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2.5 milioni di euro di fondi per chi denuncia strozzini ed estorsori

I fondi messi a disposizione dalla Regione Campania per l'inedito progetto di tutoraggio sociale promosso dalla Commissione regionale anti racket e realizzato da Confesercenti e Sos impresa

E' stato presentato da Confesercenti Campania e SOS impresa un inedito progetto di solidarietà sociale per contrastare il racket e l'usura, destinato a diventare modello nazionale.

Finanziato dalla Regione Campania, il progetto è incentrato sulla figura, ad oggi inedita in Italia, del Tutor di Prevenzione e Solidarietà per chi è vittima del racket e/o dell'usura oppure rischia di diventarlo a causa del sovra indebitamento.

Molte gli elementi di novità dell'iniziativa: innanzitutto, ai fini dell'azione di sostegno, non viene fatta distinzione tra operatori economici e famiglie. Sono poi utilizzati contestualmente sia gli strumenti della prevenzione che quelli della solidarietà. Il tutoraggio, infine, consiste sia nell’erogazione di servizi sia nel sostegno qualificato - attraverso la consulenza di esperti, dagli psicologi ai legali - per la soluzione delle criticità.

Vincenzo Schiavo, presidente Interregionale di Campania e Molise di Confesercenti ha sottolineato: "la legalità, come uno tsunami, deve coinvolgere il nostro territorio".

L'iniziativa può contare su circa 2.5 milioni di euro di fondi regionali che sono a disposizione degli imprenditori che denunceranno strozzini e criminali. 

Alla presentazione ufficiale del progetto Franco Malvano Commissario antiracket e antiusura della Regione Campania che ha promosso e sostenuto l'iniziativa, Luigi Cuomo Presidente nazionale di SOS IMPRESA-Rete per la legalità e Anna Paola Porzio già Prefetto e attualmente commissario nazionale di Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. "E’ fondamentale che la vittima che denuncia non venga mai lasciata sola - ha spiegato Porzio - capita che, in serie, spariscano prima i parenti meno vicini, poi gli amici, quindi i clienti: in questo modo il denunciante diventa vittima due, tre volte. E in quella solitudine che avvengono i drammi. Questo progetto penso possa essere un modello di riferimento ripetuto anche in altre regioni, a partire dal Lazio. perché è prezioso ed essenziale fare Rete".

Numerosi i presenti tra cui Edoardo Ammendola, amministratore della storica pizzeria Di Matteo, vittima di usura che ha raccontato la sua esperienza: «Pagare il racket significa umiliarsi ogni volta. Inizialmente non denunciavamo perché non credevamo che lo Stato esistesse. Ci siamo dovuti ricredere. Invito chiunque sia oggi nella condizione in cui siamo stati noi a denunciare»

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