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Le Stazioni dell'Arte | Animali, stelle e spirali in neon: ecco Vanvitelli

Luminosi gli spazi architettonici degli interni grazie a un uso attento e sapiente dei colori, dal blu al giallo, dal lilla alle diverse tonalità di grigio

Le Stazioni dell’Arte a Napoli nascono da un progetto promosso dall’amministrazione comunale nel 1995 per rendere i luoghi della mobilità più attraenti e offrire a tutti la possibilità di un incontro con l’arte contemporanea.

Gli spazi interni ed esterni delle stazioni hanno accolto, con il coordinamento artistico di Achille Bonito Oliva, circa 200 opere di 100 tra i più prestigiosi autori contemporanei, costituendo uno degli esempi più interessanti di museo decentrato e distribuito sull’intera area urbana, un museo che non è spazio chiuso, luogo di concentrazione delle opere d’arte, ma percorso espositivo aperto, per una fruizione dinamica del manufatto artistico.

Tra queste c'è la Stazione Vanvitelli, progettata dall’architetto Michele Capobianco e aperta al pubblico nel 1993. La stazione, tra il 2004 e il 2005 è stata interessata da un’operazione di restyling (a cura di Lorenzo e Michele Capobianco e con la consulenza artistica di Achille Bonito Oliva) che ne ha rinnovato gli ampi ambienti in modo da accogliere le opere di otto maestri dell’arte contemporanea. Gli spazi architettonici degli interni sono definiti attraverso un uso attento e sapiente dei colori, dal blu al giallo, dal lilla alle diverse tonalità di grigio.

Nello scenografico atrio d’ingresso troviamo l’ironica installazione di Giulio Paolini, un masso che sembra infrangere il recinto trasparente nel quale è imprigionato. I due corridoi laterali ospitano da una parte la lunga striscia di Vettor Pisani, sintesi enigmatica e suggestiva di immagini di epoche e stili diversi, e dall’altra le fotografie delle architetture della città di Napoli di Gabriele Basilico e di Olivo Barbieri. Sulla volta blu del piano inferiore si dispiega la spettacolare spirale in neon azzurro di Mario Merz. L’opera prosegue sulla parete verticale di fondo con una teoria di animali preistorici.

Alle pareti laterali, due grandi stelle in acciaio di Gilberto Zorio. Le “bocche di luce” di Gregorio Botta, collocate all’incrocio tra la direzione "Garibaldi" e quella “Piscinola”, valgono come “segnale di rallentamento” nel percorso della stazione, invitando a guardare all’interno degli otto cilindri. Al piano banchina, infine, ci sono i due grandi mosaici di Isabella Ducrot.

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