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Incanti e Disincanti, il nuovo album di Nino Velotti

Il poeta e musicista degli Hueco è coadiuvato da Vittorio Esposto negli arrangiamenti e alle doppie voci. Nell'ultimo lavoro, frutto di un grande lavoro personale, anche la collaborazione con vari colleghi

Incanti e Disincanti, la copertina

Quattordici tracce: undici canzoni indimenticabili e tre brani strumentali basati sui ritornelli di altrettante canzoni su armonie e arrangiamenti diversi. Incanti e Disincanti è il nuovo lavoro di Nino Velotti, il poeta e musicista metà del duo campano retro-avant-garde degli Hueco. Anche in quest'ultima esperienza, che vede la collaborazione di vari musicisti, Nino è coadiuvato da Vittorio Esposto negli arrangiamenti e alle doppie voci.

Incanti e Disincanti, quattordici tracce tra “incanti” che si alternano a “disincanti”. Sei soddisfatto di questo tuo nuovo lavoro?
Diciamo che è frutto di un grande lavoro personale, lavoro interiore e manuale. Mi sono occupato anche della registrazione, il mastering è invece di Bob Fix, e a parte il piano e le tastiere che suono abitualmente ho sperimentato anche strumenti insoliti prediligendo come sempre strumenti etnici semplici, poveri o elettronici d’annata. Vittorio Esposto, che è l’altra metà nonché voce principale degli Hueco e con cui ho pubblicato due album Living in a bathroom/ Pensando all’amore e Canzoni dall’armadio verde, mi ha dato una mano negli arrangiamenti ed è alle doppie voci. Penso soprattutto che sia un lavoro maturo sia per quanto riguarda i testi, che considero a tutti gli effetti delle mie poesie e che riprendono temi, ecologici ed esistenziali soprattutto, tipici delle mie poesie, sia per quanto riguarda le musiche. Sono soddisfatto per le undici canzoni e anche per i tre brani strumentali basati sui ritornelli di altrettante canzoni con armonie e arrangiamenti diversi, un fatto tipico dei dischi degli Hueco. Ringrazio tutti i musicisti che sono intervenuti, tra cui soprattutto il sassofonista Francesco Di Maio, il controtenore specializzato nel repertorio barocco napoletano Enrico Vicinanza, il violinista Bartolomeo De Rosa, il chitarrista Robertinho De Paula per la sua intensa saudade e l’amico compositore Enea Armano.

Quali sono i tuoi “incanti” e i tuoi “disincanti”?
Da buon napoletano anche caratterialmente sono un po’ duplice, con un lato romantico e sognatore e un’altro ironico che ama prendere le cose non troppo sul serio e vederle nel loro senso capovolto, non propriamente disincantato perché ad alcuni valori, alla bellezza del creato soprattutto ancora ci credo. Il titolo è anche un omaggio a Giacomo Leopardi, il poeta dei Canti a cui sono molto legato, alla sua infanzia prodigiosa ho anche dedicato la mia tesi di laurea in Filosofia, e descrive il contenuto del disco in cui si alternano pezzi più melodici come Ombra di donna e Rumore di fondo (un mio personalissimo 'lunedì del villaggio') a pezzi più caustici e "disincantati" come Contro Natura, Sesso e Altro da me stesso, che ha un finale misticheggiante con i cori del mellotron che si sposano a sample polifonici da Palestrina. Diciamo momenti di “poesia pura” che si coniugano a momenti di “non poesia”, per me ugualmente poetici, per citare un altro napoletano (d’adozione) come Benedetto Croce.  Per cui anche musicalmente le canzoni sono diverse, quasi opposte, pur essendo tutte di base ritmiche. A parte la mia voce sempre molto intima, penso che l’elemento di unione sia dato dagli strumenti utilizzati e dall’impostazione stilistica generale dell’album folk-etno-elettronica.

Indolente: atmosfera di inerzia assolata e sospesa attesa di nuova forza vitale. C’è un modo per superare i periodi di stasi che inevitabilmente ci colgono?
“Accadranno nuove cose e/ le stagioni trasfigureranno,/ Avrà un senso questo vuoto dentro/ e poi tornerai, sì tornerò...”, ecco la variazione della canzone, una di quelle che piacciono di più agli ascoltatori insieme a Passerà presto, con un’arrangiamento molto ricco ma scorrevole e un bell’assolo di sax soprano finale di Francesco Di Maio che si intreccia con la chitarra classica di Robertinho De Paula. Credo che a parte darsi un pizzico sulla pancia per risollevarsi dall’inerzia e dall’accidia, dal vuoto dentro che ci angoscia e ci paralizza, sia fondamentale la fiducia, la fede che riponiamo nell’avvenire oltre all’attenzione su quel che ci sta accadendo adesso. Predisporsi positivamente a ciò che accadrà, magari al di là della nostra volontà umana, penso che sia fondamentale, altrimenti ci si accanisce, ci si incattivisce se l’obiettivo agognato non viene raggiunto. E poi, riflettevo, un po’ di sana pigrizia non guasta in questa nostra società sempre più competitiva e veloce e omologata e anche stantia nella ricerca del successo e del profitto ad ogni costo.

Nino 12-3
Ogni notte, una canzone dedicata ai nostri amici animali, ai cani e ai gatti che di notte ci fanno compagnia e che forse restano la vera e unica ragione del mondo. Qual è il tuo personale rapporto con loro?
Vivo, e dormo, con tre gatte, ho un gatto a Pompei che cura Vittorio Esposto, vari gatti giù casa, mio fratello è veterinario ed ha due cani e due gatti che spesso sono a casa mia, più tutti gli animali dei miei amici a cui sono molto legato, fatti un attimo il conto... Prima di tutto la sincerità, l’autenticità, che come sosteneva Heidegger deriva dalla consapevolezza dei nostri limiti nel tempo, dal fatto di non durare in eterno, dal nostro “essere per la morte”. Autenticità come umiltà di amare gli animali, che forse sono più vicino alla divinità di noi... Su Facebook mi sono prodigato per ridurre l’entità del solito insensato massacro di agnelli per la celebrare la Pasqua cristiana, orrenda ecatombe dell’indifferenza consumistica per nulla religiosa. I cristiani, che come gli ebrei credono che i grandi cambiamenti avvengono solo con lo spargimento di sangue, dovrebbero sapere che il sacrificio sulla croce di Gesù Cristo, Agnello di Dio nonché Dio stesso fattosi Uomo, ha annullato la necessità dei sacrifici prescritti per il popolo di Abramo, hanno il corpo e il sangue di Cristo nell’eucarestia, per cui credo che farebbero benissimo ad astenersi dal mangiare la carne di un cucciolo dal gusto funereo.

Ascoltando i brani di Incanti e Disincanti mi sono venuti in mente artisti come Peter Gabriel, David Sylvian e penso anche Angelo Branduardi. Chi tra loro ricopre una parte significativa nella tua vita?
La musica della mia infanzia e pubertà, a parte la musica classica, la melodia italiana anni ’70 e la disco music  (che mi divertiva e mi diverte tuttora anche nelle sue ramificazioni più recenti), è stata il rock psichedelico e progressivo dei Pink Floyd e dei King Crimson, che ascoltavo con un po’ di ritardo grazie ad amici più grandi. Si sa che la mente dei King Crimson Robert Fripp ha collaborato con Peter Gabriel e David Sylvian. Con questi grandissimi ci sono cresciuto, insieme ad artisti più o meno della stessa combriccola. Branduardi penso che sia un musicista eccezionale un po’ sottovalutato, tra gli iniziatori della world music prima di altri e senza che si sappia troppo in giro. Si prediligono sempre gli stessi nomi, a parte la fortuna che non si può gestire, è sempre una questione di potere derivato più o meno dal carisma, oltre che di mercato.

Musica, poesia, scrittura. Se tu dovessi fare un ‘bilancio’ sulla tua arte?
Opera d’arte totale, multimedialità assoluta, mi manca solo il ballo, qualche acrobazia e la levitazione... Scherzo. Penso che Incanti e disincanti sia un ottimo lavoro di sintesi di quello che ho fatto finora, compresi i videoclip di Contro Natura, Ombra di donna e Tempo pazzo, che ho diretto artisticamente e di cui sono in due casi l’autore del soggetto. Sono visibili sul canale HUECOmusic di Youtube, penso che siano molto interessanti e completino il mio discorso creativo. Ringrazio l’amico artista Carlo Giuseppe Zuozo che ha realizzato Contro Natura, una via di mezzo tra il machinema e la video-arte, con riprese dal vivo, modellazione e animazione 3D e riprese su mondi virtuali, ringrazio mio fratello Nicola Velotti che ha girato Ombra di donna e Tempo pazzo, che trovo sia particolarmente bello e interessante. Ambientato in un noccioleto, coltivazione tipica della mia terra tra il Vesuvio e l’Irpinia, vede la partecipazione di un ballerino nei panni di Bacco-Dioniso, dio dell’ebbrezza e della follia, con la folgore di Zeus, suo padre nonché re degli dei e dio del tempo meteorologico, capitata chissà come nelle sue mani... Variazioni climatiche, tempo sempre più instabile non solo alle nostri latitudini, nella nostra fascia temperata.

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