Filtri di plastica sulle spiagge, Codacons: “Chi gestisce l'impianto dovrà pagare i danni”

Mentre il giallo dei “filtri a biomassa adesa” è stato risolto (provenivano da un impianto di depurazione del Sele), l'associazione dei consumatori chiede i risarcimenti

Risolto il giallo dei dischetti di plastica apparsi la scorsa settimana in diversi tratti costieri del Tirreno, in particolar modo a Ischia.

Le capitanerie di porto di Napoli, Salerno e Gaeta sono risalite ad un'area particolarmente colpita dal fenomeno, nei pressi di un impianto di depurazione del fiume Sele. I dischetti altro non erano che dei filtri di una vasca di depurazione, che aveva ceduto riversandoli nel fiume e quindi poi a mare. I “filtri a biomassa adesa”, appunto quelli che avevano invaso le spiagge della Campania, vengono solitamente utilizzati per la depurazione delle acque reflue.

Il mistero dei "dischetti fantasma" sulle spiagge campane

Mentre proseguono le attività di accertamento in zona, le informazioni raccolte sono state comunicate all'Autorità Giudiziaria di Salerno che ha assunto il coordinamento delle indagini, quindi delegate alla capitaneria di porto di Salerno.

Codacons chiede i danni

“La società che gestisce l’impianto di depurazione dovrà rispondere dei danni arrecati all’ambiente”, ha intanto comunicato attraverso una nota il Codacons. “Nei giorni scorsi con un esposto alle Procure di Napoli, Salerno, Latina, Roma, Civitavecchia e Grosseto avevamo chiesto di aprire indagini sul territorio alla luce dell’ipotesi di disastro ambientale – spiega il presidente Carlo Rienzi – Ora che è stata accertata l’origine dei dischetti, la magistratura dovrà indagare la società responsabile dell’impianto ubicato nella foce del Sele alla luce delle responsabilità legate al grave incidente, e gli operatori turistici e i soggetti danneggiati potranno costituirsi parte civile in un eventuale procedimento penale”.

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“La stessa azienda dovrà farsi carico delle spese di bonifica e depurazione delle coste invase dai filtri in plastica – conclude Rienzi – e risarcire i danni provocati alla flora, alla fauna e all’ambiente delle aree coinvolte”.

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