I Malatja in concerto Abbash

Con il loro quinto album festeggiano 25 anni di storia indipendente, di musica dal sound ricco, pieno, grezzo e aggressivo, e che trasuda sensualità da tutte le note: il 13 aprile Abbash suonano i Malatja

MALATJA
Paolo Sessa - Chitarra,Voce
Daniela De Martino - Basso
Camillo Mascolo - Batteria

DOVE
Kestè Abbash - Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli 24

ORARIO e PREZZO
13 aprile 2019
Apertura tesseramento ore 20.00
Inizio concerto ore 22.30

L'ingresso è riservato ai soci di "Abbash"
Costo tessera annuale + ingresso - 5€
Ingresso già tesserati - 3€

POSTI LIMITATI - PRENOTAZIONE CONSIGLIATA
https://forms.gle/p19u7pBq9cDnRrt56

MALATJA
Era il 1993 e a Seattle esplodeva il Grunge e contemporaneamente, nell’entroterra campano tra i carciofi arrostiti, nulla sembrava cambiare e invece nacquero i Malatja. Immediatamente l’asse Angri-Seattle diventa la Route66 di tre musicisti che hanno fatto della coesione, coerenza e perseveranza il loro percorso artistico e di vita che dura da 25 ANNI! In effetti è il 1993 quando dalla collaborazione artistica di Paolo Sessa e Camillo Mascolo nascono i Malatja. Nulla di più immediato. Nel 1994 il gruppo incide il primo demo live dal titolo “Il Sud non morirà”, registrato presso il centro sociale autogestito Macello ad Angri provincia di Salerno a due passi da Napoli). L’impronta punk e il contenuto ironico e sferzante dei testi sono i due motivi portanti di tutta la carriera artistica della band campana. I Malatja accontentarono presto coloro che vivevano diclassificazioni e di generimusicali, mescolando insieme tutta la decadenza e l’ironia accumulata nella provincia , esprimendosi in un dialetto napoletano ricco di contaminazioni italiche e non. Appena quattro anni dopo e la band registra il secondo demotape mai edito: Psycopummarola. Il 2000 è l’anno della svolta. In tempi non sospetti l’immondizia e i maleodoranti angoli di Angri, (la cittadina salernitana da cui provengono) divengono il leitmotiv che anima la prima registrazione ufficiale. Segue la registrazione di Munnezz, titolo di un album che la dice lunga sulla situazione che vive e respira la band. Angri non era Los Angeles, ma a noi piaceva: così statica così priva di opportunità, così fatalmente decadente “Munnezz”, come tanti altri precedentemente mai impressi su un supporto audio, sono il marchio volutamente cercato che la band si porta dietro sui numerosi palchi italiani. La canzone piccola, di breve durata, dove trovano spazio le piccole e piacevoli melodie. Ma anche la canzone intensa dove le parole affondano, fanno male, così cariche di passione e allo stesso tempo di odio e di amore di seguito nascono “Zukami l’anima”, “M’indisponn”, “Fa’ ca’ tien o’ tifo”. Un album dalla spiccata rabbia sociale e dalle più estreme dimostrazioni d’amore verso la propria terra, verso le buone e cattive abitudini ( M’indisponn), contro ogni forma di violenza (Violenza plebea) ma anche un attestato d’amore verso le persone che si amano. “O’ Mazz e sciure” è una di queste. Un inno all’amore genuino. Senza fronzoli né gesti ridondanti. Il classico non tramonta mai e al primo appuntamento o ad uno speciale, un mazzo di fiori è quello che colpisce. Lo scrivono, lo cantano e lo urlano con il sorriso sulle labbra di chi la vita non la prende mai troppo sul serio. Il sole estivo regalava pomeriggi meditativi ma le fermentazioni della spazzatura agli angoli delle strade distruggevano ogni segno bucolico. Nel 2001 esce l’ep Technorivoluzione. Il 2003 è l’anno dei primi attestati di stima da parte della critica e dei festival italiani di musica alternativa: Giovani Suoni Track è la prima compilation che li ospita, nel 2004 No Chemical Brother è la seconda. La decadenza è il gradino più basso; da lì puoi solo risalire… e noi risalimmo perchè era giunto il momento di gridare che la polvere delle nostre strade, l’accento sconcio del nostro dialetto e le esalazioni nocive del fiume Sarno erano più rock delle unghie laccate di Dave Navarro. Cantavamo e cantiamo la decadenza delle periferie di camorra, le campagne sconfinate senza vento. Il 2004 segna una tappa importante. Dieci anni di vulcanici live, dieci anni di musica vissuta con la stessa determinazione e lo spirito di sempre. Red Ronnie ne prende atto e dopo averli invitati al Roxy Bar e aver superato una selezionetra ben 1400 band italiane (tra le quali Audiorama a Negramaro) la band entra di diritto nella compilation che lo stesso promuove: Nuova Polo X – I Miti della musica. I tempi sono maturi, i brani anche. Caparott (2004) è la seconda autoproduzione coraggiosa e il trio campano non si lascia impaurire dal momento poco felice che sta attraversando la discografia italiana. Vengono registrati brani come “Past e cicer”, (inclusa nella Nuova Polo X Compilation) “Cap’e Mort’” “E’ ‘Nu Punkabbestia”, “Russ’ Ceras’”, “Technorivoluzion’”, “Borbonica”, “Sexy Contadina”, “Facc’Ammor’ Cu Te (Non Per Questo Jett’O Sang Per Te)”, “Catiell e’ ‘Nu Sballat’”, “Te Scomm’e Sang’”, “Pare Ajer’” e “La’ Do’ Fernisce ‘O Sole”. La conferma di quanto fatto finora. L’amore per la propria terra, per le sue bellezze ma anche per le nefandezze che continuano ad abitarla. Rabbia, amore e riscatto sociale. Si tirano le somme, non le prime e i tre artisti, che nel frattempo hanno visto alternarsi al basso diversi musicisti si accorgono di aver suonato tanto in questi anni. Hanno condiviso il palco con Avion Travel, Quintorigo, Eugenio Bennato e Taranta Power, Tre allegri ragazzi morti, Malfunk, 24 Grana, Francesco Tricarico. Il 2008 è un nuovo anno soprattutto per i Malatja. È uscito il 29 febbraio 2008 e si chiama 48 il terzo album della rock band angrese. Edito per Voci Alternative, il sound, dell’allora trio punk, oggi ha conosciuto un’evoluzione sonora ben precisa. Punk, elettronica e pop. Il punk rimane ma fa da tappeto alle new entry. Una miscela esplosiva che promette scintille. Con la collaborazione e la supervisione di Vinci Acunto (Bisca, Katap), i Malatja pubblicano 48 con la consapevolezza di aver esplorato nuovi linguaggi che nulla tolgono alla sfera musicale intrapresa nel lontano ’94. L’elettronica, su tutti, completa ed equipaggia la maggior parte della tracklist senza mai invadere gli spazi delle chitarre, del basso e della batteria che, intatti, rimangono nudi e crudi come si ascoltano durante i live. Ambienti, rumori e synth si fondono magistralmente con un suono già caldo e per nulla artefatto. L’anima sonora vive di graffianti sonorità distorte, improvvise impennate chitarristiche unite ad incalzanti ritmiche percussive, il tutto reso fluido dalla costante vena ironico-realistica che ispira le loro performance. Senza mai perdere di vista il background musicale dal quale provengono, i Malatja, con 48, hanno approdato ad un suono più fluido, popolare e di facile ascolto. All’interno della tracklist anche un omaggio a James Senese con “Viecchie, mugliere, muort’ e criature” e la reprise di “Munnezz” come fu registrata nel 2000 ai Donato Farina Studio. Abbiamo suonato ovunque ma non abbiamo mai cercato nulla, forse non vogliamo nulla, abbiamo già tutto…La Periferia del Mondo Nel 2009 esce per la Hydra Music/XXXV Digital Stracciacore: Stracciacore: power trio studio experience. Il sound è ormai maturo, il power trio spinge con riff incalzanti e l’elettronica minimal trova la sua collocazione con discrezione ed intelligenza. Non mancano collaborazioni importanti come quella con Peppe Fontanella(24grana) alle slide guitars in “sott ‘o balcon’’, ballad elettrica dal sapore grunge e con Daniele Mazzotta ai synth in ‘o send d’o pudore’, brano dal sound grosso ed incisivo dove la periferia sembra ancora essere un luogo di grande ispirazione per la band. Stoner massiccio in ‘o canzone Janc (on Sunday morning)’ e ‘Nun sia maje Dio’, pezzo dal riff granitico che allude ad omertà e malavita. Non manca l’ironia, ormai vero e proprio marchio di fabbrica del gruppo, infatti in ‘Rock&roll star a casa ‘e mammà’ i sogni di un rocker fanno i conti con gli spaghetti di mammà pronti in tavola. Stracciacore segna un momento di grande ispirazione per la band che sforna ben quattro videoclip: Nun sia maje Dio, Back to hell, O Sens d’o pudore e Sott ‘o balcon’. Oggi nasce una nuova collaborazione con la Rhino records del producer Attilio Coppola. “Ruminogioia” è il quinto full-lenght dei Malatja … … e ancora una volta il sound è: ricco, pieno, grezzo, aggressivo e trasuda sesso.

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