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Rapporto Svimez, in Campania - 9,3 punti di pil nel 2020

+ 1,6% la previsione di crescita della nostra regione per il 2021

La Campania perde 9.4 punti di Pil nell'anno del Covid-19. E' quanto emerge dal Rapporto Svimez 2020, i cui dati sono stati resi noti nelle ultime ore.

La prima ondata della pandemia ha avuto per epicentro il Nord. La crisi economica si e? pero? presto estesa al Mezzogiorno dove si e? tradotta in emergenza sociale incrociando un tessuto produttivo piu? debole, un mondo del lavoro piu? frammentario e una societa? piu? fragile. La seconda ondata, a differenza della prima, ha interessato direttamente anche il Mezzogiorno. All’emergenza economica e sociale gia? sperimentata nella prima ondata si e? percio? sommata, nell’ultimo mese, l’emergenza sanitaria generata dalla pressione sulle strutture ospedaliere e in piu? generale su tutto il sistema di cura. 

Nel 2020 il Pil italiano, secondo SVIMEZ, si contrarra? del 9,6%. L’arretramento piu? marcato nel Centro-Nord, con un calo del 9,8%, nelle regioni meridionali sarà del 9%. Nelle regioni meridionali il secondo lockdown ha accresciuto le difficolta? di attivita? e pezzi di occupazione in posizione marginale (sommerso, nero, irregolari). Di qui la caduta del reddito disponibile delle famiglie del -6,3% che si trasmette ai consumi privati, con una contrazione al Sud pari al -9,9% superiore a quella del CentroNord (-9%). Mentre la base produttiva meridionale non ha ancora recuperato i livelli antecedenti la “lunga crisi”, specie nel comparto industriale.

La SVIMEZ prevede che il Pil cresca nel 2021 al Sud dell’1,2% e nel 2022 dell’1,4% e al Centro-Nord del 4,5% nel 2021 e del 5,3%l’anno successivo. La conseguenza è che la ripresa sarebbe segnata dal riaprirsi di un forte differenziale tra le due macro aree.

Secondo SVIMEZ, il Paese è «unito» da una recessione senza precedenti. Gli effetti economici, così come avvenuto per la pandemia, si diffondono progressivamente a tutte le regioni italiane. Il primato negativo del crollo del PIL nell’anno del Covid-19 spetta ad una regione del Mezzogiorno e ad una del Nord: la Basilicata (–12,9%) e il Veneto (–12,4%). La Lombardia, epicentro della crisi sanitaria, perde 9,4 punti di Pil nel 2020. Perdite superiori al 10% si registrano nel 2020 al Nord: Emilia Romagna (– 11,4%), Piemonte (–11,3%) e Friuli V.G. (–10,5); al Centro: Umbria (–11,6%) e Marche (–10,8%); e nel Mezzogiorno: Puglia (–10,8%) e Molise (–11,7%). La Campania perde il 9,3%. Elevate le perdite anche in Calabria (–8,9%). A seguire Sardegna (–7,2%) e Sicilia (–6,9%), economie regionali meno coinvolte negli interscambi commerciali interni ed esteri. 

La ripartenza del 2021 e? piu? differenziata su base regionale rispetto all’impatto del Covid-19 nel 2020. Sia pure recuperando solo circa metà delle perdite subite nel 2020, le tre regioni settentrionali del triangolo della pandemia sono le più reattive: +5,8% in Emilia Romagna, +5,3% in Lombardia, +5,0% in Veneto. Segno, questo, che le strutture produttive regionali più mature e integrate nei contesti internazionali riescono a ripartire con meno difficoltà, anche se a ritmi largamente insufficienti a recuperare le perdite del 2020. Piemonte e Liguria, invece, mostrano maggiori difficoltà a ripartire a ritmi paragonabili alle altre regioni del Nord. Tra le regioni meridionali, le piu? reattive nel 2021 sono, nell’ordine, Basilicata (+2,4%), Abruzzo e Puglia (+1,7%), seguite dalla Campania (+1,6%), confermando la presenza di un sistema produttivo più strutturato e integrato con i mercati esterni. A fronte del Sud che riparte, sia pure con una velocità che compensa solo in parte le perdite del 2020, nel 2021 ci sarà anche un Sud dalla ripartenza frenata: Sicilia (+0,7%), Calabria (+0,6%), Sardegna (+0,5%), Molise (+0,3%).

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