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Operaio della Fiat Pomigliano si autodenuncia: “Evaderò il fisco”

Dalla martoriata Fiat di Pomigliano, un operaio in cassa integrazione, lo stesso che scrisse a Napolitano, leva un grido di protesta per la sua situazione e avverte: "Non pagherò le tasse"

Una provocazione dettata dall'amarezza per i 21 mesi di cassa integrazione e dall'assenza di prospettive concrete per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco. Gerardo Giannone, operaio del Giambattista Vico e segretario dei Comunisti sinistra popolare, è risoluto: quest'anno non pagherà le tasse. "Lo Stato mi punirà con una sanzione che sarò pronto ad accettare e pagare solo quando lavorerò a pieno ritmo", spiega il cassintegrato che il 25 aprile aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere un intervento urgente per 147 operai di un call center di Casalnuovo, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali dal mese di ottobre.

La decisione di evadere il fisco arriva in seguito alla manovra "lacrime e sangue" da 24 miliardi firmata dal ministro dell'Economia e delle Finanze Giulio Tremonti e varata dal Consiglio dei ministri. Tra i provvedimenti contenuti nella finanziaria c'è il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici fino al 2013 e la rimodulazione delle finestre di uscita per il pensionamento. "L'Italia da tempo attraversa una crisi profonda - sottolinea Gerardo Giannone - aggravata, in Campania, dal deficit sanitario di oltre due milioni di euro. Noi operai abbiamo pagato sulla nostra pelle questa difficile situazione. Abbiamo dimostrato buona volontà e flessibilità verso l'azienda ed è impensabile che lo Stato ci chieda di versare ulteriori somme".

In questi giorni i lavoratori hanno ricevuto il Cud per la dichiarazione dei redditi. "Gli operai - rimarca Giannone - hanno percepito nel 2009 poco più di 11 mila euro, a cui si aggiungono i 940 euro versati dalla Regione Campania per i corsi di formazione. Di questi 940 euro ogni operaio pagherà 400 euro di conguaglio a luglio e 200 euro d'acconto per l'anno successivo a novembre". Nel mese di luglio, nelle tasche ei dipendenti campani, rimarrano appena 540 euro di stipendio. Con un percentuale del 45 per cento di imposte da pagare. "Non oso immaginare che cosa potrà ancora capitarci - prosegue l'operaio - e vorrei sapere se qualche rappresentante del governo nazionale si scandalizza di tutto questo".

"Mi dichiaro già evasore - conclude il sindacalista dei Comunisti sinistra popolare - non effettuerò il pagamento di queste tasse poiché non ho i soldi per farlo. Assieme a me c'è un gruppo numeroso di operai che ha deciso di non esporsi in prima persona. La legge stabilisce, infatti, un'ammenda di 1.500 euro per gli evasori. Io ho deciso di fare tutto alla luce del sole perché mi sento di rappresentare tutti gli operai dello stabilimento di Pomigliano d'Arco".

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