Venerdì, 19 Luglio 2024
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Intervista a Raiz: "Canto la vita, e Napoli è viva ed ha speranza"

In tour con gli Almamegretta ed al lavoro sul prossimo disco da solista, Gennaro "Raiz" Della Volpe ha fatto visita alla nostra redazione. Abbiamo parlato del nuovo singolo, ma anche della "sua" Napoli

Ancora in tour con gli Almamegretta e intanto impegnato a registrare il suo nuovo lavoro da solista, Raiz ha fatto visita alla redazione di NapoliToday (VIDEO). L'occasione perfetta per chiedergli dei suoi progetti in corso d'opera e del nuovo singolo, “Tu”, pubblicato lo scorso 3 settembre.

Com'è nata “Tu”, la tua nuova canzone?
“Si tratta di un lavoro che ho cominciato da poco con un collettivo napoletano che fa capo a Rosario D-ross Castagnola, con la produzione della sua compagna Sarah Tartuffo, STAR-T-UFFO. Ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti artisticamente ed abbiamo cominciato il percorso che ha portato a questo singolo. Ci stiamo divertendo molto. Lavoriamo come si lavora oggi, o meglio ancora, come si lavorava ieri. Cioè più che pensare ad un disco e farlo uscire, pensiamo ad una collezione di singoli che poi metteremo insieme in un album. Lavoriamo un po' come faceva Gianni Morandi negli anni '60”.

Il pezzo intanto è accompagnato da un video molto d'atmosfera girato a Castel dell'Ovo.
“È stato scelto Castel dell'Ovo perché volevamo un'ambientazione da favola. Il giovane regista napoletano Johnny Dama, che sta lavorando tantissimo in questo periodo, ha voluto una location che fosse da favola metropolitana. A Castel dell'Ovo siamo nella metropoli e contemporaneamente anche in un posto da favola”.

Dobbiamo aspettarci un sound simile a quello di “Tu” anche per i prossimi pezzi in arrivo?
“Sì più o meno sì. Un incontro tra musica elettronica, soul, blues e anima napoletana. Canzone napoletana di tutti i generi ma in particolar modo del genere metropolitano. Melodia forte, con testi romantici che parlano di storie di tutti i giorni”.

Raiz intervista in redazione a NapoliToday (Foto N.Clemente)

Come appunto quello del singolo.
“'Tu' racconta una storia d'amore finita. Spesso ci attacchiamo a cose che sono finite, coppie vanno avanti in storie d'amore che sono morte e sepolte da tempo. La canzone è un'esortazione, 'godetevi il momento'. La vita si vive attimo per attimo, investire nel futuro può essere intelligente, ma si corre il rischio di non vivere il presente”.

Non è finito invece l'amore tra Raiz e gli Almamegretta. Hai trovato la quadra tra la tua carriera da solista e quella nella band?
“Le canzoni che faccio da solista sono produzioni che attraversano un territorio musicale diverso da quello degli Alma. Faccio il pop singer, diciamo. Gli Alma, coi quali peraltro sto facendo un disco che pure uscirà nel 2016, sono invece più orientati verso la sperimentazione. Lì ad esempio coltivo la mia passione strumentale, ci sono pezzi non cantati o cantati pochissimo che sento comunque miei”.

Gli Almamegretta con “Nun te scurdà” sono – insieme a mostri sacri del calibro di Sergio Bruni, o anche Pino Daniele – nell'Archivio Storico della Canzone Napoletana. Un archivio recentemente spostato, tra molte polemiche, da Napoli a Milano.
“Sinceramente, trovo le polemiche eccessive. Forse ci stiamo scandalizzando un po' troppo. Un esempio? Nei nostri quartieri succede di tutto, poi qualcuno gira una fiction che descrive quello che accade tutti i giorni (Gomorra, ndR) e c'è la levata di scudi. Potremmo interpretare anche il trasferimento a Milano dell'archivio in un altro modo, come un onore, un tributo che Milano e l'Italia fanno alla canzone partenopea, considerandola non un fenomeno regionale ma un fenomeno assolutamente nazionale. Fino a qualche anno fa al Festival di Sanremo si poteva partecipare cantando solo o in italiano o in napoletano: la nostra – e lo dico davvero al di fuori di ogni retorica o campanilismo – è una lingua, e sarebbe anzi forse ora di renderle ancora più giustizia. Si tratta di un'altra espressione – azzardo, quasi nazionale – in uno Stato che ha tante facce”.

Rimanendo in tema, Napoli è ancora nella tua musica, vivi ancora la città? La trovi cambiata?
“È assolutamente nella mia musica. Non sono qui in pianta stabile, giro moltissimo. Con mia moglie ho casa a Roma, ma lei è una napoletana d'adozione, siamo qui spesso e viviamo molto la città. Come trovo Napoli? È sempre la cara città piena di sentimenti, di passione. È chiaro che questa passione a volte va oltre i limiti e crea guai. Viviamo in un periodo difficile, ma è una città molto viva. È lapalissiano, ma tra la vita e la morte scelgo sempre la vita. Ci sono città che vivono esistenze perfette, ma in formalina, mentre Napoli è viva e per questo – pur essendo un corpo in qualche modo malato – può guarire. Finché c'è vita c'è possibilità di guarire, c'è una speranza che però bisogna coltivare”.

Hai collaborato con Pino Daniele, che ricordo hai di lui?
“Abbiamo collaborato in varie occasioni, nel '97, nel '98, ma ci siamo visti poi sempre. Mi chiamò per 'Tutta n'ata storia', che poi era una sorta di 'Pino Daniele and friends', che ha fatto a Napoli per due anni e che avrebbe voluto continuare a fare per tanti anni ancora. Ho partecipato la prima volta come solista, la seconda volta ho portato gli Alma, di cui era un grande fan. È stata una bella storia, una collaborazione che poi è diventata un'amicizia, e con lui ho vissuto momenti belli, anche privati e semplici come un caffè insieme. Gli devo tanto, e gli avrei dovuto tanto anche se non l'avessi conosciuto. È in tutto quello che faccio. 'Tu' ad esempio è blues fatto in napoletano: senza Pino questa canzone non ci sarebbe stata”.

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