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Covid-19, la formazione tra crisi e opportunità: intervista ad Andrea Pitasi

Il noto studioso di processi e scenari globali in quest'intervista esclusiva parla delle sfide evolutive imposte dal Covid-19

A partire dall’emanazione del decreto #IoRestoaCasa da parte del Consiglio dei Ministri in materia di spostamento delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale si è prodotto un cambiamento improvviso e radicale delle abitudini e degli stili di vita degli italiani con una drastica riduzione di ogni forma di socialità, mutamenti nell’interazione sociale e nella tenuta e organizzazione del lavoro e della formazione. Il blocco di ogni forma di contatto e attività determinato dal Coronavirus sta mettendo l’Italia di fronte a un’emergenza che non è solo sanitaria, ma anche economica e sociale.

Come sta reagendo il mondo della formazione

"Il mondo della didattica non si è fermato. Sono moltissime le scuole e le università che hanno continuato a erogare il servizio online, attraverso piattaforme digitali e conference room. Tra le Università quella napoletana l'Orientale ha lanciato una sfida ulteriore: per la prima volta ha dato la possibilità di mettere in rete, in modalità web un laboratorio pratico e in particolare mi riferisco al "Laboratorio di Produzioni audiovisive teatrali e cinematografiche" diretto dal lungimirante professore e videomaker Francesco Giordano, che ha messo a disposizione le sue competenze sviluppate con l'associazione culturale Ved e la webtv dell'associazione. Una sfida audace in un mondo culturale e accademico destinato a mutare, ma che davanti alla biforcazione in cui si trova deve scegliere come evolvere e in primis i ragazzi vanno educati, un termine che deriva da educere, tirar fuori. Dobbiamo aiutarli a tirare fuori il meglio. "Serve una visione, comune e condivisa, da cui partire" sostiene Francesco Giordano, secondo cui: "ci vuole una didattica interattiva e personalizzata, ma l'attività pratica e la conoscenza prodotte dall'interazione non potranno mai essere completamente sostituite".

Abbiamo provato ad affrontare queste tematiche con Andrea Pitasi, professore associato di Sociologia Giuridica, della Devianza e del Mutamento Globale dell'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti, Presidente di World Complexity Science Academy, è stato Guest Editor di World Futures pubblicato da Taylor & Francis, studioso, analista, che ha pubblicato, tra gli altri lavori, il volume " Systemic Shifts in Sociology: Essays on World Order Model Design" e "Ipercittadinanza, strategie sistemiche e mutamento globale".

- Professore può la tecnologia colmare la presenza in aula e l'apprendimento che si costruisce in un ambiente di scambio e relazioni sociali?
 "Nelle organizzazioni, gli estintori non servono a prevedere quando ci sarà un incendio, bensì ad intervenire in caso di incendio. La sensazione è che molte organizzzioni, per mantenere la metafora, fossero sprovviste di estintori e che solo ad incendio scoppiato siano stati andati a prendere quando essi avrebbero dovuto far parte della routine organizzativa da anni, se non decenni. Fuor di metafora, il cambiamento tecnologico è anche cambiamento organizzativo e di mentalità e le tecnologie digitali applicate alla didattica-in forma blended (miscelata) o totalmente digitale - riconfigurano la didattica stessa per cui non si tratta di colmare lacune quanto piuttosto di cambiare approccio , metodologie, il senso stesso del processo di costruzione della conoscenza. Dall’inizio del XX secolo abbiamo avuto almeno 6 pandemie o grandi epidemie. Sgradevoli certo ma non così imponderabili, invece si sta accelerando la didattica digitale in tempo di Covid come se il digitale fosse ancor oggi una radicale innovazione e il Covid fosse la prima pandemia nella storia dell’umanità. Casi di eccellenza che fanno eccezione per fortuna non mancano ma si erano già digitalizzati da tempo, con o senza Covid".

- Professore possiamo pensare a nuove forme di sapere costituite attraverso "comunità di pratica" virtuali?
"Certamente. Ma la digitalizzazione delle comunità di pratica funziona nella misura in cui s’intreccia con cosmopolitismo, globalizzazione e procedure cumulabili di conoscenza. Faccio un esempio. I media spesso danno un’idea della scienza come se fosse “giochi senza frontiere" ove ogni nazione gareggia contro l’altra ad esempio in cerca del vaccino del Covid ma la scienza, che non è priva di competizione, non è nazionalista, non compete in base alle nazionalità degli studiosi, e non esiste un rimedio tipicamente “italiano", “cinese" oppure “olandese". Gli scienziati accumulano, selettivamente, conoscenze valide attraverso procedure, protocolli e sistematizzazioni che se fossero locali perderebbero credibilità. Questo vale anche a livello di studenti universitari o addirittura liceali. Un’aula digitale serve soprattutto ad aumentare globalizzazione e cosmopolitismo della classe rendendo sempre più veloce la conoscenza di molti luoghi in un solo punto: l’aula. La digitalizzazione della didattica per venire incontro a studenti-lavoratori locali non è sbagliato ma è del tutto riduttivo e insufficiente".

- Se dovesse fare una previsione se e quanto il mondo accademico e più in generale il settore della cultura ad ampio spettro risentirà di questa crisi o se rappresenterà un'opportunità per ripensare le proprie modalità di agire e sopravvivere in un mutato scenario locale e globale.
"La vedo come una grande opportunità per i motivi anzidetti: intrecciare davvero digitalizzazione - cosmopolitismo - globalizzazione per avere conoscenza proceduralmente costruita in modo trasparente, valido e cumulabile (poi c’ è sempre la possibilità della falsificazione che liquida conoscenze superate). Il rischio però è che “passata la festa si cerchi di gabbare il santo" e che passata la crisi pandemica si cerchi di ripristinare il solito, vecchio tran tran fino alla nuova crisi quando toccherà di nuovo andare a cercare, disperatamente, gli estintori".

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