Svendita Banco di Napoli, la Fondazione porta il Ministero dell'Economia in tribunale

Rossella Paliotto, presidente della Fondazione, ha definito la causa "un'azione per la verità". La vicenda della secolare banca partenopea ceduta in fretta e furia dallo Stato ai privati negli anni '90

La Fondazione Banco di Napoli ha citato in tribunale il ministero di Economia e Finanze (Mef). L'obiettivo è ottenere l'indennizzo sui crediti recuperati del Banco di Napoli, di cui era principale azionista: fu venduto a pochissimo e dichiarato insolvente con gran rapidità e in modo controverso.

Rossella Paliotto, presidente della Fondazione, ha definito la causa "un'azione per la verità".
I legali della Fondazione contestano la passività in bilancio del 1995, e sottolineano che l'intervento del ministero del Tesoro – una ricapitalizzazione da 2000 miliardi – non fu un regalo ma denaro per gli interventi nel Mezzogiorno. E la stessa Fondazione contributì alla ricapitalizzazione con 3000 miliardi, così come i soci privati con 1500 miliardi. Come dire che lo Stato non investì neanche un terzo del totale ricapitalizzato.

Il ministero del Tesoro però l'anno dopo impose l'azzeramento delle quote societarie e la svendita dell'istituto, per poco meno di 62 miliardi, all'asta. La Fondazione uscì economicamente devastata dall'operazione e fu costretta a vendere tutto ciò che le era rimasto, ovvero il quotidiano Il Mattino e le testate collegate. Da Bnl (che aveva comprato per 62 miliardi), dopo due anni il Banco di Napoli passò a San Paolo Imi di Torino. Per 3600 miliardi.

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Nel 2018 la società Sga, nata per volere del Ministerno nel '96 per recuperare i crediti "inesigibili" del Banco, ha esaurito il suo compito arrivando a raccoglierne la totalità e finendo in attivo. Secondo la Fondazione, il denaro raccolto secondo la legge del 1996 doveva tornare ai creditori, ma questo non è avvenuto e anzi la Sga si è trasformata in una finanziaria per banche in crisi (del Nord). Da qui la citazione in tribunale, anche perché evidentemente i crediti del Banco non erano poi davvero così "inesigibili" come la sbrigativa cessione del 1996 sembrava dimostrare.

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