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Economia

La Napoli del commercio soffre: un negozio su 3 rischia di chiudere

Sempre meno acquisti. L'80 per cento delle attività mette in vendita le licenze. Dati di Confcommercio Napoli: abbigliamento e calzature in caduta libera insieme a gioielleria, grandi elettrodomestici e giocattoli

Addio spese pazze. A Napoli, così come in altre città, l'economia si arresta. Lo si è notato nei giorni di Natale, e le previsioni per il nuovo anno ormai alle porte sono nere. Nemmeno i saldi, attesi per il 5 gennaio, potranno far qualcosa

Secondo i dati di Confcommercio Napoli, abbigliamento e calzature sono in caduta libera (meno 40 per cento) seguite da gioielleria (meno 25 per cento), grandi elettrodomestici (meno 24 per cento), perfino i giocattoli (meno 16). Una battuta d'arresto che mette a rischio un terzo delle imprese (il 30 per cento per l'esattezza), condannate a non arrivare alla primavera e con effetti devastanti sull'occupazione.

A ciò si aggiunge il problema dell'abusivismo dilagante in crescita tanto da indurre il presidente di Confcommercio Napoli Pietro Russo a scrivere al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri per denunciare una condizione di "degrado e di provocatoria concorrenza sleale nei confronti delle attività lecite". I punti clou: piazza Garibaldi, corso Umberto, via Toledo. Nel solo 2011 sono stati effettuati oltre 4 milioni di sequestri di merce contraffatta ed è  stata anche avviata una campagna d'informazione.

In città migliaia di imprese sono con l'acqua alla gola e, secondo l'Ascom, una su tre potrebbe non arrivare alla primavera. Va peggio al settore calzaturiero dove il dato raddoppia e a rischio chiusura è il 70 per cento dei negozi tra marzo e aprile. E l'80 per cento circa dei negozianti di Napoli e provincia avrebbe messo in vendita la licenza di attività.

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