Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Tirrenia via da Napoli, addetti trasferiti fuori Regione: "Grande disagio anche per le loro famiglie"

I sindacati denunciano poca trasparenza nell'operazione e invocano un rapido intervento istituzionale

Il prossimo 28 febbraio, Tirrenia (dal 2012, Compagnia italiana navigazione) chiuderà definitivamente la propria sede amministrativa di Napoli. La società ha comunicato di aver ottenuto dal Tribunale di Milano il decreto autorizzativo per la dismissione della sede partenopea e il trasferimento del personale attualmente occupato in quegli uffici.

Tale scelta vedrà ben 45 dipendenti costretti al trasferimento tra Portoferraio e Livorno entro la metà di marzo. Tutti hanno dato disponibilità al trasferimento, per non perdere il posto, ma l’amarezza è tanta. I lavoratori, tutti over 50, molti vicini alla pensione, stanno vivendo la questione come un incubo. Per ora stanno lavorando in smartworking, ma la preoccupazione per una “vita stravolta” non fa dormire sonni tranquilli.

"Sembrano licenziamenti celati"

Molti colleghi stanno vivendo una situazione di disagio, per loro e per le loro famiglie. Per molti sembrano licenziamenti celati. Questi trasferimenti non sono chiari, anche se la Tirrenia è da diverso tempo che ci lavora, da quando c’è stato il cambio al vertice. L’azienda è in crisi profonda. Molti si sono messi in malattia per poi andare in pensione, altri hanno trovato un accordo con l’azienda per andare via. I lavoratori chiedono di poter restare a Napoli, anche lavorando in una struttura più piccola: in alternativa, viene chiesto all’azienda di dare una sorta di scivolo per agevolare la pensione”, ha detto a NapoliToday il segretario regionale Or.S.A. Francesco Montano.

"Ci sarà una riduzione massiccia del personale"

Ma la situazione potrebbe presto mettere a serio rischio il posto di lavoro di oltre mille persone, così come ci ha spiegato il segretario nazionale di Or.S.A. Gennaro Bottiglieri. “Il 28 febbraio, così come da previsione, lo Stato non darà più la convenzione a Onorato. La chiusura della sede di Napoli è stata determinata anche dalla posizione delle altre sigle sindacali che hanno dato il loro benestare all’operazione”, ha detto.

Ma il problema è a monte. La convenzione che lo Stato già è scaduta lo scorso luglio, per poi essere prorogata fino a fine febbraio. Questo, inevitabilmente, porterà ad una riduzione massiccia del personale. Si potrebbe presto attuare il “modello spagnolo” cioè per linea: ogni armatore andrà ad occupare una linea per il quale ci sarà un bando di gara. Tirrenia, quindi, potrebbe ridimensionarsi con la convenzione di Stato”, ha continuato.

"Inaccettabile il silenzio della Regione"

Se i lavoratori sono circa 1300, nei periodi di bassa stagione ne saranno utilizzati solo circa 300. Capiamo bene che rischiamo di perdere centinaia di posti di lavoro. Questo disastro va a colpire pesantemente tutto il Sud Italia e quelle regioni che fondano parte della propria economia sull’attività marittima. Noi come sindacato, per il momento, siamo alla finestra, cercando di capire come si evolverà la questione, ma lotteremo fino alla fine per i lavoratori. Una cosa che non ci spieghiamo è il silenzio della Regione che vede un’azienda lasciare Napoli, con il rischio di perdita di diversi posti di lavoro. Il rischio, infatti, non è circoscritto solo agli addetti Tirrenia, ma anche a quelli dell’indotto”, ha concluso.

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