Patrizio Rispo su Un Posto al Sole: "Raffaele Giordano mi ha cambiato la vita"

In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, l'attore napoletano ha ripercorso i suoi primi approcci alla Rai e soprattutto spiegato quanto Upas è amato all'estero

"La mia passione per la recitazione è esplosa mentre ero al liceo e iniziai a frequentare proprio gli studi della Rai di Napoli, interpretando piccoli ruoli o facendo la comparsa in molti sceneggiati degli anni Settanta". Patrizio Rispo, il Raffaele Giordano di Un Posto al Sole, si racconta così al Corriere del Mezzogiorno in un'intervista in cui ha parlato del suo rapporto con la soap che lo ha reso famoso.
"Una palestra meravigliosa in una Rai che era tempio della narrazione televisiva - racconta - Mai avrei immaginato di ritornare in quei luoghi venti anni più tardi per un ruolo che avrebbe cambiato la mia vita". Attore di teatro, di cinema e poi di tv, cabarettista, persino stuntman. Rispo ha fatto di tutto. E poi è arrivato il ruolo del portiere di Palazzo Palladini, di cui è felice ed orgogliosissimo.

Sono tantissimi gli aneddoti che racconta l'attore, tutti a dimostrare quanto il pubblico non soltanto italiano ama la soap made in Naples.

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"Mi trovavo in un piccolo e affollato ristorante in Vietnam, ai confini con la Cina - spiega al Cormez - Stavo mangiando e a un tratto sentii la sigla di apertura di “Un posto al sole” provenire dalla sala accanto. Si alzarono tutti per andare a vedere la puntata della soap. Mi alzai anche io, non credevo ai miei occhi. Erano letteralmente incollati al televisore!". "Quando mi mostrano le aree del mondo in cui il pubblico vede “Un posto al sole", mi sembrò di trovarmi davanti alla mappa del Risiko - prosegue Patrizio Rispo - Dall’Ucraina alla Cina, per non parlare degli Stati Uniti d’America: l’abbraccio del pubblico degli Usa è incredibile. Siamo andati in tour molte volte lì a incontrare i telespettatori. Ogni giorno mangiavo in una casa differente ed ero accolto con un affetto davvero incredibile. Grazie alla nostra soap molti italoamericani di terza o quarta generazione si sono riappropriati della lingua italiana e napoletana".

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