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Sabato, 22 Gennaio 2022
Il caso

Caso Maresca, D'Angelo: “Mi turba essere in consiglio comunale con lui”

E Magistratura indipendente spiega perché ha votato a favore e chiede un intervento nella sesta commissione del Csm

"Mi turba essere in aula con un collega come Catello Maresca, che continua a fare il magistrato a pochi chilometri da Napoli". Lo scrive su Facebook Sergio D'Angelo, consigliere comunale di Napoli del gruppo di maggioranza "Napoli solidale - Europa Verde", inizialmente candidato a sindaco alle scorse amministrative prima di ritirarsi e appoggiare la candidatura di Gaetano Manfredi, commentando il rientro in magistratura di Catello Maresca al termine dell'aspettativa per candidarsi a sindaco di Napoli per il centrodestra. Maresca sarà giudice alla Corte d'Appello di Campobasso e contemporaneamente consigliere comunale a Napoli. "Nulla di personale contro di lui - aggiunge D'Angelo - ma c'è una seria incompatibilità. Non si è mai visto che un magistrato fa contemporaneamente il politico. Per molto meno ho sentito gridare allo scandalo. A volte si censura qualche uscita di Magistratura democratica che interferisce con la politica, ma in questo caso siamo di fronte a qualcosa di eclatante", conclude D'Angelo.

Magistratura Indipendente ha invece ha presentato una richiesta al comitato di presidenza del Csm perché "venga discussa e adottata presso la Sesta commissione una risoluzione sul tema dei rapporti tra politica e magistratura", per dire basta alle 'porte girevoli', alla luce del caso di Catello Maresca, l'ex sostituto procuratore generale di Napoli che, al termine dell'aspettativa per motivi elettorali, chiesta per candidarsi a sindaco della città, è rientrato in ruolo con le funzioni di giudice alla corte d'Appello di Campobasso rimanendo però consigliere comunale.

Il gruppo dei consiglieri, Maria Tiziana Balduini, Paola Braggion, Antonio D'Amato e Loredana Miccichè, hanno scritto ai colleghi spiegando le motivazioni del loro voto a favore sulla delibera di ricollocamento in ruolo di Maresca, approvata martedì con una spaccatura del plenum: 11 a favore e 11 astenuti. "Nel sistema normativo vigente il magistrato non è eleggibile a sindaco o consigliere comunale nel territorio nel quale esercita le proprie funzioni, salvo che venga collocato in aspettativa prima del giorno fissato per la presentazione delle candidature. Non è prevista nessun'altra causa di ineleggibilità o di incompatibilità con la funzione giurisdizionale. Secondo il sistema normativo attuale, dunque, il magistrato può ricoprire la carica di consigliere comunale se svolge le funzioni giurisdizionali in un territorio diverso", ricordano i togati.

"Ben comprendiamo i profili di criticità che il caso può determinare. Più volte in plenum ci siamo espressi chiedendo interventi chiari e più stringenti del legislatore circa l'ingresso in politica di magistrati e soprattutto sul loro rientro in ruolo, sul cosiddetto fenomeno delle 'porte girevoli'. Rileviamo però - aggiungono i consiglieri di Mi - che l'auspicato intervento riformatore dei rapporti magistratura e politica non è ancora intervenuto, nonostante le ripetute sollecitazioni provenienti, in misura unanime, da tutta la magistratura associata e da tutte le componenti consiliari".

I togati rimandano quindi "al parere favorevole da noi votato sul progetto di riforma dell'ordinamento giudiziari, il cosiddetto ddl Bonafede), regolante in misura molto stringente i rapporti tra magistratura e politica, che introduceva, ad esempio, l'ineleggibilità senza deroghe nel territorio in cui si esercita la giurisdizione. Abbiamo quindi deciso di riaprire istituzionalmente il dibattito con le autorità competenti", chiedendo appunto l'avvio di una discussione in Consiglio sul tema. "Rileviamo però che, allo stato, siamo tenuti ad applicare la normativa vigente", ribadisce il gruppo, sottolineando di non comprendere "le posizioni di astensione" registrate sul caso di Maresca. "Riteniamo, da magistrati - concludono Balduini, Braggion, D'Amato e Miccichè - di essere soggetti alla legge, anche se non sempre concordiamo con il suo contenuto e con le relative conseguenze. Questa è la responsabilità che impone il nostro ruolo, anche al Csm. Noi ci siamo assunti la responsabilità di una scelta dovuta, anche se scomoda o impopolare. Il resto ci sembra facile demagogia".

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