Decreto Ristori, Porta: "I fondi promessi non tappano i buchi creati dalla pandemia"

Il noto commercialista napoletano analizza i ristori che il Governo Conte ha promesso all'Italia

Il noto commercialista napoletano Luca Porta analizza i ristori che il Governo Conte ha promesso all'Italia, facendo notare alcuni particolari. Secondo il professionista, i fondi promessi, oltre a non tappare i buchi creati dalla pandemia negli ultimi 7 mesi, non sono assegnati a tutti, ma solo alle attività che hanno avuto la chiusura imposta.

"Un'azienda medio grande che è ferma da 7 mesi, con questi ristori non paga nemmeno le utenze e spese basilari - dichiara il Dottor Porta - questo ristoro non è altro che un paliativo di facciata. Le attività che restano aperte invece non hanno nulla... ma comunque sono danneggiate - prosegue il professionista - chi è aperto oggi, in un momento storico come questo, di certo non ha il volume di affari che dovrebbe, la gente non gira e non spende, quindi probabilmente rimanere aperti é peggio, poiché si hanno meno introiti ma le spese e le tasse restano costanti. Oltretutto questi ristori non tengono conto del capitale investito da un'azienda, e soprattutto non tengono conto delle spese effettuate dalle aziende per adeguarsi alle norme anticovid, soldi a questo punto, persi dagli imprenditori".

Secondo il commercialista napoletano la soluzione non è dare ristori ad alcuni, ma dichiarare un fair play per almeno un anno, utilizzare le risorse dei fondi europei non per elargire piccoli contributi ma per avviare una vera rinascita, si potrebbe pensare ad una detassazione completa per un anno e ad una decontribuzione sui dipendenti che rappresentano da sempre le spese più esose, in poche parole bisogna dare agli imprenditori gli strumenti giusti per fare impresa e fare reddito e non accontentarli con rimborsi e ristori che alla fine non servono a nulla. "In ultimo - conclude Porta - il Governo si sta basando sul fatturato di aprile 2019, penalizzando coloro che in quel mese hanno lavorato e fatturato poco e soprattutto coloro che si sono nati successivamente,  a cui andrà un contributo minimo sicuramente non sufficiente a coprire neanche le spese di investimento iniziale".

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