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I cinque anni di Patruno: "Positivi, ma potrei lasciare il mondo politico"

Intervista al Presidente della Seconda Municipalità. "Non è rimasto più niente dei partiti: né politica, né ideologie. Sono rimaste solo le singole persone". Lo sfogo: "Sono deluso, sto pensando di andarmene da Napoli"

L’esperienza di Amministratore sicuramente non manca ad Alberto Patruno. Nove anni alla guida della Circoscrizione Arenella dal 1997 al 2006. E proprio nel 2006 era pronto a candidarsi a presidente della Municipalità 5 (Vomero - Arenella); all’ultimo momento i vertici cittadini dei partiti del centrosinistra decisero di “dirottarlo” sulla Seconda Municipalità.  Nel 2009 il passaggio dai Verdi all’UDC e la successiva candidatura alla Provincia nel 2009, ma dopo pochi mesi lascia lo stesso partito UDC, appiattito in Campania e Napoli al Centrodestra. Attualmente non è iscritto a nessun partito e rimane nel centrosinistra che lo sostiene nella Municipalità che amministra perché “dei partiti non è rimasto più niente: né politica, né ideologie. Sono rimaste solo le singole persone”.

Presidente, qual è il bilancio di questi 5 anni di amministrazione, anche alla luce della nuova riforma che ha sostituito le vecchie Circoscrizioni con le Municipalità?

È stata una buona intuizione ridurre le 21 Circoscrizioni di Napoli a dieci Municipalità. Quando ci sono queste nuove riforme, però, sia la Giunta che il Consiglio Comunale devono cedere parte del proprio potere e ciò non è mai piacevole. Tutto questo non ha permesso il decollo reale: noi Presidenti ci siamo dovuti rimboccare le maniche. In questo momento di difficoltà economica per il Comune abbiamo cercato le risorse necessarie dalla Provincia, dalla Regione, finanche dai privati. Ovviamente con l’esperienza di amministratore pregressa ed anche grazie alla  collaborazione del mio Direttore della Municipalità e Dirigenti che si sono prodigati in tal senso. Oggi  all’ordine del giorno c’è  addirittura, da parte della Giunta comunale, l’intenzione di cambiare nuovamente un qualcosa che però non ha ancora completato la prima consiliatura. Penso che sia sbagliato. A Roma ad esempio le Municipalità funzionano perché hanno avuto il tempo: c’e voluto un decennio per capire come andavano le cose. Il rodaggio è necessario.  Semmai si potrebbero apportare piccoli correttivi, ma in questa città spesso manca la costanza e  il tempo per poter sperimentare. Vorrebbero cambiare il numero dei consiglieri municipali e anche le funzioni, ma se è un problema di riduzione dei numeri si  potrebbe modificare il numero senza però incidere sulle funzioni. Inoltre è scorretto anche nei confronti dei cittadini mutare regolamenti e competenze della macchina comunale ad ogni elezione. Il bilancio è  comunque positivo. I cittadini hanno percepito alcune novità: se il Comune ci credesse di più si potrebbe migliorare. Il Comune deve essere il programmatore, deve dare le norme quadro, e noi dovremmo essere gli esecutori. Al momento però le ‘logiche del potere’ sono più forti.

C’è qualche “incompiuta”, o qualcosa che si rammarica di non aver realizzato ?

Le incompiute purtroppo sono tante. Una manutenzione stradale più diffusa sul territorio e degli spazi pubblici, cose che i cittadini percepiscono immediatamente: tra mille difficoltà abbiamo dovuto districarci a causa della scarsità di risorse. Un’altra cosa bella che si sarebbe dovuta fare nella nostra municipalità è la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta nei quartieri. Sarebbe dovuta partire da decenni, ma siamo ancora molto indietro, nonostante le nostre sollecitazioni.

La Sua Municipalità comprende il nucleo antico del centro storico patrimonio Unesco. Area individuata dal Comune come area prioritaria del cosiddetto “PIU”.  A che punto è il piano di gestione richiesto dall’Unesco? La Municipalità ha avuto un ruolo attivo al fianco degli assessorati competenti del Comune?

Abbiamo avuto un coinvolgimento molto virtuale dalla Giunta Iervolino, c’è stato presentato un accordo, frutto di un’ intesa tra Comune, Regione (gestione Bassolino) e Curia: 126 interventi per 242 milioni di euro. A seguito dell’insediamento della nuova giunta Caldoro, quest’accordo è stato bloccato e non abbiamo saputo più niente. L’unica cosa che chiedevamo era un coinvolgimento politico e istituzionale più strutturato. Altra contraddizione: inizialmente gli assessori comunali Belfiore e Oddati parlavano della inutilità del Piano di gestione. Oggi questa esigenza è riemersa, ma credo sia più un modo per prendere tempo che non un reale convincimento. Io sono dell’avviso che sarebbe  meglio concentrarsi su uno, due progetti importanti piuttosto che su programmi più vasti e complessivi che poi non si ha la capacità o volontà di portare a termine, col rischio di arrivare al 2013, ultimo anno a disposizione per fruire dei finanziamenti europei,  e non riuscire a concretizzare nulla.

Lei è stato eletto a capo di una coalizione di centrosinistra in quota Verdi. Nel 2009 si è allontanato dal centrosinistra, passando con l’UDC. Candidandosi anche alle provinciali con quel partito. Tali vicende politiche hanno avuto ripercussioni sul governo del territorio? La situazione oggi?

La mia scelta di passare all’UDC nel 2009 - peraltro per un brevissimo periodo, poi mi sono sospeso per poi lasciarlo definitivamente - richiede alcune precisazioni preliminari. Le vicende di questi anni mi fanno ritenere che spesso la mia caparbietà, il volere andare avanti senza esitazioni e compromissioni mi hanno reso un politico scomodo. SEL, IDV, PD non hanno gradito questo mio modo di fare politica. Naturalmente le accuse di ‘traditore’ che spesso mi sono piovute addosso posso rispedirle al mittente. Sono stati proprio questi partiti a rimuovere la mia candidatura nella Municipalità 5 e senza alcun preavviso la notte prima della presentazione delle liste alle municipali del 2006. Fui spostato come candidato Presidente della Municipalità II, da sempre appannaggio della destra e che era data perdente. Ho fatto comunque fronte a questa inattesa collocazione, buttando peraltro materiale elettorale per 20.000 euro già stampato. Mi hanno invogliato venendomi a prendere in macchina a casa, mi hanno candidato ‘in contumacia’.  I parroci, amici e tanti cittadini del Vomero e dell’Arenella che mi conoscono hanno fatto una buona propaganda nei quartieri della seconda Municipalità e siamo riusciti comunque a vincere anche in questo territorio. Per quanto riguarda la coalizione di centro sinistra eletta in Municipalità non è mai cambiata, ma da subito ha perso pezzi perché l’UDEUR ci ha abbandonato. La vicenda delle mozioni di sfiducia alla giunta è stata confusa e contraddittoria: mozioni mai votate per paura oppure incomplete dal punto di vista procedurale. Ma mai individuali nei miei confronti. C’è stata parecchia confusione. Il lavoro è andato avanti comunque, perché la mia esperienza e il fatto di essere esterno al quartiere mi ha fatto procedere meglio. In tutti i casi la mia scelta di passare all’UDC nel 2009 ha risentito di queste condizioni: va comunque tenuto presente che l’UDC  non è un partito organico al centro-destra; in Parlamento è all’opposizione mentre a livello provinciale  e regionale ha fatto scelte di segno opposto. Il problema piuttosto è la crisi dei partiti: quando mi sono candidato alla Provincia con l’UDC ho fatto il pieno di voti, a conferma che oggi gli elettori tendono a dare fiducia alle persone piuttosto che ai partiti, perché nei partiti di politica non è rimasto quasi niente, sono rimaste solo le persone. E questo è un aspetto avvilente. Alle provinciali ho così deciso di candidarmi nelle liste dell’UDC, nella circoscrizione comprendente il territorio  Vomero - Arenella da cui mi avevano ‘sfrattato’ tre ani prima. Un buon successo, 1300 voti, con il risultato che non sono stati eletti alla Provincia né consiglieri dei Verdi né del PD, (che eleggevano dal 1995 ndr). Tutto ciò è accaduto nonostante io sia politicamente scomparso per giornali apertamente schierati come Repubblica, dopo la  mia scelta di iscrivermi all’UDC. Il mio peso politico è rimasto rilevante, come hanno dimostrato le elezioni provinciali, e ciò evidentemente non ha fatto piacere ai partiti di sinistra che  screditano la mia collocazione politica. Attualmente non ho nessun partito e ho lasciato l’UDC per scelte che non ho condiviso a livello locale. Probabilmente abbandonerò la politica.

Secondo Lei, rispetto all’annoso problema rifiuti, una maggiore delega alle nuove Municipalità, nell’organizzazione e gestione della raccolta differenziata, non potrebbe costituire una svolta radicale per uscire da questa assurda situazione?

Per come è strutturata l’ASIA, per competenze e risorse, attualmente è del tutto inadeguata a risolvere i problemi: era stata concepita come struttura mista esterna al Comune per migliorare la qualità. È diventata un carrozzone dove il personale non è controllato o perseguito se è inadempiente, ha un management criticabile, spesso incompetente, il progetto originale è stato stravolto. Si dovrebbe avere il coraggio di ammettere e di dire “abbiamo fallito”, e lo dico con amarezza, da storico militante dei Verdi ed Ambientalista.

Che voto darebbe al suo operato e quello dei suoi Assessori?

Più che sufficiente. Ritengo di aver fatto molte più cose qui che non quando ero presidente di Circoscrizione all’Arenella, proprio perché l’istituto della Municipalità consente di muoversi di più e meglio.

Ha intenzione di ricandidarsi come Presidente alle prossime Elezioni Amministrative?

Non credo. I candidati presidenti alle Municipalità sono decisi dai partiti e come ben ho chiarito attualmente non ci sono proprio le premesse. Dopo venti anni sono deluso: è un’amara costatazione e sto pensando seriamente di andarmene da Napoli, semmai guadagnando di meno e dedicandomi maggiormente ai miei figli e la mia cara moglie.

 

Abbiamo interpellato due consiglieri della Municipalità II, uno di maggioranza e uno di opposizione, per sapere da loro un giudizio sintetico sull’operato del Presidente Alberto Patruno. I due Consiglieri sono Pasquale Laudanno di SEL per la maggioranza, e Carmine Barbato, eletto con Forza Italia, allo stato iscritto al Gruppo del PDL, nonché Presidente della 3° Commissione Consiliare - Ambiente, Commercio, Artigianato, Sanità, etc..alla presidenza della quale è stato eletto con voti trasversali.

La domanda per entrambi è la seguente: Come giudica l'operato del Presidente Alberto Patruno nell'arco di questi 5 anni ? 

Pasquale Laudanno (SEL): Nella seconda Municipalità tante sono state le cose fatte. Resta il rammarico per  tante altre cose che potevano essere realizzate. Ciò non è stato possibile per una serie di fattori: ad esempio l’andamento non lineare in alcuni momenti del Presidente che non si è avvalso del sostegno del Consiglio. Ma anche  di una maggioranza che a tratti è venuta meno,  proprio per questo volubile  modo di amministrare del Presidente, non esattamente in sintonia con i Consiglieri che lealmente lo hanno sostenuto. Questo però deriva anche da una politica, sia di centro-sinistra che di centro-destra, che ha perso la propria identità anche in tutte le Municipalità, nelle quali, rispetto alle elezioni del 2006, oggi ci troviamo di fronte ad un quadro completamente diverso. Con il presidente ci siamo impegnati per un programma di fine consiliatura, mettendo al centro le esigenze e le richieste dei cittadini, superando tutte  le impalcature mentali e concretizzando le idee in certezze e scelte propositive.  Si è trattato di un atto di responsabilità e di fattibilità di cose che potrebbero essere portate a termine,  col fine di  lasciare la Municipalità in uno stato di assetto amministrativo in regola. Tutto ciò è stato possibile anche grazie ad un passo indietro da parte del Presidente che, nonostante gli errori “politici” di collocazione, ha avuto modo di avere parte del centro-sinistra a sostegno.

Carmine Barbato (PDL): Il mio giudizio sull'operato del presidente Patruno è a dir poco negativo. Basta farsi una passeggiata per il territorio: il Centro Storico, Piazza Mercato, i Quartieri Spagnoli per capire che nulla, ma proprio nulla è stato fatto in settori chiave: politiche sociali, politiche ambientali, ma neanche nell'incentivazione del commercio e dell'artigianato. Le strade, le piazze e gli innumerevoli vicoli sono diventati veri e propri "attentati" alla vita pubblica per mancanza di manutenzione. Le condotte fognarie non vengono espurgate da troppi anni, le aree mercatali sono state lasciate nel caos più totale e soprattutto nulla è stato fatto per contrastare la criminalità organizzata al fine di rendere più sicuri i cittadini. L'unica certezza è che tra qualche mese tutto questo finirà. Noi del Popolo della Libertà ci candideremo a governare la II Municipalità, per restituire a questo meraviglioso territorio il ruolo di protagonista che gli spetta all'interno della città di Napoli.

Viaggio nelle dieci Municipalità di Napoli: la parola ai Presidenti

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