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"90 passi nella gastronomia napoletana" con Massimo Piccolo

Un libro per viaggiatori, turisti e per gli stessi napoletani. L'autore: "Nessuna città può vantare una caratterizzazione gastronomica così forte come Napoli". L'intervista

Una passeggiata per le bellezze di Napoli scandita da numerose tappe gastronomiche. È questo l’invito che rivolge Massimo Piccolo con il suo nuovo libro "90 passi nella gastronomia napoletana" (Neapolis alma edizioni). Ne abbiamo parlato con l'autore che domenica 22 aprile, alle 19, sarà alla Feltrinelli di Pomigliano d’Arco con Marianna Marzano e Agnese Palumbo. Martedì 24 aprile, invece, l'appuntamento è alle 19 all’Officina delle Idee di Volla sempre con Agnese Palumbo.

Un libro per viaggiatori, turisti e per gli stessi napoletani. Quanto Napoli è realmente caratterizzata dalla gastronomia?
Il fatto che Napoli (e per estensione l’Italia, con buona pace dei leghisti) nel mondo sia associata alla pizza e in qualche modo alla mozzarella la dice lunghissima. Anzi, poche altre città al mondo, ma forse addirittura nessuna, possono vantare una caratterizzazione gastronomica così forte.

Il sottotitolo del suo libro: Pizzerie, trattorie e osterie da non perdere per conoscere davvero Napoli (e spendere pochissimo). Come è nata l'idea di questo libro e quanta della sua esperienza personale o, meglio dire, del suo palato c'è tra le pagine?
A voler essere onesti bisogna dire che questo è un libro nato su commissione. Un editor di una delle case editrici più importanti e conosciute d’Italia l’estate di due anni fa mi propose di fare questo tour gastronomico che si sarebbe dovuto compire in 101 locali. Una volta terminato il lavoro però  ho avuto diversi problemi, soprattutto di natura umana, con l’editor che nel frattempo era stato sostituito a quello che mi aveva ingaggiato. Per mantenere saldi i miei principi e non rischiare di snaturare il senso “vero” del libro, ho preferito cedere il testo a questa nuova casa editrice napoletana - Neapolis Alma Edizioni - fatta da validissimi ragazzi napoletani e in qualche modo coccolata da illustri personaggi, su tutti il grande - Mimmo Liguoro che ha anche scritto la prefazione del mio libro - e Agnese Palumbo, grande autrice di bestsellers su Napoli con la Newton Compton.

Ha parlato di “vero” senso del libro…
Certo, quando ho accettato di scrivere questo libro volevo fossero tutelate due cose, il mio lavoro legato a questa città che m’impone di condannare tutto quanto c’è di falso e banalmente folcloristico e l’aspetto di “narrazione”, la sfida era riuscire a rendere in qualche modo “interessante” questo mio viaggio tra i locali di Napoli.

Se lei dovesse consigliare dei piatti in particolare a chi napoletano non è?
Più che consigliare piatti preferisco consigliare locali… Inutile mangiare uno “spaghetto a vongole” cucinato male (e magari su un locale del lungomare che ti spreme anche un sacco di soldi) o una pizza in uno dei locali “storici” tanto impegnati a ricordare il proprio nome da aver dimenticato come si fa una “vera” pizza napoletana. Per dirla tutta, meglio un sushi fatto a opera d’arte che una brutta “pasta, patate e provola”.

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