Economia Via Terragneta

Vertenza ex Meridbulloni: ore decisive per il futuro degli operai

C'è il rischio concreto di abbandono della Sb Sud, nuovo gruppo imprenditoriale che si è impegnato ad assumere tutti gli operai e riprendere la produzione

Sono ore decisive per gli operai della ex Meridbulloni. Il loro futuro è appeso al filo della burocrazia nonostante si fossero concretizzate le condizioni per salvare il loro posto di lavoro. Ma andiamo con ordine. La vertenza affonda le radici nella fine dello scorso anno e con quella della Whirlpool rappresenta l'emergenza principale sul tema lavoro nella nostra regione. Lo scorso 18 dicembre, il gruppo Fontana, proprietario della Meridbulloni di Castellammare di Stabia, comunicò con una lettera alle organizzazioni sindacali la sua volontà di chiudere la sede stabiese e trasferire i circa 80 lavoratori nelle sue sedi di Torino e Milano. Possibilità prevista dall'articolo 47 del contratto collettivo nazionale ma che parve subito inspiegabile al corpo lavoratori visto che, causa pandemia, l'impresa avrebbe potuto accedere agli ammortizzatori sociali messi a disposizione dallo Stato.

La vertenza e l'arrivo di un nuovo imprenditore

Del gruppo di lavoratori in 16 accettarono di spostarsi al Nord, in maggioranza quadri amministrativi dell'azienda e pochi operai. Alcuni accettarono una buonuscita di poche mensilità di stipendio a fronte di anni di lavoro e altri diedero vita alla vertenza. Vertenza che è finita sui tavoli sia regionali che nazionali al ministero dello Sviluppo economico. Alla ex Meridbulloni aveva intenzione di subentrare un imprenditore competitor. Si tratta di Alessandro Vescovini proprietario del gruppo Sbe di Monfalcone che si è impegnato ad assumere le unità lavorative precedentemente impiegate. Attraverso la creazione della Sbe Sud a Napoli, l'imprenditore ha presentato sul tavolo delle trattative un piano industriale che prevede, oltre all'assorbimento delle unità lavorative restanti, l'inserimento di un totale di 400 unità con la produzione a regime e un impegno di spesa di 10 milioni di euro per l'acquisto di macchinari e per la logistica. Con l'intervento del nuovo player, restava da individuare un'area dove allocare la nuova azienda. Secondo le esigenze produttive, Vescovini aveva chiesto un'area di 10mila metri quadri da affittare con un contratto trentennale.

L'area scelta per la nuova azienda 

L'area in questione è stata individuata nella zona industriale di Torre Annunziata, a via Terragneta nel quartiere industriale di Rovigliano. Già precedentemente utilizzata per varie iniziative imprenditoriali, l'area gode del pregio di essere catalogata già come area Asi e Zet non impattando sul territorio. Ma l'elemento più importante è dato dal fatto che lo stabile individuato risulta essere di proprietà della Regione e già inserita nel vecchio contratto d'area dei primi anni 2000 all'epoca della Tess. La richiesta dell'imprenditore però non ha trovato il favore della Regione che ha dichiarato di non potersi proporre come intermediatore immobiliare. Ha invece emanato un avviso pubblico con il quale ha invitato tutte le aree Asi in un'area di 50 chilometri a proporsi per accogliere l'iniziativa imprenditoriale. L'avviso è scaduto da 15 giorni e i sindacati non sono stati ancora contattati dalla Regione per conoscere gli esiti. Il silenzio istituzionale sta danneggiando l'attività imprenditoriale che ha già assunto tutti gli operai, 45 in totale, ha già sostenuto le spese necessarie e ha già corrisposto due mensilità agli assunti senza però poter iniziare di fatto la produzione. Una situazione resa ancora più insostenibile dalle circostanze economiche attuali che rischiano di far abbandonare la nuova scommessa produttiva alla Sbe Sud.

I ritardi della Regione e il rischio di abbandono 

Per questo motivo, il sindacato maggiormente rappresentativo dei lavoratori dell'azienda, la Cisal Metalmeccanica, è pronto a dare vita a tutte le iniziative di protesta. “Siamo pronti a occupare la Regione fin da domani mattina se non avremo risposte – commenta Antonio Fiore, coordinatore provinciale Napoli sud della Cisal Metalmeccanica. - La Regione si era impegnata in un primo momento a espropriare l'area adatta all'insediamento produttivo. Poi è stata individuata un'area addirittura di proprietà regionale e nonostante questo nemmeno questa soluzione è stata percorsa. L'assessore regionale Marchiello si era impegnato a incontrarci ogni 15 giorni ma non abbiamo un incontro dallo scorso 4 febbraio. Adesso non sappiamo come sia andato l'avviso pubblico.

Li abbiamo contattati ripetutamente ma nessuna delle nostre pec e comunicazioni ufficiali ha mai ricevuto risposta. Se la Regione continua così l'imprenditore sarà costretto a licenziare - continua Fiore. - In 30 anni di sindacato non ho mai trovato un imprenditore che vuole investire sul nostro territorio senza chiedere un euro eppure questo silenzio finirà per farci perdere quest'occasione e il nostro posto di lavoro. Era successo un miracolo e invece rischia di saltare tutto. La Cisal chiede di fare presto alla Regione perché non c'è più tempo e il silenzio della politica mette a rischio lo sviluppo produttivo dell'area”.

A fargli eco è il rappresentante sindacali aziendale Gennaro Verdoliva che ricorda come “l'avviso sia scaduto lo scorso 31 marzo e da allora non abbiamo avuto nessun incontro. La Regione ci faccia sapere chi ha risposto e l'esito. Non possiamo più aspettare” conclude il sindacalista. Le prossime ore saranno decisive e solo un'accelerazione dell'assessorato regionale potrà sbloccare la situazione e trattenere l'investitore sul territorio torrese-stabiese.

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