'Bentornati in casa Esposito': intervista a Pino Imperatore

La sfida della fortunata saga dedicata alle avventure tragicomiche di una famiglia camorrista e del suo autore: parlare di malavita organizzata con un registro umoristico

Pino Imperatore

Ha appassionato decine di migliaia di lettori in tutta Italia e persino all'estero, è stato uno dei libri più venduti dello scorso inverno ed è stato adottato da scuole, associazioni antimafia, comitati civici, istituzioni e tante altre realtà che si battono per la legalità. Parliamo di 'Benvenuti in casa Esposito' (Giunti), il libro che racconta le vicende 'tragicomiche' di una famiglia camorrista, scritto da Pino Imperatore, autore e fondatore a Napoli del Laboratorio di scrittura comica e umoristica «Achille Campanile», che va avanti da oltre 10 anni, e responsabile, dal 2005, della sezione Scrittura Comica del Premio «Massimo Troisi».

A un anno di distanza dal primo grande successo, l'autore partenopeo pubblica un sequel dal titolo 'Bentornati in casa Esposito'. Il testo è in libreria solo da pochi giorni ma ha già avuto un enorme riscontro, entrando immediatamente nella classifica dei libri più venduti.

La sfida della fortunata saga e di Pino Imperatore è quella di parlare di camorra con un registro nuovo, umoristico, senza per questo dare al contesto delinquenziale tratti di simpatia. E l'operazione riesce benissimo. Benvenuti e Bentornati in casa Esposito sono libri in cui si racconta il bello e il brutto di una città, dove gli 'eroi' sono le persone semplici, che vivono e amano la legalità. Ne emerge una Napoli complessa, ricca di sfumature, di cui il fenomeno della malavita organizzata è certamente parte integrante, ma si tratta di una 'follia' che si può battere.

E in questo secondo libro dedicato agli Esposito, l'evoluzione dei personaggi, delle storie e degli intrecci traccia una rotta ancora più evidente, un percorso che se non devia verso il ravvedimento, porta necessariamente alla distruzione, una distruzione che non lascia scampo nemmeno agli innocenti. Un riso molto amaro, quindi, quello in cui il lettore è trascinato, che offre numerosi spunti di riflessione.

A raccontarlo ai lettori di NapoliToday è lo stesso Imperatore...

Seconda avventura per gli Esposito e seconda avventura anche per Pino Imperatore. Hai portato il tuo primo libro della saga in giro per tutta lItalia, e ora hai iniziato un nuovo tour perBentornati in casa Esposito. Ci racconti cosa vuol direaccompagnarele vicende tragicomiche di questa particolare famiglia, attraversando realtà anche diversissime dalla nostra?

«Portare gli Esposito in tour è entusiasmante. Significa conoscere posti nuovi, persone fantastiche, realtà culturali e sociali variegate, che sono un enorme valore aggiunto per il nostro Paese. La famiglia di Tonino strappa sorrisi e riflessioni ovunque. Dialoga con chiunque, da Nord a Sud. Ogni personaggio dei due libri scalpita e vuol dire la sua. Ed io lo lascio liberamente parlare».

I personaggi dei tuoi romanzi: partiamo da Tonino,capofamigliacamorrista sfigato e goffo, e da sua moglie Patrizia, bella, popolana e cafonissima. Lironia enfatizza ed estremizza i tratti dei personaggi, ma quanto cè di reale in loro? E soprattutto, da dove è nata lidea di raccontare la lorostranavita?

«I miei personaggi sono molto reali e “tipici”. Li sento, li vedo, sono persone che a Napoli si possono incontrare tutti i giorni. Vivono nei quartieri popolari della città, nei vicoli, nei bassi, in tutti i luoghi in cui la napoletanità verace è immutata da secoli. L’idea di raccontare le loro esistenze è nata dalla voglia di tracciarne le abitudini, le relazioni, le nevrosi, la quotidianità. Per molti aspetti non sono differenti da tante persone comuni; per altri, invece, sono esagerati. Da questo contrasto nasce la loro scoppiettante comicità».

La piccola Tina (figlia di Tonino e Patrizia), invece, intelligente e con la passione per la lettura e la legalità, è già diventata unicona, una piccola e amatissima eroina. Lavevi previsto?

«Un po’ sì. Quando l’ho “plasmata”, ho voluto che rappresentasse la speranza, il cambiamento, il riscatto. Nonostante la sua giovane età e il contesto in cui vive, Tina ha il coraggio di ribellarsi al malaffare facendo leva sulla purezza dei suoi sentimenti. È animata da un forte desiderio di legalità e disprezza la camorra, perché sa che non vale niente e che deve essere sconfitta. In molte scuole italiane che mi hanno finora ospitato, Tina è diventata un simbolo della lotta alle mafie».

Gli animaletti di casa. Ormai anche loro nuove icone, personaggi e protagonisti a tutti gli effetti, adorati dai lettori

«È vero. Tutti si sono affezionati a Giggetto il coniglietto e alle iguane Sansone e Ivana, testimoni attivi delle vicende che si svolgono in casa Esposito. Ho voluto renderli personaggi a tutti gli effetti: sebbene non siano dotati della parola, si fanno capire benissimo. La magia della letteratura».

Ridicolizzare la camorra: come dire,una risata la seppellirào almeno le procurerà qualche danno dimmagine soprattutto agli occhi dei più giovani? Cosa significa provare a parlare di camorra in questo modo?

«È un’operazione affascinante ma molto delicata. Potevo correre il rischio di rendere “simpatico” il contesto delinquenziale in cui gli Esposito si muovono. Invece i lettori con grande intelligenza hanno compreso che l’ironia mi è servita per far capire quanto la camorra sia ridicola, stupida e folle».

Napule è mille culure, recita una delle canzoni più famose di Pino Daniele. Questa città è stata chiaramente la fonte della tua ispirazione, nelle sue mille sfumature, nel bene e nel male, per i personaggi positivi e per quelli negativi. Qual è il tuo rapporto con Napoli?

«Napoli è bella, ammaliante, misteriosa, stimolante. È come una bella donna: ti fa perdere la testa. Offre mille spunti e talvolta delle cocenti delusioni. Ma non la cambierai con nessun’altra città al mondo».

 Il900 napoletano ci ha regalato le geniali menti ironiche di De Filippo, Totò e Troisi. Oggi, secondo te, a che punto siamo? Cè qualcosa della stessa levatura allorizzonte?

«Eduardo, Totò e Troisi, ma anche Viviani, Petito, Scarpetta e tanti altri brillanti protagonisti della comicità partenopea, hanno segnato un’epoca. Tentare di imitarli o di eguagliarli è impossibile e controproducente. Bisogna percorrere strade alternative, tenendo conto dei loro insegnamenti. È quello che da alcuni anni stanno facendo le nuove generazioni di comici napoletani. Non voglio fare nomi, ma per alcuni di loro prevedo ottime prospettive».

Unanticipazionei tuoi lettori possono già iniziare a sperare in una terza avventura di questa stramba famiglia camorrista?

«Chi ’e speranze campa, disperato more! Scherzo. Mi auguro di sì. Ho già in testa il terzo libro della saga. Gli Esposito ormai si sono sistemati in pianta stabile nella mia mente e nel mio cuore».

Salutiamoci ancora con un libro: consigliaci un titolo, quello imperdibile, da tenere fisso sul comodinoA parte i tuoi, ovviamente.

«Sono tanti gli autori che amo: McCarthy, Saramago, Murakami, Neruda, Lansdale, Irving, Calvino, Campanile, Hrabal, Soriano… Ogni loro opera mi arricchisce e stupisce. Ma se proprio dovessi scegliere la mia “Bibbia” letteraria, direi senza alcun dubbio I quarantanove racconti di Hemingway. Un libro incantevole, che mi ha formato alla lettura, alla scrittura e alla vita».

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