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Intervista al prof Federico Alvino (Udc) candidato alle elezioni regionali

Ancora incertezze e nebbie sui nomi dei prossimi candidati alle elezioni regionali da parte degli schieramenti principali. In questo quadro spunta la candidatura del prof. Federico Alvino (Udc) che ha deciso di proporsi per il consiglio regionale

In vista delle elezioni regionali di Marzo 2010, il quadro politico campano è ancora molto incerto. In entrambi gli schieramenti permangono infatti questioni irrisolte che non hanno consentito di annunciare i rispettivi candidati alla poltrona di palazzo Santa Lucia.

Il “caso-Cosentino” da un lato e il dibattito sulle primarie dall’altro hanno catalizzato l’attenzione di dirigenti locali e nazionali di entrambi i maggiori partiti, PDL e PD. A questo si aggiunge l’incognita UDC, che in Campania potrebbe essere decisiva per la vittoria, da segnalare anche il partito di Di Pietro, che minaccia di correre da solo e l’MPA di Lombardo che ha già lanciato Riccardo Villari, ex PD come candidato presidente.

In questo quadro politico poco nitido, c’è chi già ha deciso di candidarsi facendo partire così la propria macchina elettorale. Si tratta del consigliere comunale dell’UDC prof. Federico Alvino, docente di economia aziendale nonché preside della facoltà di giurisprudenza dell’Università “Parthenope” di Napoli.
Il Prof. Alvino è capogruppo al Comune di Napoli per l’Unione di centro ove presiede la commissione Attività produttive e Turismo. “Progettiamo insieme il futuro della nostra Regione”, lo slogan della campagna elettorale che è stata organizzata con 7 tavoli tematici: giovani, formazione e università; sanità, politiche sociali e del lavoro; ambiente,turismo e infrastrutture; attività produttive e sicurezza. “Serviranno – spiegano dal comitato – per la costruzione di un programma condiviso.”

La sua candidatura per le elezioni arriva con largo anticipo qual è il motivo?
La mia candidatura non si basa sulla presenza di accordi tra correnti di partito, mi ritengo un esponente di quella cosiddetta “società civile”; faccio parte di quella categoria di persone che non si vedono rappresentate.
Parto con largo anticipo proprio perché voglio incontrare le persone, ascoltarle, capire i loro bisogni e insieme a loro costruire un percorso per arrivare a delle proposte concrete.
Voglio essere direttamente a contatto con le persone, ritengo che abbiano bisogno ed esigenza di incontrare e parlare. Mi ha aiutato molto la mia esperienza di presidente della commissione comunale per cercare di incidere sull’operato dell’amministrazione.

C’è da aggiungere che l’UDC non ha ancora scelto lo schieramento con cui scendere in campo, né il candidato presidente...
L’Unione di centro è un progetto culturale e politico che sarà vincente  nei prossimi anni: il PD è un progetto in cui i moderati non trovano spazio; il PDL è dilaniato dai conflitti tra “finiani” “berlusconiani”. Danno vita a un falso bipolarismo. Penso che sia stato un errore allearsi col PDL alle provinciali di giugno. Non so ancora con chi ci alleeremo; molto probabilmente andremo da soli e in ogni caso non abbiamo paura di scelte di questo tipo. In Campania c’è bisogno di discontinuità. Vedremo.

Parliamo di programmi, cosa critica all’attuale amministrazione regionale?
Innanzitutto il disastro ambientale e sanitario è sotto gli occhi di tutti, in 15 anni non si è riusciti a modernizzare la Campania rispetto all’Italia e all’Europa.
La sanità è commissariata e indebitata, ci sono problemi organizzativi, gestionali e di spesa enormi a fronte di un sevizio di qualità medio - alto, con punte di eccellenze; per quanto riguarda i rifiuti, non si è creato un vero ciclo dei rifiuti, il che ha favorito enormemente la camorra che si è inserita laddove lo stato non è riuscito a essere presente in modo normale e non emergenziale.

C’è qualcosa di positivo, che invece lei salverebbe?
Penso che nelle politiche per l’Università, la Regione abbia operato abbastanza bene con le leggi 3 e 5, ma anche i Por sono leggi che danno un approccio sistemico allo stanziamento dei fondi eliminando gli sprechi e le frammentazioni che c’erano prima. Bisognerebbe fare qualcosa del genere anche per quanto riguarda il turismo.

Arriviamo ai nomi, si è parlato della scesa in campo dei rettori Pasquino o Trombetti, come giudica l’eventuale scesa in campo di personalità Accademiche?
Sarò impopolare nel dire questo: io credo che essere professore non significhi niente. Ci sono tanti docenti, molti dei quali siedono nelle giunte della regione e nelle provincie della regione: sono lì a fare i tecnici e non sono passati per il consenso popolare. Le persone per governare debbono conquistare il consenso, perché alla base del fare politica c’è il consenso. Massimo rispetto e massima stima per loro. Ma c’è il rischio che gli intellettuali vengano in qualche modo “utilizzati” dalla politica come “foglia di fico”. Quattro anni fa quando si parlava di sostituti della Jervolino, i nomi che si facevano erano quelli di Pasquino e  Trombetti; bisogna riflettere.

E su Enzo De Luca, sindaco di Salerno?
Il sindaco di Salerno ha amministrato bene la sua città, ma credo che non sarà lui il candidato di un PD che è ancora “schiavo” di Bassolino. Lo si è visto alle elezioni provinciali, quando ha affossato la candidatura di Nicolais mentre il suo candidato Cozzolino otteneva il massimo delle preferenze.
Un’osservazione: non credo che il modello di governo utilizzato in una città di 200.000 abitanti sia applicabile a una regione che ha bisogno probabilmente di un modello diverso, decisionista, ma soprattutto c’è bisogno di grandi capacità di mediazione tra esigenze della fascia costiera e di quella interna.
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