Le opere di Christiane Löhr in mostra a Capodimonte

Al Museo e Real Boscor di Capodimonte, dal 26 settembre 2020 e fino al 10 gennaio 2021, è visitabile la mostra Christiane Löhr incontra Capodimonte 

La mostra, a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio in collaborazione con la galleria Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, porta per la prima volta al museo l’opera dell’artista tedesca Christiane Löhr nell’ambito del ciclo Incontri sensibili, dialogo tra artisti contemporanei e collezione storica di Capodimonte.

L’esposizione si pone nel solco delle esposizioni Bourgeois e Guarino (26 marzo – 17 giugno 2017) e Jan Fabre. Naturalia e Mirabilia (1 luglio – 7 gennaio 2017), Incontri sensibili: Paolo La Motta guarda Capodimonte (30 giugno 2018 – 24 febbraio 2019), Jan Fabre. Oro rosso: sculture d’oro e corallo, disegni di sangue (30 marzo – 15 settembre 2019) sempre al secondo piano del museo, nella sala 82 che per questa mostra riapre la sua finestra sullo storico Belvedere.

Arte e Natura: le opere di Löhr e il dialogo con la collezione di Capodimonte

L’arte e la natura hanno avuto un’essenza comune fin da quando l’umanità ha cercato di rappresentare graficamente il mondo che la circonda. Rappresentare il mondo è prima di tutto appropriarsene.

Nelle prime figurazioni, quelle dell’arte rupestre e dell’arte parietale della grotta di Chauvet o di Lascaux, la rappresentazione della natura significava prima di tutto la sua minaccia.

In essa riconosciamo la forza degli animali, oggetto dei primi terrori e delle grandi mitologie che hanno alimentato la sacralità delle religioni primitive e antiche e che il cristianesimo ha traslato negli animali fantastici dei bestiari del Medioevo, dove l’arte già non si limitava più a testimoniare il mondo, ma cambiava il nostro sguardo su di esso.

La storia del mondo vegetale ha una logica meno urgente perché meno minacciosa; le piante infatti, così come i paesaggi, non fanno parte dell’arte rupestre.

La conoscenza delle piante, come per tutte le scienze, proviene prima di tutto dal disegno.

La botanica nasce con la classificazione illustrata delle piante, strettamente legata all’erboristeria medica, dello svedese Von Linné, in italiano Carlo Linneo.

Ai disegni di botanica si deve la precisione analitica, ma anche l’esaltazione della bellezza dei fiori: è tangibile l’incanto che suscitano le rose di Pierre-Joseph Redouté o Fantin-Latour, o la meraviglia di una natura esuberante e felice come nei fiori bianchi e blu di Andrea Belvedere che difficilmente chiameremmo Natura Morta, tanto la nostra sensibilità ritrova l’esaltazione della composizione, quel momento vivo e quella luce che gli impressionisti faranno oggetto dei loro dipinti.

Christiane Löhr sposta le linee di questa storia. Le sue installazioni, le sculture, i disegni, sono composti con materiali organici, quelli della natura che la circonda: il crine di cavallo, il pelo animale, il seme, il filo d’erba.

Sono opere disegnate con gli elementi della natura, la cui armonia scultorea, quasi coreografica e musicale, sembra restituire il ritmo spontaneo del mondo organico. Ma non illudetevi, l’arte che raggiunge questo livello di naturalezza è sempre frutto di un lavoro di grande rigore.

Come per Andrea Belvedere, pittore di un’altra epoca, esponente del barocco napoletano, anche per la Löhr la natura è viva e dalle sue composizioni emana una forza vitale, certamente spensierata ma anche allarmante, quella di un’altra forma di pericolo derivato dalla fragilità della materia.

La nostra crescente consapevolezza della preoccupante fragilità della natura è stata accelerata dalla pandemia – afferma il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger -. Da tempo il rapporto con la percezione dei pericoli si è invertito e l’uomo ha meno bisogno di difendersi dalla natura che di difendere la natura da sé stesso.

È questo anche il messaggio politico che scaturisce dalla delicata estetica di Christiane Löhr? Spetta all’artista, ma soprattutto al pubblico decidere, perché, infine, è il pubblico che delineerà la storia.

Per questa mostra, dove la sua opera incontra un dipinto di Andrea Belvedere, la Löhr ha chiesto che fosse utilizzata la luce naturale. Abbiamo così riaperto la finestra solitamente chiusa della sala “Incontri sensibili” e il caso ha voluto che si aprisse sul meraviglioso Belvedere di Capodimonte – continua il direttore Bellenger.

Un’altra casualità, una di quelle che fanno della storia un destino, è la presenza, a pochi metri di distanza, della “sala Kounellis“. Così, dopo molti anni, l’allieva e il maestro si incontrano di nuovo e si comprende quanto le loro installazioni rivelino gli stessi misteri, quelli che non lasciano nulla al caso e oscillano tra esigenze estetiche e pensiero politico.

Le grandi opere aprono sempre un aldilà che si rafforza con il tempo.

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