Via Verdi, lo sgambetto a de Magistris non riesce: si dimettono solo 7 consiglieri

Le dimissioni diventeranno effettive solo al raggiungimento del numero utile perché ci siano elezioni anticipate, quello di 21 firmatari. Ipotesi remota: M5S e La Città dicono no, attendista Italia Viva

Si è sciolta, anche questa volta per mancanza del numero legale, la seduta odierna del Consiglio comunale di Napoli. Si stava dibattendo sulla prima delibera all'ordine dei lavori relativa all'acquisizione al patrimonio comunale di alcune aree residuali di proprietà privata, utili alla realizzazione del Parco della Marinella.

Al momento del voto il consigliere del M5S Matteo Brambilla ha chiesto il voto per appello nominale, a cui hanno risposto solo in 20.

Le (semi) dimissioni di sette consiglieri

Era il giorno del tentativo di "sgambetto" all'amministrazione. Al termine del Consiglio comunale sono stati infatti sette i consiglieri che hanno depositato le proprie dimissioni, con l'obiettivo di far cadere l'amministrazione de Magistris prima della scadenza naturale (primavera 2021). A firmare il documento, sono stati i consiglieri Stanislao Lanzotti (Fi), Marco Nonno e Andrea Santoro (FdI), Vincenzo Moretto (Lega), Aniello Esposito e Salvatore Madonna (Pd) e Domenico Palmieri (Napoli Popolare). A questi nei prossimi giorni – pare – si uniranno Mara Carfagna e Salvatore Guangi (Fi) e Federico Arienzo (Pd), oggi "indisponibili" per vari motivi.

Per far decadere l'amministrazione sono però necessarie 21 firme, e ci sono cinque giorni di tempo per aderire e consegnarle così da rendere effettive le dimissioni. Il documento - puntualizzano i (semi) dimissionari - sarà consegnato soltanto se saranno raggiunte le 21 firme necessarie allo scioglimento anticipato del Consiglio.

L'opposizione che non ha firmato

Non si dimetteranno i consiglieri del M5S che hanno definito la raccolta delle firme "un atto elettorale" ed hanno invitato i consiglieri di tutte le forze di opposizione a "far cadere la Giunta con un atto politico, con il voto sul rendiconto che va approvato entro il 30 giugno, sancendo così il fallimento dell'amministrazione". Con loro anche i consiglieri de La Città, Roberta Giova, Diego Venanzoni e Alessia Quaglietta secondo cui il sindaco va sfiduciato "attraverso un dibattito politico e non con una sterile e inutile raccolta di firme davanti a un notaio".
Non firma al momento neanche il neo gruppo di Italia Viva che è rappresentato in Consiglio da Carmine Sgambati (capogruppo), Gabriele Mundo e Manuela Mirra. "Raccolte 18 firme – spiega Mundo – noi non ci sottrarremo e saremo gli altri tre per arrivare a quota 21 ma chiederemo anche che siano rimesse le deleghe di Pd e Forza Italia in Città metropolitana". Mundo però critica quanto sta avvenendo in seno al Consiglio comunale: "Questa è un'iniziativa schizoide di un consigliere di Fi (Lanzotti, ndR) senza un accordo politico alla base. Per una sfiducia servono degli atti propedeutici".

Il commento di de Magistris

De Magistris di suo chiede coesione e "un documento unitario con cui presentarci al Parlamento e al Governo, che sarebbe una bella pagina per la terza città d'Italia". "Al di là delle comprensibili contingenze politiche, credo che la città non capirebbe, in questo momento così drammatico, un dibattito fondato su posizionamenti politici e dimissioni", è il pensiero del primo cittadino.

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"Se si dovesse andare in quella direzione – aggiunge il sindaco a proposito dell'ipotesi del raggiungimento dei 21 consiglieri dimissionari – ritengo che sarebbe una sconfitta del Consiglio comunale ma ho fiducia che si possa andare avanti, perché Napoli, in questo momento, ha bisogno di un Consiglio che operi sulle delibere".

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