Napoli: un “Giro” in bicicletta tra storia, attualità ed innovazione

Napoli: un “Giro” in bicicletta tra storia, attualità ed innovazione La biciclettata contro la poliomielite promossa dai Rotary napoletani

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Impegno umanitario, cultura e sport, tutto nell'iniziativa Napoli: un "Giro" in bicicletta. Il Giro d'Italia, che dopo 50 anni parte di nuovo da Napoli e la lotta per l'eradicazione mondiale della poliomielite condividono, almeno per un giorno, la stessa casa: la città di Napoli ed il suo magnifico sfondo, incorniciato tra il Vesuvio e la collina di Posillipo. E quale occasione poteva essere migliore per mettere sotto la lente d'ingrandimento anche un fenomeno, come quello legato alle due ruote ecologiche, fortemente legato all'attualità ed allo sviluppo del territorio regionale? Ci hanno pensato i Rotary club partenopei, sotto la spinta del Club Napoli Est, che in collaborazione con la Mostra d'Oltremare e con l'associazione WIlma Rudolph - Idee per lo sport, la cultura e il turismo (che deve il suo nome all'atleta di colore olimpionica a Roma '60 che fu colpita dalla polio) hanno dato vita ad una manifestazione divisa in più momenti, iniziata con una pedalata nella tanto discussa pista ciclabile da piazza Vittoria alla Mostra d'Oltremare e proseguita con il convegno intitolato "Incontro con il Giro, pensieri ed immagini storiche di Napoli e del Giro d'Italia". Durante tutta la giornata, poi, l'impegno umanitario, con la vendita di beneficenza dei biglietti per partecipare all'estrazione finale di una city bike ed altri premi che ha chiuso la giornata.

La storia del "ciclista" in Campania è antica ed intensa: figure mitiche legate a questo sport come Coppi e Bartali, come Merckx, Gimondi e Moser (solo per citarne alcuni) non hanno lasciato le loro tracce solo sull'Izoard o sullo Stelvio, o ancora sui pavé delle regioni franco-belghe, ma anche sulle strade campane. Tanti dunque i temi sul banco durante l'incontro svoltosi alla Mostra d'Oltremare, dove hanno preso la parola Vincenzo Pennone, John Mackintosh Foot, Sergio Giuntini, Marco Pastonesi e Maurizio Luzzi, oltre a Francesco Socievole e Giuseppe Nardini in rappresentanza del Rotary ed Andrea Rea, presidente della Mostra d'Oltremare. Giornalisti, storici, sociologi, ma anche imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e testimonianze storiche hanno voluto riunire insieme tutte le possibili componenti della diffusione sportiva e turistica.

Secondo il Prof. Mackintosh Foot dello University College of London "il Giro d'Italia rappresenta uno strumento cruciale per comprendere i cambiamenti dell'Italia nel suo complesso: nella cultura, nella storia, nella geografia. Questa celebre gara ha contribuito in modo decisivo alla creazione di un'identità nazionale, ma ha anche posto le premesse per (e ha rivelato) una serie di rivalità locali e personali. Le biografie e le storie del ciclismo italiano rispecchiano la storia e la biografia del Paese e la storia di questo sport è tutt'ora centrale nell'attualità italiana perché legata a doppio filo al cambiamento culturale, economico e sociale in atto in Italia nel suo complesso".

Sergio Giuntini, docente all'Università di Tor Vergata e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Storia dello Sport, ha proseguito il discorso del Giro come espressione dei cambiamenti italiani, ma in una chiave più politica con il suo intervento sulla bicicletta come mezzo di emancipazione sociale e politica. "Il movimento dei Ciclisti rossi, un'organizzazione del Partito socialista ampiamente diffusa prima dell'avvento del fascismo e dalle funzioni simboliche e coreografiche, aveva un ruolo centrale, ad esempio, nei cortei del 1° Maggio". Giuntini ha poi toccato il tema della bicicletta e la Resistenza: "non solo i gruppi partigiani (GAP in particolare), fecero ampio ricorso alle biciclette nella lotta di Liberazione nazionale, ma anche alcuni campioni del ciclismo italiano presero parte attiva alla Resistenza". Ma l'apice della questione politco-ideologica legata al Giro d'Italia ha raggiunto sicuramente il suo apice nelle edizioni dal 1946 al '48: "all'acme della popolarità, fortemente sovraccaricata di significati simbolici, del dualismo Bartali (cattolico) - Coppi (comunista)".

Il tema affrontato da Marco Pastonesi, giornalista della Gazzetta dello Sport, è stato quello dei gregari: "assistenti, compagni, servitori, cabarettisti, badanti, sono loro gli autentici protagonisti del ciclismo. Da Carrea a Cheula, dal Giro d'Italia al Giro del Burkina Faso, questi veri e propri "proletari in bicicletta" hanno contribuito ad alimentare il fascino del ciclismo con le loro avventure e sventure".

A chiudere gli interventi è stato Maurizio Luzzi, Coordinatore del Settore Giovanile Nazionale della Federazione Ciclistica Italiana. Luzzi ha voluto ribadire le attività svolte dalla Federazione a sostegno delle attività non solo agonistiche, ma anche legate al tempo libero ed al turismo. "E' importante sottolineare - ha dichiarato - che tutte le iniziative promosse sul territorio, hanno sempre forti collegamenti con importanti tematiche sociali, quali: l'educazione stradale, la conoscenza e tutela dell'ambiente e l'apprendimento di corretti stili di vita. La bicicletta in questo senso è uno straordinario strumento per sensibilizzare le coscienze di "tutti" su temi che ci toccano da vicino. Proprio su queste premesse la Federazione Ciclistica sta portando avanti due progetti: le Scuole di Ciclismo e le Guide Ciclosportive, esperti formati attraverso specifici corsi Federali in grado di fornire tutti gli elementi per un corretto utilizzo della bicicletta anche e soprattutto nell'ambito cicloturistico".

Non ha potuto prendere parte all'incontro Daniela Isetti, vice presidente vicario della FCI, che ha tuttavia dichiarato: "Il ciclismo non è solo sport, è parte di una storia, è innovazione, è una passione ed è anche attenzione al futuro".

Al termine del convegno si è svolta l'estrazione di una city bike e di altri premi. I contributi relativi all'estrazione saranno devoluti a PolioPlus, il programma iniziato dal Rotary nel 1985 e che ha portato, grazie a migliaia di volontari che hanno dovuto affrontare le più svariate difficoltà oltre ad infrastrutture deficitarie ed estrema povertà, il vaccino contro la polio ad oltre due miliardi di bambini. Questa campagna è stata sotto molti aspetti una sorta di apripista per altri interventi salvavita che hanno portato, ad esempio, alla diffusione della vitamina A. L'iniziativa che il Rotary ha contribuito a creare non si limita, quindi, a cercare di arrestare la diffusione della poliomielite nei tre Paesi a tutt'oggi polio-endemici, ma ha pian piano creato una serie di infrastrutture e di partnership pronte a continuare la lotta alle malattie infettive anche una volta eliminata definitivamente la minaccia della poliomielite.

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