Martedì, 16 Luglio 2024
L'intervista

Da Mare Fuori alla mini serie sul caso Claps: a tu per tu con Vincenzo Ferrera

Il suo Beppe Romano, l'educatore idealista e punto di riferimento per i ragazzi protagonisti della serie fenomeno, conquista tutti gli spettatori, tanto che non mancano lettere di persone che grazie al suo personaggio vogliono dare una mano nei penitenziari

La sparizione di Elisa Claps e il ritrovamento del suo cadavere 17 anni è stato un caso che è andato ben oltre la cronaca nera e quella giudiziaria. In pochi non lo ricordano e tra questi ci sono i giovanissimi che oggi hanno poco più dell’età di Elisa quando è stata ammazzata da Restivo. Dolore, rabbia e omertà dietro quel delitto che inizia con l’inspiegabile scomparsa della giovane studentessa, la mattina del 12 settembre 1993 per andare in chiesa. La drammatica soluzione arriva nel marzo del 2010 quando il suo corpo viene ritrovato, ormai mummificato, nel sottotetto di una chiesa di Potenza. Una storia ricca di colpi di scena, depistaggi, segreti ed errori commessi durante le indagini. Un caso che probabilmente si sarebbe potuto chiudere dopo pochi giorni, ma che si trasforma in un giallo durato più di diciassette anni, permettendo al killer, Danilo Restivo, di uccidere ancora in Inghilterra mutilando la sua vicina di casa, fatto che in qualche modo porterà a capire cosa fosse successo.

Tutto questo è raccontato nella miniserie in tre puntate "Per Elisa - Il Caso Claps", in onda da questa sera su Rai1 per la regia di Marco Pontecorvo. In modo rispettoso e fedele si ricostruisce l’intera vicenda restituendo la tenacia e il coraggio della famiglia Claps guidati dalla madre Filomena e, principalmente, dal fratello maggiore di Elisa, Gildo che all’epoca dei fatti aveva 24 anni. Loro non si sono mai arresi anche di fronte ai depistaggi che furono tanti e in questa serie si vede tutto ciò con estremo rispetto come ha anche dichiarato lo stesso Gildo.

Un crime realistico

È una serie in pieno stile crime realizzata in modo realistico e asciutto scandagliando nei meandri della personalità dei personaggi per raccontarli al meglio, dandogli sfumature e profondità per renderli veri e tridimensionali. Ognuno di loro, vittima o carnefice, ha reagito a quell’evento drammatico in maniera differente dove emergono due gruppi familiari: quello di storia di Gildo Claps e della sua famiglia che hanno avuto la forza interiore di affrontare la lunga e dolorosa battaglia per la verità, entrando anche in conflitto con chi quella battaglia voleva frenarla. Poi c’è quella del principale indiziato, Danilo Restivo fatta di contraddizioni, segreti, rimozioni e omissioni.

Per raccontare questa vicenda Pontecorvo sceglie un cast talentuoso, composto da volti famosi che sono tra i protagonisti di due delle serie fenomeno degli ultimi anni: Gianmarco Saurino di DOC che interpreta Gildo Claps, Giacomo Giorgio e Vincenzo Ferrera che sono due interpreti iconici di Mare Fuori e che in Per Elisa interpretano rispettivamente Luciano e Antonio Claps.

Giacomo Giorgio_Vincenzo Ferrera_Anna Ferruzzo

Nell’attesa dell’anteprima dei primi due episodi di Mare Fuori 4 ad Alice nella Città, la sezione collaterale della Festa del Cinema di Roma, in cui vedremo Ferrera di nuovo nei panni di Beppe Romano affrontare tra commedia e drammatico la sua missione come educatore e anche figura paterna dei ragazzi dell’istituto penitenziario minorile, da questa sera lo vedremo in quelli del padre di Elisa, Antonio. E’ un malinconico, drammatico che ricostruisce la figura di Antonio Claps, che è stata la figura che più è rimasto schiacciato dal dolore della perdita della figlia, arrendendosi lasciandosi sopraffare dagli eventi.

A poche ore che gli spettatori vedano Per Elisa e a pochi giorni della trepidazione che anche le prime puntate di Mare Fuori 4 siano consegnate al pubblico della kermesse internazionale, Vincenzo Ferrera ci parla delle due produzioni.

L'intervista a Vincenzo Ferrera

Ferrera, quanto è stato essenziale anche il confronto con la famiglia di Elisa Claps per strutturare il personaggio di Antonio Claps che in tutta questa vicenda è la persona che ha scelto di stare in ombra, mantenendo il riserbo del suo dolore, restandone atterrito?

“Guarda noi non abbiamo avuto contatti continui con la famiglia. Gildo Claps era molto molto felice che si parlasse finalmente di suo padre. In tutta questa faccenda lui è stata una figura abbastanza dimenticata non meritava che andasse in oblio da parte di tutti, ma, giustamente, Antonio è andato in depressione quando Elisa è scomparsa. È un uomo che si è arreso. Era l’unica figlia femmina che aveva e, quindi, si è chiuso nella sua bolla. Gildo era molto contento. Ogni volta che ci guardavamo lui si commuoveva. Quindi non avevo neanche il coraggio di poter chiedere ‘ma com'era papà?’. Io ho cercato di portare la mia esperienza personale di papà di un ragazzo di quindici anni e di cercare di immaginarmi cosa avrei potuto provare io in una condizione del genere. Gildo Claps ha visto la serie e mi rincuorano le sue parole. Mi ha detto che, più o meno, io gli ho restituito il padre”.

Una mini serie sul caso Claps, inevitabilmente riconduce a questioni che purtroppo sono ancora attuali. Intensifica anche il dibattito riguardo le pene da dare per questi tipi di crimini. Quindi, serie tv di questo tipo contribuiscono a dare scossoni decisivi per tenere la luce costantemente accesa su situazioni ancora non chiarite e argomenti così spinosi?

“Assolutamente se hanno una funzione super sociale.  Diciamo che avviene quando una serie televisiva è fatta in maniera estremamente professionale, seguendo anche quelle che sono le indicazioni di una famiglia, cosa che non è scontata che venga sempre fatta. Nel caso della realizzazione di Per Elisa, abbiamo veramente seguito e avuto rispetto delle indicazioni date dalla famiglia. Lo stesso Gildo dice che è realistica, avvicinandosi di più alla realtà e alla verità. Quindi, quando si tratta di far uscire una serie del genere fatta in questa maniera, allora sì, tutto questo può ritagliare le coscienze, può riportare alla memoria quello che è successo. Non dico di far uscire delle risposte che ancora purtroppo non arrivano e credo non arriveranno mai. Però il fatto che se ne parli è fondamentale, è come dire che noi non dimentichiamo.”

Poi se è realizzata da interpreti anche molto noti come te e Giacomo Giorgio che venite, appunto da Mare fuori e Gianmarco Saurino che viene DOC, volti molto conosciuti per serie di successo, aiutando invogliare a vedere storie tratte da storie vere, avvicinando anche un pubblico più giovane che non conosce fatti di cronaca anche se quando accaduti molto famosi.

“Questo è molto utile anche se siamo assolutamente irriconoscibili grazie al trucco, però, credo che sia giusto cavalcare il momento di altissima popolarità per me. Credo che sia giusto veicolare il racconto di alcune storie attraverso gli attori che in questo momento hanno questo picco di notorietà perché, ovviamente, raccolgono attorno a sé ragazzini che non hanno neanche idea di chi fossero Elisa Claps o altre persone”.

Tra qualche giorno alla Festa del cinema di Roma all’interno della sezione collaterale Alice nella città, saranno presentati in anteprima i primi due episodi di Mare Fuori 4 che poi andrà con l’arrivo del 2024. C’è un po' di ansia del primo feedback che avrà con il pubblico visto che c’è tanta attesa dopo il boom dello scorso anno?

“Sì certo l'ansia c'è. Ma posso dirti la verità? Siamo abbastanza coscienti del fatto che ogni storia, ogni evento, ogni magia ha un ciclo, quindi noi non ci pensiamo minimamente anche se bisogna sempre puntare a quell'apice dove è arrivato. Avendo un ciclo, inevitabilmente, prima o poi chiuderà e può essere che deluderà. Fa parte della vita tutto ciò. Quindi io non so la quarta stagione come andrà. A grandi aspettative, se riusciremo ad essere vincenti anche questa volta ben venga altrimenti, se così non dovesse essere, credo che sia un fatto estremamente naturale che capitato a tutto le serie televisive di successo.”

Ovviamente, Per Elisa e Mare Fuori sono due serie diversissime ma in comune che si focalizzano molto sul rapporto tra generazioni diverse. Il caso ha voluto che tu sia in entrambe. In generale, nell’ultimo periodo, sono un bel po' le produzioni sia italiane che straniere che mettono l’accento sul confronto tra giovani e genitori o coloro che vedono come tali…

Non ci avevo pensato ma è verissimo. Non so darti una risposta su questo però posso dire che effettivamente è un periodo in cui le serie televisive e il cinema puntano molto sul rapporto con i genitori. Ce ne stanno veramente decine e decine. Forse è un momento in cui ci si è ritrovati a pensare che è indispensabile parlarne che è un periodo, Non so, forse anche l'avvento dei social c’entrano, però so che hai ragione su questo e non è un caso che avviene tutto ciò. Ti faccio un esempio: già il fatto che io faccia provini continuamente per fare i papà, quindi, un motivo ci sarà.”

Leggendo una tua precedente intervista mi ha colpito un aneddoto che hai raccontato legato al personaggio di Beppe Romano di Mare Fuori: un fan della serie ti ha scritto che grazie al personaggio di Beppe ha deciso di diventare un educatore per lavorare nei penitenziari. E’ un bel riconoscimento anche perché per merito della serie si mette in evidenza il lavoro fatto dagli educatori che sono dei veri angeli nascosti ma che danno loro stessi soprattutto negli istituti che hanno in custodia i minori.

“Sono rimasto stupito perché era la prima lettera che mi arrivava. Ne sono arrivate decine e decine di gente che non solo gli educatori stessi mi ringraziavano. Non so di cosa perché io credo di aver avuto fortuna dato che io non ho fatto nessuno studio sugli educatori e prima di allora non ho girato le carceri minorili quindi io ho portato sempre la mia esperienza di vita. Si è creata una magia coi ragazzi, è andata bene cos. Mi diverto a interpretare Beppe, è un personaggio che unisce il dramma e la commedia.  Gente che vuole iniziare a fare un educatore grazie a Mare Fuori e a Beppe mi ha fatto pensare che la mia è diventata una responsabilità etica a questo punto. È passato un messaggio che va oltre il gioco della recitazione. Dà soddisfazione. Significa che ho toccato una corda perché quando il tuo mestiere diventa ampio qualcosa di significativo ci invitano negli IPM, ma anche nelle carceri di massima sicurezza. Si va quindi ben oltre il gioco del mestiere dell’attore. A me fa piacere”

Voi di Mare fuori state assaporando la celebrità e il successo in varie età: ci sono dei ragazzi appena ventenni, quelli vicino ai 30 e poi ci sei tu che rappresenti gli over 40. Anche in questo caso tra voi c’è un confronto nel modo di vivere e approcciarsi un momento così soddisfacente. Qual è il tuo punto di vista e che consiglio dai ai ragazzi con cui condividi il set della serie?

“Ti ringrazio per la delicatezza ma ora sono 50 anni (ride ndr.) Ti dico la verità, meglio adesso che la mia è una carriera fatta da zero dove c’è anche tanto teatro. Mi sembra che abbia una coerenza con il mio percorso. Scalino, dopo scalino, lavorando ogni anno, sulle tavole del palcoscenico. Ho lavorato con gli artisti più grandi che abbiamo in Italia italiano dove con il tempo c’è stato anche qualche film, qualche serie televisiva, quindi mi sembra poi alla fine sia arrivato una giusta ricompensa per i miei sacrifici a cinquant'anni. Credo che per i ragazzi partire al contrario possa essere molto complicato. Perché è un mestiere tanto difficile fatto di compromessi di tante attese e di grandi delusioni per l'ottanta per cento. Quindi è ovvio che su venticinque ragazzi ci sarà una selezione anche da parte loro probabilmente: ci sarà chi deciderà di non fare più l'attore o chi si arrenderà. Sono molto preoccupato quando arriva un successo così grande e bello ma non è bello allo stesso tempo perché bisogna anche sapere avere gli strumenti per reggerlo. Io consiglio a chi davvero ha voglia di continuare su questa strada di studiare tanto e di mettersi all’ascolto…”.

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