arresti cardiaci – spiega Ruotolo – Un elenco drammatico anche di giovani vite stroncate come quella di Melissa La Rocca appena 16 anni deceduta mentre seguiva le lezioni a scuola oppure Anna Modenese, 14 anni colpita da un malore improvviso mentre era al liceo e la storia di Raffaele Barresi, 17 anni accasciatosi e deceduto davanti ai suoi compagni”. “Il 30 luglio 2019 la Camera con il voto favorevole bipartisan ha approvato il ddl 'defibrillatori ovunque' si tratta di riprendere il cammino e approvare in modo definitivo la legge – evidenzia Ruotolo – la dotazione del defibrillatore è fondamentale e se tempestivamente usato per un arresto cardiaco oltre a salvare la vita, riduce anche le eventuali conseguenze patologiche permanenti sulla vita”. “Tutti dobbiamo avere la possibilità di salvare una vita - conclude Ruotolo - è auspicabile oltre alla ripresa dell'iter parlamentare anche la riduzione sugli stessi defibrillatori dell'Iva dal 22 al 5% alla stregua delle apparecchiature elettromedicale”.

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