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Massimo Lo Cicero e Luciano Cimmino hanno presentato il programma di Scelta Civica con Monti per l’Italia

I candidati alla Camera dei Deputati (Campania 1) Luciano Cimmino (capolista) e Massimo Lo Cicero (economista) hanno presentato il programma di Scelta Civica con Monti per l’Italia per le prossime elezioni politiche Partire da Napoli per far ripartire il sistema economico del Mezzogiorno e dell’Italia: si può, ma occorre sostenere il tessuto industriale, riducendo il cuneo fiscale per far ripartire i consumi e dunque la produzione. Supportando le piccole e medie imprese del territorio e trasformandole in grandi industrie, non più ancorate al sistema burocratizzato della pubblica amministrazione.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

I candidati alla Camera dei Deputati (Campania 1) Luciano Cimmino (capolista) e Massimo Lo Cicero (economista) hanno presentato il programma di Scelta Civica con Monti per l'Italia per le prossime elezioni politiche

Partire da Napoli per far ripartire il sistema economico del Mezzogiorno e dell'Italia: si può, ma occorre sostenere il tessuto industriale, riducendo il cuneo fiscale per far ripartire i consumi e dunque la produzione. Supportando le piccole e medie imprese del territorio e trasformandole in grandi industrie, non più ancorate al sistema burocratizzato della pubblica amministrazione.

Massimo Lo Cicero (a sinistra) e Luciano Cimmino (a destra)
Massimo Lo Cicero (a sinistra) e Luciano Cimmino (a destra)

Un imprenditore, Luciano Cimmino, e un economista, Massimo Lo Cicero, discutono delle problematiche e delle opportunità che caratterizzano oggi la Campania, raccontando come, il programma della Scelta Civica con Monti per l'Italia, intende intervenire sulle scelte di governo, per rilanciare Napoli e il Sud.

Sono intervenuti: Mario Giro, candidato al Senato per la lista Scelta Civica con Monti per l'Italia; Lina Lucci, segretario generale CISL Campania; Antimo Caputo, imprenditore; Daniele Pitteri, docente IULM, Milano.

Massimo Lo Cicero ha parlato della riduzione del cuneo fiscale:

Lo Cicero parla alla platea
Lo Cicero parla alla platea

"Riducendo la spesa pubblica e quindi la pressione fiscale che, insieme alle spese previdenziali, alimenta il divario tra salario netto e salario lordo. Riducendo questo divario, aumentando il salario netto, si da una spinta ai consumi e quindi alla produttività."

In riferimento alle Banche ha dichiarato:"In Italia le tre grandi banche controllano il 50% del mercato di settore, a scapito della concorrenza. Occorre intervenire non solo sulle grandi banche ma anche sulle banche locali, per sostenere la concorrenza e riattivare il credito alle imprese. E creare un mercato regolamentato dei derivati. Aumentare la competizione tra le banche che sono troppo poche e finiscono per dominare la grande plateia di piccoli imprenditori e dei risparmiatori. Bisogna anche sviluppare le forme di credito cooperativo e mutualistico e le tecniche del microcredito."

Luciano Cimmino ha dichiarato: "La politica non può essere fatta di slogan e di promesse demagogiche, nulla si ottiene senza sacrificio e sforzi. Se non si riavvia l'economia è difficile risolvere gli altri problemi, dalla sanità alla cultura. Occorre prima individuare le disponibilità economiche."

Quresti i punti salienti dell'economista Massimo Lo Cicero per il rilancio del Mezzogiorno:

Cinque strade per riportare il Mezzogiorno al centro della politica e dell'economia italiana. Sud e Nord uniti per crescere e per riportare l'Italia tra i protagonisti del concerto europeo

1. Il Mezzogiorno vittima del troppo pieno e del troppo poco

Da un lato, molte regioni nel Mezzogiorno continentale e tanta spesa pubblica corrente, oltre a molte spese improduttive e, dall'altro, poche imprese manifatturiere ed una base economica esigua rispetto ad una popolazione esuberante. Esistono imprese ed imprenditori ma, pur essendo capaci di produrre e vendere, restano ai margini del protagonismo sociale che viene occupato dagli intermediari di soldi pubblici e dalla galassia della pubblica amministrazione e dei servizi per la pubblica amministrazione.

2. L'aumento delle imprese e la crescita delle dimensioni delle singole imprese

La chiave di volta del ridimensionamento tra popolazione e base economica dipende dalla riduzione del cuneo fiscale: ridurre lo scarto enorme che esiste tra quanto incassa il lavoratore e quanto paga il datore di lavoro. Aumentare la dimensione dei salari e ridurre la pressione sui costi del lavoro aziendale sono l'obiettivo principale da perseguire. Mentre, con i fondi europei del ciclo 2014/2020 dovremo riordinare le infrastrutture digitali, migliorare le reti locali di trasporto tra levante e ponente, allargare i processi formativi ed il welfare per la parte della popolazione marginale e priva di tutele adeguate.

3. Chiudere il clima di diffidenza tra Napoli, e la sua miserabile condizione attuale, e la rete delle medie città meridionali

Agli inizi del ventesimo secolo Napoli aveva il porto, l'università e la banca del Mezzogiorno. Oggi tutte le città meridionali hanno strutture e servizi di qualità migliori di Napoli. La creazione della città metropolitana di Napoli ci mette in grado di offrire una prospettiva nuova di integrazione tra la terza città italiana, dopo Roma e Milano, e la rete delle città meridionali. Riconoscere la cooperazione tra queste due realtà sarebbe un salto di qualità nella vita civile del Mezzogiorno. Un salto che trasforma il Mezzogiorno italiano nel polo di riferimento verso il nord dell'Africa, i Balcani ed il Medioriente. Napoli ed il Mezzogiorno diventano la frontiera tra l'Unione Europea ed i traffici che da Suez a Gibilterra collegano l'estremo oriente con le Americhe.

4. Fare crescere il Sud perché è questo l'unico modo per fare sviluppare l'Italia

Se fate 100 il reddito medio procapite dell'Unione Europea il Nord dell'Italia sale sopra 120 ed il nostro Mezzogiorno rimane sotto 70.

Se Napoli si riconcilia con il Mezzogiorno - spostando le proporzioni tre le macerie della politica e le poche "isole imprenditoriali" che producono ricchezza che si distribuisce, poi, nei processi di sviluppo - allora si crea la grande regione italiana nel Mediterraneo: imprese e famiglie meridionali produrranno la crescita del Sud.

Perché sono gli uomini che fanno la crescita e sono gli uomini, se controllano il Governo dei propri territori, che creano il contesto che aiuta famiglie ed imprese a crescere.

E se cresce il Mezzogiorno cresce l'Italia: perché solo spostando i deboli sulla strada della crescita la nazione si rafforza e si sviluppa.

I deboli diventano più ricchi - e non più sussidiati dalla spesa pubblica finanziata dalle tasse - alimentando con le loro capacità la produzione di beni e servizi. Dunque consumano di più ed investono di più. Così si integra il circuito del reddito e della spesa in Italia e l'Italia unita cresce e si sviluppa.

Chiudersi nelle gabbie locali non serve: serve creare relazioni tra Nord e Sud e tra Italia e resto del mondo: perché la civiltà degli scambi si espande e genera valore molto di più del dramma della guerra e delle asfittiche soluzioni autarchiche proposte dai leghisti settentrionali.

5. La democrazia è necessaria, la repubblica è necessaria

Il Mezzogiorno viene da una lunga stagione di progressiva decadenza.

Una torta sempre più esile di soldi pubblici veniva divisa in parti sempre più piccole: con risultati miserabili e con arricchimenti illeciti indecorosi quanto sconcertanti. La democrazia nel Mezzogiorno è stata difesa ed esiste ma ora bisogna rafforzare la Repubblica: lo Stato.

Uno Stato ridimensionato nelle scelte frantumate e disperse, spesso inutili, alle quali abbiamo esistito. Uno Stato capace di liberare i deboli dal bisogno e di orientare la crescita delle imprese e delle organizzazioni not for profit: senza ostacolarle con una burocrazia ridondante ed ostile.

I meridionali, come tutti gli italiani, sono e restano migliori di molte istituzioni che li rappresentano. Uno Stato che intermedia meno e che tutela la crescita e l'eguaglianza è la istituzione che vogliamo. Repubblica e Democrazia saranno la chiave di volta di un nuovo Mezzogiorno e di una nuova Italia.

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