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Ironia ed esuberante simpatia con Maurizio Casagrande

L’attore partenopeo: "Se sto facendo il teatro penso che vorrei fare il cinema, se faccio il cinema, sogno il teatro. Insomma, mi piace sempre 'chell’ata là'"

Dopo Jovanotti, a salire sul palco della Sala Truffault è l’ironia di un attore molto amato dal pubblico del Giffoni Film Festival, Maurizio Casagrande. Il dibattito alla Cittadella si apre in maniera esilarante: Casagrande improvvisa infatti un piccolo siparietto con un giovane giurato che, prima di porgli la domanda, gli rileva che il proprio sogno nel cassetto era recitare insieme a lui. L’attore non ha battuto ciglio e subito lo ha invitato a raggiungerlo sul palco, conquistandosi nel giro di pochi istanti la simpatia e l’attenzione di tutta la giuria.

Poi son partite le diverse e varie le domande dei giurati che si sono dimostrati molto preparati e coinvolti dall’attore, tanto da chiedergli direttamente del suo rapporto con Salemme, collega con cui ha condiviso il palcoscenico e il grande schermo più volte, e su cui Casagranderacconta “Se mi posso attribuire un pregio, credo possa essere quello di saper riconoscere il talento altrui non avendone paura. Ho conosciuto Vincenzo al Sancarluccio, un piccolissimo teatrino di Napoli con soli trenta posti. Mi resi conto subito di trovarmi di fronte ad un bravo autore per cui feci una scelta rischiosa: lasciai la compagnia del Bellini con cui lavoravo per inseguire questo talentuoso squattrinato, cambiando completamente il mio percorso”.

A proposito infatti della sua carriera e di come si sia avvicinato al mondo del teatro, rivela di non essere stato interessato sempre alla recitazione, ma di aver iniziato il suo percorso artistico con la musica “Tutte le persone che frequentavano casa suonavano, era naturale che anche io suonassi. Tutti dovrebbero conoscere la musica, ti cambia la vita” e continua raccontando di quando suonava la batteria nei localie di come abbia deviato dal percorso iniziale. “Forse come musicista ero una mezza botta… quando suonavo uscì sul mercato la batteria elettrica e quindi non chiamavano più quelli come me. Non si lavorava più tanto nei locali, e cominciai allora a lavorare a teatro come batterista”, fu allora infatti che la sua passione dalla musica si estese anche al mondo della recitazione. Quando gli chiedono quanto le sue origini partenopee e l’inflessione dialettale abbiano inciso sulla sua carriera, risponde molto semplicemente che “L’italiano come pronuncia non esiste. Il parlato ha sempre una piccola inflessione dialettale e io non ho mai fatto mistero del mio essere napoletano, anzi è sempre stato il mio cavallo di battaglia… detesto la dizione” e indica come film che gli ha cambiato la vita “La vita è una cosa meravigliosa” di Frank Capra, perché “mi fa venire voglia di raccontare le storie”.

A chiusura della question time, e prima di essere premiato con il Giffoni Experience, afferma che “nella vita devi trovare qualcosa per interessare gli altri, la simpatia e la capacità di trasmettere uno stato di benessere hanno rappresentato il mio ‘link’ con il pubblico”. L’attore ha inoltre parlato un po’ del suo nuovo film “Una donna per la vita”, ambientato a Napoli, di cui l’attore partenopeo è regista, interprete e sceneggiatore, e in cui reciterà al fianco di Sabrina Impacciatore, Neri Marcorè, Margareth Madè e un gruppo di storici amici, tra i quali l’immancabile Salemme.

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