Jovanotti, ospite a sorpresa. Ai ragazzi: "Dovete vivere tutto quello che c'è"

Dopo il concerto tenuto a Cava dei Tirreni, il cantautore toscano approda alla Cittadella dimostrando "tutto l'amore che ha" per il festival. "È un posto magico, se fossi venuto qui alla vostra età sarei stato contentissimo"

È Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, l’ospite a sorpresa del Giffoni Film Festival di quest’anno. Sono attimi di trepidazione quelli che precedono le grida egli applausi con cui la folla accalcata lungo le transenne,accoglie Jovanotti, catturato dai flashdei fotografi sul redcarpet prima di raggiungere gli impazienti giurati nella Sala Truffault. L’atmosfera è frizzante e la tensione si legge sui volti dei giovani giurati che non appena vedono entrare il loro mito, vanno letteralmente in estasi ed è caos totale in tutta la sala.

Il cantante riesce senza troppe difficoltà a raggiungere il palco scortato dai bodyguards, dove finalmente può mettersi comodo e dare inizio alla sessione di domande. Subito infatti i piccoli giurati danno il via alla ‘question time’ chiedendogli del grande cambiamento e della crescita personale che si avverte nella sua musica. “Il mio lavoro consiste nel cambiare, faccio una cosa, non va e la cambio, torno sui miei passi. Si cambia continuamente nella vita… cambiano le cellule del nostro corpo, se non cambiassero le idee sarebbe assurdo”, e proprio sul suo lavoro e su come nascono le sue canzoni racconta: “L’unica cosa che faccio è impegnarmi moltissimo, non lo vivo mai come un sacrificio perché è quello che amo fare, ma lavoro molto. Non vi dovete lamentare mai, se volete ottenere qualcosa dipende solo dall’impegno e dall’energia che ci mettete e anche se i frutti non dovessero arrivare, il vero frutto del lavoro è il lavoro stesso, il vero impegno del lavoro è l’impegno stesso”.

C’è molta enfasi nelle parole del cantautore toscano: “Il 100% delle mie canzoni rispecchiano la mia vita reale, le mie canzoni sono una reazione per uscire da un particolare stato d’animo”. A chi rivanga il suo passato di giovane rapper e di promotore del sogno americano, Jovanotti precisa di essere stato sempre per il rock ’n’ roll, non per l’America. “La mia generazione è nata sotto la stella americana… a me piacciono i valori caratteristici della società statunitense come l’idea che uno sia padrone del proprio destino, e che chiunque può aspirare a realizzare i propri sogni e diventare qualcuno dal niente. Da noi questo è più difficile”, e scappa una critica al sistema scolastico americano secondo lui inferiore al nostro, perché lì per avere una buona istruzione bisogna rivolgersi a scuole private e pagare rette altissime che non tutti possono permettersi, mentre in Italia ancora esiste una scuola pubblica aperta a tutti, nonostante il periodo critico che il nostro sistema scolastico sta attraversando. Solo parole piene di fiducia e di entusiasmo verso la vita e il futuro, quelle che regala ai piccoli e grandi giuratiche lo ascoltano rapiti, e di fronte a una tale platea Lorenzo racconta anche cose molto personali, come la tragica morte del fratello Umberto, il più grande della famiglia che “mi ha insegnato ad amare la musica, mi ha coperto quando commettevo qualcosa che non andava, mi ha insegnato a fare il boy scout e a riparare le biciclette, è sempre stato un grandissimo entusiasta delle cose che facevo. Prima lo sentivo ogni tanto al telefono, ora lo sento sempre, tutti i giorni” e continuando a parlare dell’infanzia afferma che “è il serbatoio dell’artista, a cui bisogna attingere per cercare di ridipingere il mondo come se lo si vedesse per la prima volta. Voi ora dovete succhiare tutto quello che c’è, vedere e vivere tutto quello che c’è”.

Su questo incoraggiamento, gli viene consegnato il premio Giffoni Experience e lascia la sala sempre con un po’ di difficoltà tra la folla di giovani che lo attorniano per strappargli autografi e foto, ma col sorriso sulle labbra.

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