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Sopra la colmata, sotto Carlo Iannello

Sopra la colmata, sotto Carlo Iannello

Colmata di Bagnoli, Iannello: "In corso un maldestro tentativo di legittimarla"

Sul ritorno di moda del dibattito riguardante l'eventualità o meno di rimuovere la colmata ex Italsider, NapoliToday ha intervistato il consigliere comunale Carlo Iannello (ReD), ex presidente della commissione Urbanistica

A Bagnoli pare tornato di moda il dibattito sull'eventualità o meno di rimuovere la colmata a mare, la piattaforma di cemento accanto al Pontile Nord. Al centro da decenni di polemiche, è rimasta – principale tra i grandi incompiuti della riqualificazione post industriale – esattamente dov'era alla chiusura dell'acciaieria, nonostante analisi ed esperti l'abbiano sempre indicata come il principale ostacolo al ripristino della balneabilità locale. NapoliToday ha intervistato al proposito il consigliere comunale Carlo Iannello (Ricostruzione Democratica), ex presidente della commissione Urbanistica.

In un recente dibattito sul social network a proposito della colmata ex Italsider è intervenuto anche Tommaso Sodano. Il vicesindaco ha aperto alla necessità di nuove analisi per stabilire se sia inquinata o meno: l'amministrazione comunale ha cambiato idea sulla sua rimozione?
“L'amministrazione ha provato a legittimare la colmata sin dai primi giorni in cui si è insediata, ritenendola innanzitutto luogo idoneo ad ospitare la Coppa America di vela. Il ministero per l'Ambiente però negò l'autorizzazione, e capito l'errore de Magistris tornò al programma elettorale, ovvero all'idea di rimuoverla”.

Da qui l'ordinanza su Bagnoli.
“Esatto. In essa l'amministrazione ne chiedeva la rimozione a Fintecna, in base al principio 'chi ha inquinato deve pagare'. Adesso, invece, pare sia in atto una maldestra manovra per legittimare nuovamente la permanenza della colmata, come dimostra l'intervento di Sodano su Facebook in cui ha chiesto su di essa 'un nuovo studio indipendente'. Salvare la colmata è quello che i gruppi d'interesse e di potere napoletani chiedono da vent'anni”.

Ma perché i gruppi di potere avrebbero interesse a lasciare la colmata lì dov'è?
“Perché nella città della speculazione edilizia, ben descritta dal film di Francesco Rosi, si occupano tutti gli spazi a disposizione. L'idea che uno spazio venga sottratto alla possibilità di costruire contraddice la cultura aggressiva e speculativa della nostra borghesia, una tra le più rozze d'Europa”.

E questo eventuale cambio di rotta di Palazzo San Giacomo a cosa si deve, secondo lei?
“Se volessimo ricostruire dietrologicamente la vicenda potremmo ragionare così: il governo Renzi si è reso conto dell'errore commesso esautorando, con lo Sblocca Italia, il Comune di Napoli delle sue competenze urbanistiche. Per trovare la quadra potrebbe anche nominare il sindaco attuale come commissario ma l'accordo dovrebbe prevedere la permanenza della colmata, e questo proprio perché sia il governo nazionale che l'amministrazione locale sono attenti ai suggerimenti dei gruppi d'interesse locali”.

Che prove abbiamo, in fatto di analisi, del suo inquinamento?
“Ci sono i dati dell'Icram, dell'Istituto Superiore della Sanità del 2005, e le recenti analisi fatte il 2011 dal ministero dell'Ambiente in occasione della Coppa America. Secondo i dati ufficiali la colmata è inquinata, così come i fondali, da un'elevata concentrazione di Idrocarburi Policiclici Aromatici. Gli stessi Ipa – e non i batteri fecali, quelli invece nei limiti di tollerabilità – che rendono quelle acque non balneabili”.

A favore della rimozione quindi il fatto che sia inquinata, e la necessità del “ripristino della linea di costa”. Può spiegarci perché è così importante?
“Il ripristino della linea di costa venne stabilito nel 1996-97 da un vincolo paesistico, una legge dello Stato e dal piano regolatore generale. Questo prima ancora che si svolgessero le analisi e la colmata risultasse inquinata. L'obiettivo del vincolo, della legge statale e del piano regolatore era da un lato ricostituire il paesaggio violentato dalla colmata, e dall'altro di ridare ai cittadini napoletani una spiaggia. Napoli è l'unica metropoli europea sul mare senza spiaggia, e Bagnoli, che per secoli è stata la spiaggia dei napoletani, è l'unica possibile”.

Non ritiene che possa anche essere una questione economica evitare la rimozione della colmata, cioè risparmiare un'operazione che si stima possa costare fino a 100 milioni?
“No, anzi il costo è sempre stato sovrastimato proprio per impressionare l'opinione pubblica. Data la composizione della colmata, l'inquinamento che la caratterizza è per step, quindi non è tutto materiale da mettere in discarica: in loco potrà essere riutilizzata tutta quella parte non inquinata. Insomma, invece di andare a comprare il cemento ce l'abbiamo già. Proprio per questo affermare che la colmata non è inquinata per provare a legittimarla è un'operazione assolutamente contraddittoria: se davvero non fosse inquinata tutti gli inerti recuperati potrebbero essere riutilizzati in loco per la costruzione di sottoservizi, con notevoli vantaggi economici”.

Cosa pensa del progetto su Bagnoli recentemente presentato dall'amministrazione comunale?
“Francamente mi pare un tentativo più di facciata che non sostanziale di mostrare che non si vuole modificare la variante De Lucia, invece minata in tutte le sue scelte essenziali. Ciò che assolutamente non è condivisibile è l'utilizzazione delle cubature di archeologia industriale a fini commerciali, e soprattutto la legittimazione dell'attuale porto. Perché quello fosse un porto la strada che porta da riva a Nisida è stata tombata, così da impedire la circolazione delle correnti. Finché non si rende di nuovo possibile il ricambio delle acque, quella zona – seppure venisse bonificata – non potrà mai essere balneabile. E Bagnoli vive come luogo naturalistico, paesaggistico, turistico, solo se si recupera la sua spiaggia”.

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