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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Politica

L’ex assessore Gaeta a gamba tesa sul sindaco: “Ha pensato ad altro più che alla città”

Lunga intervista di NapoliToday all’ex assessore al welfare, Roberta Gaeta

L’amministrazione comunale, e in particolare il sindaco Luigi de Magistris, ha perso il bandolo della matassa del governo della città negli ultimi anni. Non ha dubbi Roberta Gaeta, ex assessore al welfare, che se da un lato non risparmia critiche, dall’altro non rinnega quella che è stata la sua esperienza nell’amministrazione “arancione”. Annuncia il suo impegno per la città che sarà, l’attuale coordinatrice regionale di DemoS, e la scesa in campo alle comunali, ma solo accanto ad un nome “autorevole e credibile” che possa unire tutto il centrosinistra. Nell’intervista rilasciata a NapoliToday c’è stata anche la netta bocciatura per l’ormai ex collega Alessandra Clemente, nome “caro” solo al sindaco uscente.

-Roberta, in questi giorni è stata protagonista di un battibecco (anche social) con l’attuale assessore al welfare Giovanni Pagano. Cosa è successo, ce lo spiega?

"Il mio attacco non era proprio a lui. L’unica cosa che ho detto è questa: lui è andato in tv a dire una cosa che però non era quella che corrispondeva alla realtà. Io non ho detto che la Metro fosse chiusa, cosa che però hanno confermato anche alcuni volontari, ma che l’orario disposto non era proprio utile ai senza dimora. Dire dalle 23 alle 5 del mattino significa non offrire alcun tipo di servizio ai senza dimora.

Loro girano per strada tutto il giorno, poi verso le 18, massimo le 19, iniziano già a sistemarsi per la notte. Quindi, io ho condannato la diffusione di una notizia falsa. Tutta questa corsa all’immagine non fa bene alle persone fragili. L’unica cosa che io rimprovero all’assessore Pagano è quella di aver detto cose che, forse, deve ancora imparare a conoscere. Meglio dire che le cose non possono essere fatte, e io l’ho vissuto sulla mia pelle, che alimentare false speranze nelle persone deboli".

-Nelle scorse settimane, da parte sua, sono arrivate critiche all’Amministrazione su quelle che sono le attuali politiche sociali. Cosa servirebbe alla città in questo particolare momento storico?

"Intanto servirebbe riunificare le politiche sociali. Io non ho mai particolarmente criticato la suddivisione delle deleghe, ma nel caso delle politiche sociali, anche nell’ultimo periodo dov’ero assessore, mi sono resa conto che stavano completamente perdendo importanza per l’amministrazione. La frammentazione non consente il governo delle politiche sociali che andrebbero integrate con altri ambiti. E a Napoli sono addirittura frammentate in sei deleghe. Una vera follia.

Quindi, bisogna ricomporre questo puzzle del welfare e poi serve qualcuno che abbia gli strumenti e che conosca di cosa si sta occupando. Io da tempo ho evidenziato che a Napoli manca il Piano Sociale di Zona, la programmazione triennale attraverso la quale è possibile ricevere i finanziamenti nazionali e regionali. Nel momento in cui non lo presenti rischi di avere un commissario ad acta e non poter utilizzare i fondi. Come si è arrivati a questa cosa?

All’interno dell’amministrazione, evidentemente, non c’era nessuno che ne sapesse abbastanza, oppure non c’era nessuno che avesse una volontà di realizzare le politiche sociali. Secondo me si tratta di un misto: mancanza di conoscenza e disinteresse. Quindi ci vorrebbe un assessore vero, solo che oggi è troppo tardi. Oggi anche se venisse chiamato un genio ci vorrebbe tempo per capire bene cosa fare>".

-Recentemente il sindaco ha operato un nuovo rimpasto di Giunta. Come considera tale mossa a pochi mesi dalle elezioni?

"Io credo che dietro questa scelta ci siano degli equilibri legati anche all’approvazione del bilancio. Perché, se si analizza bene la vicenda, chi è entrato in giunta rappresenta quelle parti che hanno retto o contribuito all’approvazione del bilancio. Sono nomine politiche. Soprattutto nel primo mandato, l’amministrazione ha puntato molto su nomine tecniche, ma evidentemente ad un certo punto non si potevano più reggere e quindi è stato necessario fare nomine politiche.

Il problema è che la nostra città è molto complessa da amministrare per poter puntare solo su nomine politiche. Anche il miglior politico, in alcuni ambiti, potrebbe non avere l’esperienza e la competenza tecnica per poter operare al meglio. In città, ormai, non c’è più nessuno che governa i processi e il sindaco da tempo, almeno per le politiche sociali, non se ne interessa più".

-Come ha accolto la scelta del sindaco de Magistris di volersi candidare in Regione Calabria?

"Diciamo che preferirei non commentarla. Avrei sperato e voluto ritrovare quella stessa persona che mi chiese di diventare assessore, puntando tutto sulla mia competenza e la mia passione. Io ho creduto in quella persona lì. Quindi, non mi sento di commentare quella che è una scelta che considero personale e non politica o per la città. Mi sarebbe piaciuto, però, che fosse rimasto quella persona che ho conosciuto e sostenuto con convinzione.

A chi ha parlato anche di tradimenti e quant’altro. Voglio dire che si è fedeli alle idee e ai progetti e io sono rimasta coerente con quello progetto".

-Veniamo alle comunali. Roberta Gaeta sarà della partita? Con quale forza politica?

"Sono stata nominata coordinatrice regionale di DemoS, il partito con cui mi sono presentata alle regionali e che basa tutto il suo operato sulla solidarietà e sul sociale. Quindi, mi sento veramente a casa. Sarò sicuramente presente come forza politica del centrosinistra e già stiamo lavorando affinché si possa individuare una figura credibile che possa sposare anche quella che è la mission di DemoS.

Sto parlando con tante forze politiche perché credo sia il momento di non frammentarsi ulteriormente e perché questa città ha bisogno di essere collocata in una posizione non isolata: noi dobbiamo poter parlare sia con la Regione che con il Governo centrale. Mi sto muovendo, non so ancora se sarò presente in prima persona, ma sicuramente c’è la voglia di portare avanti il progetto di città che parli alle persone e che costruisca con le persone".

-Tra i possibili candidati potrebbe esserci anche la sua ex collega Alessandra Clemente. Sarebbe la persona giusta per Napoli?

"Alessandra è espressione di quella amministrazione da cui ho preso le distanze. Lei, quindi, pensa ad una continuità con la quale io non posso essere assolutamente d’accordo. Napoli ha bisogno di una persona giovane, ma non solo a livello anagrafico. C’è bisogno di una persona giovane a livello di logiche e dinamiche politiche, evitando quelle che potrebbero danneggiarci in un qualche modo.

Bisogna guardare alla città, stare dentro ai territori se vuoi costruire e diventare credibile. Ci sono tante cose che non funzionano e sono legate alle persone che oggi si propongono. Ma è bene dare continuità alle cose che funzionano e non a quelle che non funzionano. Ci sono tanti nomi e non so se quello della Clemente può essere quello che mette d’accordo l’intero centrosinistra.

Il mio non è un attacco alla persona. Certe volte, soprattutto sui social, molti la prendono sul personale, ma a pensare al personale ci si dimentica delle persone verso le quali si hanno dei doveri. Quindi, non mi auguro un sindaco inesperto, ma uno autorevole, capace di rimettere in sesto le cose".

-Come sente di commentare, invece, un’eventuale scesa in campo di Maresca?

"Quando le persone sono credibili e affidabili sono dei buoni candidati. Chiaro è che essere sostenuti da forze politiche come la Lega per me resta inconcepibile. Parliamo sempre di un partito che nel tempo ha invocato spesso il male del Sud, anche se poi ha cercato di aggiustare un po’ il tiro. Ma il passato non si può dimenticare.

Maresca è persona autorevole e credibile, sicuramente, ma il problema resta la coalizione che lo appoggerebbe. Detto questo, massimo rispetto per chi ha idee diverse dalle mie. Discorso diverso per la Lega che non rientra neanche nella parte avversario-politica".

-Pensa che il Movimento 5 Stelle possa affiancare i partiti di centrosinistra alle prossime comunali?

"Ci sono tanti esponenti dei 5 Stelle che stimo, alcuni sono anche parlamentari. Credo che quando si ragiona sull’idea di città che si vuole si possa tranquillamente trovare punti forte di contatto. Bisogna liberarsi un po’ dall’ideologismo. Perché è una cosa diversa dall’idealismo. Soprattutto quando si parla delle comunali, bisogna ragionare su quelle che sono le questioni territoriali.

Le questioni fondamentali devono necessariamente far convergere. Io penso che le condizioni si creano nel momento in cui c’è la volontà. Bisogna rinunciare tutti ad un pezzettino significa avere tutti di più e non perdere qualcosa".

-Ci fa un suo personale bilancio in merito alla lunga esperienza amministrativa di de Magistris a Napoli?

"Dobbiamo partire da una considerazione. Ci si dimentica, con il passare del tempo, di chi ha fatto male, ma spesso ci si dimentica anche di chi ha fatto bene recentemente e forse solo negli ultimi anni ha sbagliato qualcosa. Per essere chiari: al sindaco non si può dire che non ha fatto nulla di buono.

In questi ultimi due anni, probabilmente, è stato più attento ad altro che non alla città. Però c’è chi ha dimenticato la parte buona, così come hanno dimenticato la parte cattiva di chi c’è stato tanto tempo fa. Bisogna essere lucidi perché la posta in gioco è alta. Parliamo della nostra città".

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