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Autonomia differenziata, la 'storia infinita': "Senza i soldi per l’attuazione, i LEP sono poco più di una scatola vuota"

Nelle ultime settimane si è riacceso fortemente sulla scena politica italiana il dibattito sul tema autonomia, dopo l'ormai famosa bozza del ddl Calderoli. Dalla questione dei LEP ai timori per le regioni del Sud. L'intervista all'on. Antonio Caso (M5S)

E’ stato uno degli argomenti principali sulla scena politica italiana delle ultime settimane. Quello dell’autonomia differenziata è un tema che fa molto discutere, non da oggi, ma da anni. A riaccendere fortemente la polemica sull'argomento è stata l'ormai famosa bozza del ddl Calderoli, il ministro per gli affari regionali e le autonomie, a cui si sono opposte sin dall'inizio le regioni del Sud, con la Campania in prima linea. 

La richiesta del ritiro della bozza dalla Regione Campania: i 'botta' e 'risposta' De Luca-Calderoli

In una conferenza stampa a Palazzo Santa Lucia lo scorso 16 novembre, la Regione Campania ha annunciato la sua ferma opposizione al ddl Calderoli sull'autonomia differenziata, chiedendo il ritiro della bozza. "L'ipotesi Calderoli rischia di spezzare l'unità nazionale e di condannare a morte il Sud. Spezzare l'unità nazionale perchè si ipotizza una competenza autonoma delle regioni per quanto riguarda il personale sanitario, personale scolastico e personale previdenziale. Questo significa che l'unità del Paese viene distrutta. E' intollerabile che si faccia una proposta di autonomia differenziata senza aver definito prima i cosiddetti Lep, cioè i livelli essenziali delle prestazioni. Dobbiamo sapere prima quali sono le prestazioni da garantire in maniera equa a tutti i cittadini italiani, dal Piemonte alla Sicilia, e poi si può procedere con l'autonomia differenziata. Invece non definire prima i livelli essenziali delle prestazioni, significa andare avanti con il solito criterio della spesa storica, cioè chi più ha avuto continua ad avere, chi meno ha avuto continua a perdere. Questa cosa è intollerabile. Per quanto riguarda personale sanitario e scolastico, in modo particolare, se qualche regione del Nord pensa di fare contratti regionali, che si aggiungono ai contratti nazionali, significa attivare un flusso di mobilità dal Sud al Nord per i medici, per i docenti. Significa, insomma, fare un disastro su questi grandi servizi di civiltà", aveva affermato il presidente della regione Vincenzo De Luca. 

Nel dettaglio la Regione Campania aveva presentato una serie di osservazioni tecniche al ddl sull'autonomia differenziata ad opera del ministro per gli affari regionali. Secondo l'ente di Palazzo Santa Lucia, l'articolo 1, come formulato nel disegno di legge, "non riconosce ai principi di unità ed indivisibilità della Repubblica, di cui all'art. 5 della Costituzione, e di eguaglianza sostanziale tra i cittadini, di cui all'art. 3 della Costituzione, la dovuta primazia e sovraordinazione rispetto al riconoscimento di ulteriori forme e condizioni di autonomia alle Regioni, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma Costituzione". Per la Regione Campania, inoltre, "neppure risultano adeguatamente richiamati i principi di solidarietà e di perequazione, di cui all'articolo 119 della Costituzione". 

Per quanto riguarda l'articolo 2, invece, la Campania ravvisa gravi criticità nel "coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali nel procedimento di approvazione dell'intesa", ed in generale un "totale svuotamento del ruolo del Parlamento e della Conferenza delle Regioni". Palazzo Santa Lucia rileva, infatti, che "non sono contemplati meccanismi di coinvolgimento della Conferenza delle Regioni, prefigurandosi una gestione esclusivamente bilaterale della procedura tra regione interessata e Governo, nonostante il potenziale impatto delle singole intese sugli assetti di interesse delle altre regioni". Relativamente all'articolo 3 del ddl, poi la Campania ritiene "inaccettabile" il "capovolgimento del rapporto tra definizione dei Lep e autonomia differenziata". 

La risposta del ministro leghista non si è fatta attendere. Nei giorni successivi, infatti, nel corso di un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Calderoli ha risposto per le rime al governatore campano: "Non so se chi parla è De Luca o Crozza che fa De Luca. E' una persona simpatica e furba in maniera incredibile. Come governatore della Campania emerge troppo il lato furbacchione. Mi attacca frontalmente, cerca di costruire un fronte del Sud contro l'autonomia e sostiene che io stia cercando di spaccare il Paese perchè voglio attuare la Costituzione. Nel 2019 la Regione Campania chiedeva autonomie. I Lep li faremo. E a De Luca dico che il fondo perequativo che lui richiama ci sarà. Così come i costi e i fabbisogni standard. Il Sud quando sarà adeguatamente informato, manderà i Masaniello a quel paese e farà i propri interessi". 

L'apertura di Calderoli: il ministro a Napoli per un incontro con il governatore campano

Dopo qualche settimana di schermaglie e di 'botta' e 'risposta' incrociati, lo scorso 9 dicembre il ministro Calderoli è sbarcato a Napoli per un faccia a faccia con De Luca a palazzo Santa Lucia. La Regione Campania ha presentato al titolare del dicastero per gli affari regionali e le autonomie. Una piattaforma di 7 punti, 7 funzioni che possono essere trasferite immediatamente dallo Stato alle Regioni:

  • pareri ambientali per opere ricadenti nel territorio della regione;
  • impianti energetici;
  • piani paesaggistici (con parere del Ministero solo se sono compresi beni paesaggistici);
  • trasformazione urbanistica ed edilizia;
  • portualità;
  • insediamenti produttivi e Zes;
  • silenzio-assenso e silenzio devolutivo.

"C'è stata una svolta radicale, nel senso che anche il ministro ha accettato l'impostazione di fondo della Campania, cioè prima di parlare di autonomia definiamo i Lep per tutti i cittadini italiani. Definiti questi possiamo definire tutto il resto. Questa è una acquisizione di grande rilievo da parte di Calderoli, dobbiamo dargli atto, poi ovviamente dobbiamo vedere la discussione di merito", ha affermato De Luca al termine dell'incontro.

“La visita in Campania non è casuale. Nasce da una serie di telefonate e confronti che abbiamo avuto, anche privatamente, con il presidente De Luca. C'è stato un confronto, anche uno scontro che ritengo assolutamente utile per aver evidenziato le lacune e le cose che mai erano state affrontate nel campo dell'autonomia differenziata. Se parliamo di sperequazione, di velocità diverse, è evidente che dobbiamo definire un parametro. Da quando i Lep sono stati inseriti in Costituzione nessuno si è mai preso la briga di scrivere questi diritti e di tradurli in Lep. Io ho accettato questa sfida. È ardito pensare che i Lep vengano scritti in 6 mesi? Se non si inizia a farlo non lo finiamo più. Diamo 6 mesi per definirli, scrivere dei numeri, e se entro 12 mesi questo non si realizza, arriva un commissario”, ha spiegato il ministro Calderoli rispondendo alle domande dei giornalisti al termine dell'incontro a Napoli. 

La questione dei LEP

Il nodo principale delle polemiche, relativamente al tema dell'autonomia differenziata, riguarda la definizione dei cosiddetti "LEP", i livelli essenziali di prestazione su cui calcolare i trasferimenti di fondi dallo Stato ad una singola regione. L'articolo 117 secondo comma, lettera m) della Costituzione vuole che vengano garantiti su tutto il territorio nazionale. Il compito della loro definizione spetta esclusivamente allo Stato. La bozza del ddl Calderoli prevede che i Lep siano definiti "entro 12 mesi" dall'approvazione delle leggi che recepiscono le intese e che nel frattempo i trasferimenti siano calcolati secondo il criterio della "spesa storica". 

Un excursus storico

Il tema del riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia per le Regioni ordinarie, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, si è imposto al centro del dibattito sul rapporto tra Stato e Regioni dopo l'esito non confermativo del referendum sulla riforma costituzionale, anche a seguito delle iniziative intraprese nel corso del 2017 dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

L'articolo 116, terzo comma, della Costituzione prevede la possibilità di attribuire forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario (c.d. "regionalismo differenziato" o "regionalismo asimmetrico", in quanto consente ad alcune Regioni di dotarsi di poteri diversi dalle altre), ferme restando le particolari forme di cui godono le Regioni a statuto speciale (art. 116, primo comma).

L'ambito delle materie nelle quali possono essere riconosciute tali forme ulteriori di autonomia concernono:

  • tutte le materie che l'art. 117, terzo comma, attribuisce alla competenza legislativa concorrente;
  • un ulteriore limitato numero di materie riservate dallo stesso art. 117 (secondo comma) alla competenza legislativa esclusiva dello Stato:
  1. organizzazione della giustizia di pace
  2. norme generali sull'istruzione
  3. tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.

L'attribuzione di tali forme rafforzate di autonomia deve essere stabilita con legge rinforzata, che, dal punto di vista sostanziale, è formulata sulla base di un'intesa fra lo Stato e la Regione interessata, acquisito il parere degli enti locali interessati, nel rispetto dei princìpi di cui all'art. 119 Cost. in tema di autonomia finanziaria, mentre, dal punto di vista procedurale, è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti.

Dall'introduzione di tali disposizioni in Costituzione, avvenuta con la riforma del titolo V prevista dalla legge cost. n. 3/2001, il procedimento previsto per l'attribuzione di autonomia differenziata non ha mai trovato completa attuazione.

Il tema del riconoscimento di forme di «autonomia differenziata» ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione si è imposto al centro del dibattito sul rapporto tra Stato e Regioni dopo l'esito non confermativo del referendum sulla riforma costituzionale, a seguito delle iniziative intraprese dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Le prime due Regioni hanno infatti svolto il 22 ottobre 2017, con esito positivo, due referendum consultivi sull'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. La Regione Emilia-Romagna si è invece attivata, su impulso del Presidente della Regione, con l'approvazione da parte dell'Assemblea regionale, il 3 ottobre 2017, di una risoluzione per l'avvio del procedimento finalizzato alla sottoscrizione dell'intesa con il Governo richiesta dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

E' seguita la sottoscrizione – il 28 febbraio 2018 – di un accordo preliminare - come si può leggere sul sito della Camera - per l'attribuzione di maggiori forme di autonomia ai sensi dell'art. 116, comma terzo, della Costituzione tra il Governo e le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Successivamente, altre regioni hanno avviato, in tale quadro, un confronto con il Governo.

Caso (M5S): "Senza i soldi per l’attuazione, i LEP sono poco più di una scatola vuota" | L'intervista

Grande attenzione e preoccupazione relativamente al tema dell'autonomia differenziata è stata espressa dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle alla Camera. Lo scorso 23 novembre i 'pentastellati' hanno presentato, nel corso del 'question time' a Montecitorio, un'interrogazione al ministro Calderoli, con primo firmatario il deputato napoletano Antonio Caso. Con lui NapoliToday ha parlato dell'argomento autonomia. 

On. Caso, lei è stato il primo firmatario di una interrogazione parlamentare presentata nelle scorse settimane al ministro Calderoli relativamente alla questione dell'Autonomia differenziata. Sul tema lei si è espresso in maniera molto esplicita: "Quella bozza del ddl prefigura il rischio di spaccare ancora di più in due il Paese"...

"Il lupo perde il pelo ma non il vizio! La 'secessione del Nord' è stato il principio costitutivo della Lega, un obiettivo che quelli del 'carroccio', anche se a fasi alterne, non hanno mai smesso di perseguire. Con un Paese in forte difficoltà, con imprese e famiglie in ginocchio per il caro energia e l’inflazione galoppante, con una recessione in arrivo, l’ultima cosa di cui sentivano bisogno gli italiani era il 'blitz' del ministro Calderoli sull’autonomia differenziata. Una bozza di legge quadro presentata in fretta e furia che avrebbe portato, tra 12 mesi, a concedere alle Regioni l’esclusività su un numero indefinito di materie, senza preoccuparsi preliminarmente della necessaria ed essenziale eliminazione delle forti e storiche disuguaglianze esistenti tra le diverse parti del paese ed in particolare tra Nord e Sud. Ciò avrebbe determinato una sola cosa: chi ha già di più avrebbe avuto di più e chi è indietro, sarebbe finito ancora più indietro, spaccando definitivamente in due il Paese. Il tutto tra l’altro senza prevedere il pieno coinvolgimento del Parlamento".

Si è discusso molto e si continua a discutere della questione della definizione dei Lep. Quali sono i rischi in concreto per i cittadini di regioni come la Campania o altre del meridione a suo parere?

"I trasferimenti delle risorse economiche dallo Stato agli enti locali, che poi erogano i servizi ai cittadini (istruzione, salute, trasporti, assistenza sociale, ecc.) ancora oggi avvengono per lo più secondo il criterio della spesa storica. Semplificando al massimo: se in passato hai speso 100 per fornire un servizio, lo Stato continuerà a darti 100, ti darà zero se precedentemente spendevi zero. Dunque chi ha non ha avuto prestazioni e servizi continuerà a non averli. Ciò a causa del perdurante ritardo dello Stato nel definire i LEP, ossia i livelli essenziali di prestazioni e servizi da garantire in maniera uniforme su tutto il territorio, per assicurare a tutti i cittadini i diritti civili e sociali previsti in Costituzione. Semplificando ancora una volta: se per istruire un bambino di Brescia lo Stato spende 100, lo stesso deve fare per un bambino di Reggio Calabria. Finora non è stato così, determinando delle vere e proprie discriminazioni, in termini opportunità e di qualità della vita, tra i cittadini del Nord e quelli del Sud già fortemente penalizzati dallo storico ritardo nello sviluppo infrastrutturale e produttivo del Mezzogiorno. Dunque dare più potere alle regioni su determinate materie senza preliminarmente definire i LEP e soprattutto senza individuare le coperture economiche per la loro attuazione, il non prevedere meccanismi di perequazione per mettere le regioni sulla stessa linea di partenza, significherebbe relegare i cittadini del Sud in una condizione di 'serie B' da cui sarà praticamente impossibile uscire. Particolarmente preoccupante sarebbe la regionalizzazione dell’istruzione e della sanità, con le regioni più ricche che potranno offrire maggiori stipendi per docenti e medici, favorendo la 'fuga' verso il nord di quelli migliori. Questo creerebbe inaccettabili disparità di trattamento, ad esempio, tra un ragazzo iscritto a un liceo in Campania e uno che frequenta lo stesso istituto in Lombardia". 

Quanto sono importanti e significative le parole pronunciate nelle scorse settimane dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso del suo discorso all'assemblea Anci a Bergamo, sul principio della pari dignità dei cittadini sancito dalla Costituzione?

"Menomale che Mattarella c’è, mi viene da dire. Il Capo dello Stato è più volte intervenuto sulla questione sottolineando che «lo sviluppo dell'autonomia» e quindi della differenziazione delle competenze fra le varie Regioni non deve far venir meno «la garanzia, estesa all’intero territorio nazionale, dei diritti civili e sociali» e l'«attenzione alle esigenze perequative». Tanto più che i massicci finanziamenti previsti nel PNRR sono destinati esattamente ad accelerare l'infrastrutturazione del Paese colmando i divari esistenti, a partire proprio da quello tra il Nord e il Sud". 

È possibile e sarebbe opportuno secondo lei formare un fronte comune tra le forze progressiste per portare avanti queste 'battaglie' a tutela degli interessi del Mezzogiorno?

"Gli interessi del Mezzogiorno sono gli interessi del Paese. Rilanciare il Sud è indispensabile per rilanciare l’Italia intera e per continuare ad avere un ruolo di primo piano in Europa e nel mondo. Dunque tutti i partiti, ad eccezione naturalmente dei 'secessionisti' leghisti, le parti sociali e il mondo imprenditoriale dovrebbero collaborare per vincere questa difficilissima sfida". 

Quali sono le prossime iniziative che avete in cantiere per far sentire ulteriormente la vostra voce sulla questione?

"Stiamo portando la battaglia in Parlamento in occasione della Legge di Bilancio da approvare entro fine mese. Il governo, che non sembra affatto essere unito sul punto, ha deciso di stoppare il blitz di Calderoli inserendo in legge di bilancio un articolo dedicato, nel quale si pongono i LEP come precondizione indispensabile per procedere con l’autonomia differenziata. È un primo passo, ma attenzione: senza metterci i soldi per l’attuazione (parliamo di decine di miliardi), i LEP sono poco più di una scatola vuota. Inoltre, riteniamo indispensabile il pieno coinvolgimento del Parlamento in questo delicatissimo processo da cui dipendono le sorti del Paese. Abbiamo già presentato diversi emendamenti per provare a 'stanare i lupi'. Personalmente ho anche il forte timore che la non unità della maggioranza sul tema sia solo fittizia e serva a nascondere un 'baratto' tra Lega e FDI: l’autonomia in cambio del presidenzialismo. Naturalmente ci opporremo con tutte le nostre forze". 

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