Un tuffo nel FEAMP per salvare il mare e i pescatori

L'intervista

(foto Rosario Balestrieri)

La pesca, allevamento di mitili ed in generale le risorse marine rappresentano per Napoli e la Regione Campania una importante opportunità produttiva, economica, occupazionale e sociale che può essere colta attraverso innovazione, sviluppo e sostenibilità dei processi produttivi.

La nostra costa è caratterizzata da una diffusa attività di pesca artigianale, ricca di tradizioni gastronomiche e culturali e da una attività di pesca semi-industriale ed industriale che operano in un sistema naturale complesso. Nell’area infatti coesistono Aree Marine Protette, Zone di Tutela Biologica, siti contaminati, importanti flussi turistici legati all’utilizzo del mare, pesca illegale, attività portuali consistenti, nautica da diporto e altre importanti attività produttive a diretta fruizione del mare.

C’è un progetto, il FEAMP, che ha come sfida quella di far transitare l’attuale modello di gestione di pesca ed acquacoltura campana verso un nuovo modello che porti ad uno sviluppo sostenibile da un punto di vista economico ed ambientale, in un contesto globale di Blue Growth, la “Crescita Blu” voluta dall’Unione Europea. 

Cerchiamo di capire in che consiste questa sfida, chiedendolo a Simonetta Fraschetti, Coordinatore Scientifico del Progetto e Professore Ordinario di Ecologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Che cosa è il FEAMP?

"L’acronimo significa, Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca ed ha la finalità di promuovere una ripresa basata sulla crescita e l’occupazione in Europa. La partnership vede la Stazione Zoologica di Napoli Leader del Progetto con due Coordinatori Scientifici (Dr Francesco Colloca di SZN e la sottoscritta della Federico II) e otto partner: Federico II, CNR, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Università degli Studi del Sannio, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Università degli Studi della Campania Vanvitelli, ENEA, INGV. Un partenariato ampio fortemente voluto dal Presidente di SZN Prof Roberto Danovaro e dal Direttore della Fondazione Dr Vincenzo Saggiomo”.

Quali risultati vi aspettate di raggiungere?  

“I risultati attesi sono tanti considerato anche che i gruppi e le competenze sono moltissime.

1) avere indicazioni su una pesca più sostenibile ed a basso impatto sull'ambiente a scala regionale;

2) predisporre una carta vocazionale degli usi del mare e delle acque interne, con particolare riguardo alle zone da assegnare all’acquacoltura ma con un occhio attento alla conservazione del territorio e alle sue emergenze naturalistiche;

3) individuare un nuovo modello di governance, al fine di supportare le imprese di pesca e acquacoltura ad adeguarsi alle sfide comunitarie;

4) migliorare la tracciabilità delle produzioni ittiche campane”.

Qual è l’aspetto più innovativo del progetto?

“Sarà quello di fornire una carta vocazionale attraverso uno studio multidisciplinare che tenga conto dei conflitti tra usi antropici e conservazione dell’ambiente. Oltre a questo il progetto potrà supportare un cambiamento di visione in linea con le esigenze della Crescita Blu (più opportunità di lavoro dal mare) ma attento alle emergenze naturalistiche della regione Campania, che a questo punto avrebbe uno strumento di gestione delle coste unico in Italia".

Qual è la criticità più importante che avete riscontrato fino ad ora?

“La pesca illegale del dattero di mare è stata riconosciuta come una delle pratiche più distruttive per gli ambienti rocciosi superficiali e sembra essere nuovamente molto attiva lungo le nostre coste. Va fermata. Il progetto può fare molto in questo senso”.

I nostri lettori possono fare qualcosa per aiutarvi a salvaguardare il mare?

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“Il progetto include un forte coinvolgimento dei cittadini nella tutela ambientale. In generale tutto ruota attorno lo sviluppo di buone pratiche per la gestione sostenibile di pesca ed acquacoltura. Il sogno è di mettere tutti nelle condizioni di essere sentinelle del mare e ambasciatori della cultura della pesca e della difesa ambientale". 

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