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Municipalità X, intervista al candidato presidente Civitillo: "Puntiamo sul pubblico e sulla movida sana"

Sostenuto dalle liste che appoggiano la candidatura a sindaco di Alessandra Clemente, il presidente uscente sottolinea quanto sia stato depauperato il patrimonio di risorse umane e finanziarie delle Municipalità, e come sia necessario un cambio di rotta

Si avvicinano le elezioni amministrative a Napoli, in programma i prossimi 3 e 4 ottobre. A rinnovarsi – oltre alla carica di primo cittadino – non è soltanto il consiglio comunale, ma anche i consigli della 10 Municipalità in cui la città è divisa, e quindi i presidenti di queste.

Nel dettaglio, questa serie di interviste riguarda la X Municipalità (Bagnoli e Fuorigrotta). Abbiamo fatto le stesse tre domande a tutti i candidati alla presidenza: ecco come ha risposto Diego Civitillo, espressione delle liste a sostegno della candidata sindaco Alessandra Clemente nonché presidente uscente.

LE INTERVISTE AGLI ALTRI CANDIDATI

-Quali sono i principali problemi della X Municipalità, e su cosa si impegna immediatamente di agire?
"Sicuramente decoro, manutenzione del verde pubblico e pulizia stradale sono settori che vanno fortemente implementati. Su questo credo si possa essere tutti concordi al netto delle differenze politiche. Come farlo? Leggo da più parti un'estensione del rapporto con il privato dando in gestione a terzi importanti aree della città. Io sono dell'idea che sia necessario ripartire dal pubblico, che negli ultimi dieci anni è stato fortemente depauperato di uomini e risorse. Siamo passati da una pianta organica di oltre 12mila unità ad una odierna che ne conta meno di 5mila. Il fabbisogno dell'ente è di almeno 8mila unità e chi ha pagato il prezzo più alto sono state le Municipalità che hanno visto azzerate intere aree di intervento soprattutto in relazione alle manutenzioni ordinarie. Offrire un servizio pubblico al cittadino deve essere la conditio sine qua non della nostra azione e per farlo è necessaria una riforma seria delle Municipalità che metta in condizione i parlamentini di quartiere di operare.
Nei prossimi mesi partirà sulla Municipalità il piano di ripiantumazione finanziato dalla Città Metropolitana centinaia di nuovi alberi che dovranno sostituire quelli morti o malati. Un primo grande risultato ma cui dovranno seguire atti conseguenziali, una proposta su cui si sta lavorando da tempo non solo a livello locale è un "bilancio verde" ovvero quantificare le risorse minime da garantire a manutenzione e ripiantumazione sulla base del valore ambientale, sociale, sanitario ed economico di un patrimonio verde curato. Risorse che dovranno essere svincolate da piani di rientro o commissariamenti alla romana. Se vogliamo realmente "fare" transizione ecologica dobbiamo partire da risorse certe per il verde delle grandi metropoli.
La pandemia ha cambiato le nostre vite ed in particolare la quotidianità dei nostri bambini e ragazzi che hanno subito 2 anni di dad ed isolamento sociale. L'obiettivo è ritorno in classe, riattivazione delle attività sportive, culturali e ludico ricreative. I dati in città sono preoccupanti sia per quanto riguarda la dispersione scolastica, che per quanto riguarda gli aspetti socio culturali. Tutto questo va a sbattere contro le risorse scarsissime che vengono destinate agli enti locali per la manutenzione dei plessi scolastici. Anche in questo caso se vogliamo definitivamente abbandonare aule pollaio, palestre inagibili o situazioni di disagio all'interno dei nostri plessi bisogna operare per definire risorse nazionali dedicate. I LEP vanno esportati a istruzione e cultura, il dato paradossale lo viviamo sugli stanziamenti definiti dalla spesa storica sugli asili nido. Con enorme fatica abbiamo realizzato in questi anni due nuovi nidi sul territorio municipale ma abbiamo ancora lunghe liste d'attesa. Servono risorse per queste prestazioni che oggi sono sbilanciate verso le città del nord in barba ai livelli di prestazione essenziali che dovrebbero essere uguali da Aosta ad Agrigento
".

-Quelle relative all'area ex Italsider e all'ex Nato sono due vicende irrisolte da lungo tempo. Che posizione ha al riguardo?
"Sono due temi che abbiamo affrontato da protagonisti negli ultimi 5 anni con l'approvazione dei due strumenti di rigenerazione fondamentali, il PRARU per l'area ex industriale ed il PUA per l'area ex Nato. Sono due enormi aree da riqualificare e restituire alla collettività. Abbiamo quindi lavorato per attribuire funzioni urbanistiche, sociali e culturali a questo enorme patrimonio. Per l'area ex industriale è in corso la bonifica con risorse che questo territorio ha conquistato collettivamente e dal basso. Ricordiamo ancora l'assemblea pubblica in Municipalità con l'allora Ministro Barbara Lezzi che si impegnò per finanziare, con oltre 300 milioni di euro, le attività che oggi sono in corso di esecuzione. Bonifiche sotto il controllo popolare, grazie al lavoro di raccordo svolto tra Commissario, Soggetto Attuatore e realtà di base del territorio. Oggi esiste un Osservatorio Popolare composto da numerose realtà che ha richiesto ed ottenuto una serie di azioni di controllo a tutela della collettività, come le centraline di controllo delle fibre di amianto nel quartiere Cavalleggeri. Continueremo a lavorare per monitorare le attività di bonifica ed evitare quanto già accaduto in passato, con attività che non solo non hanno prodotto una bonifica reale, ma che hanno portato i responsabili a condanne in primo grado nel Processo Bagnoli.
L'area ex Nato solo 5 anni fa era un luogo chiuso e completamente abbandonato. Nel corso degli anni grazie al contributo del territorio abbiamo acceso un enorme riflettore su quello spazio che abbiamo immaginato come un'enorme attrezzatura collettiva al servizio di attività sociali, culturali, formative e ricreative dedicate in particolare a bambini e ragazzi. Oggi, grazie al lavoro svolto in sinergia con la Fondazione Campania Welfare è uno spazio aperto alla collettività, dove si svolgono laboratori ed attività sociali a 360 gradi, ma anche attività ed iniziative culturali. Con il PUA abbiamo identificato le destinazioni d'uso degli edifici che si trasformeranno in studentati, in luoghi di formazione professionale, ma anche in attività sociali, sanitarie e culturali. Qualcuno lì avrebbe voluto realizzare qualche mega centro commerciale che avrebbe distrutto il tessuto economico del quartiere, noi vogliamo restituire soprattutto ai giovani ed alle future generazioni di questa città un luogo che per 100 anni è stato precluso perché destinato ad usi militari
".

-In molti lamentano, sia per motivi di quiete che di viabilità, lo sviluppo della movida a Bagnoli e la presenza dello stadio Maradona in un quartiere popoloso come Fuorigrotta. Cosa ne pensa?
"I nostri quartieri presentano alcuni dei principali luoghi di aggregazione non solo della città ma di tutta l'area metropolitana. I locali della movida, lo Stadio Diego Armando Maradona, ma non dimentichiamo la Mostra d'Oltremare sono attrattori che convogliano annualmente milioni di persone durante gli eventi. Attrattori che adeguatamente valorizzati e normati sono sicuramente un patrimonio, patrimonio che inevitabilmente espone il territorio ad una pressione enorme durante gli eventi.
La movida impatta in maniera drammatica e rischiosa nei week end con decine di migliaia di ragazzi che raggiungono i locali della zona. Il risultato è una distesa di veicoli che si riversa in pochi chilometri di costa, locali che svolgono attività fino all'alba con evidenti ripercussioni sulla qualità della vita dei residenti. È evidente che va trovato un punto d'equilibrio senza il quale questo fenomeno non produrrà alcun vantaggio collettivo, ma solo incassi per pochi. Abbiamo approvato un progetto di Ztl Bagnoli che va a limitare in alcuni giorni e in alcuni orari notturni l'accesso ad alcune aree per i non residenti. Abbiamo infatti una notevole rete di aree sosta perimetrali al quartiere che non viene utilizzata. Partiamo da qui, delocalizziamo la sosta veicolare impedendo che il quartiere e soprattutto le aree di Coroglio e Piazza Bagnoli diventino irraggiungibili anche dai mezzi di soccorso.
Bisogna inoltre normare orari di esercizio, e qualità dell'offerta culturale. Bisogna discriminare tra aggregazione e divertimento di qualità rispetto ad altri modelli basati su prevaricazione, abuso e violenza cui invece sono teatro le nostre aree della movida. Gli assessorati con delega a sicurezza, cultura e alle politiche sociali della prossima consiliatura dovranno istituire un tavolo dedicato per affrontare in maniera multidisciplinare un tema complesso a cui non si possono dare risposte semplici o banali.
Lo Stadio Diego Armando Maradona non è solo la casa del Napoli Calcio ma anche un'enorme attrezzatura sportiva collettività vissuta quotidianamente da centinaia di sportivi multidisciplinari. Le Universiadi sono state un volano di riqualificazione e riscoperta di un impianto che può e deve ospitare eventi nazionali ed internazionali di atletica. Una struttura che però si trova nel mezzo del quartiere residenziale più popoloso della città con i suo 80mila abitanti a cui si aggiungono le decine di migliaia di utenti che raggiungono lo Stadio. Una pressione in termini di posti auto che Fuorigrotta non può sostenere. In questo caso bisogna cambiare completamente il modello di fruizione delle aree perimetrali lo Stadio puntando sul trasporto pubblico. Fuorigrotta ha infatti una rete di trasporto pubblico che territorialmente copre le diverse esigenze, con l'ulteriore prossima apertura della linea 6, ma che non è strutturata per muovere decine di migliaia di persone in poche ore. Bisogna trovare un accordo con la SSC Napoli per lavorare congiuntamente a Regione e Comune in questa direzione, con ticket del mezzo di trasporto pubblico inserito nell'acquisto del biglietto della partita e soprattutto con mezzi pubblici in orario notturno in occasione degli eventi serali. Pensare che si possa continuare a raggiungere lo Stadio con il proprio veicolo sostando in maniera selvaggia e relegando in casa migliaia e migliaia di residenti è follia
".

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