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Paolo Petrillo

Paolo Petrillo

Covid-19, imprenditore napoletano da Londra: “Qui sostegni alle imprese già operativi”

“Rimborso dell’80% degli stipendi, abolizione delle tasse sui locali commerciali, erogazione di capitale a fondo perduto ed emissione di prestiti molto agevolati. Così il governo inglese supporta famiglie e imprese”. L’intervista all’imprenditore Paolo Petrillo

Se in Italia la Fase 2 è già iniziata il 4 maggio, il Regno Unito dovrà attendere ancora qualche settimana per uscire dal lockdown. Nonostante i morti giornalieri per Coronavirus continuino a calare, l’Inghilterra riggiorna le stime, includendo anche i morti "sospetti" nelle case di riposo, e diventa il primo Paese in Europa e secondo al mondo dietro gli Usa per numero di deceduti. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto di statistica britannico (ONS), i decessi nel Regno Unito, dall'inizio della pandemia, sono più di 32 mila, quota di poco inferiore all'ultimo bilancio dell'Italia (29.079). "Per la Fase 2 - ha dichiarato il ministro Hancock - si dovrà ancora attendere. Alcune delle tappe che seguiranno questa prima fase saranno indicate in un piano ad hoc, che comprenderà sia l’incremento dei test, sia l’introduzione di una app per il tracciamento del contagio, dal premier Johnson domenica prossima”. NapoliToday ha raggiunto telefonicamente l'imprenditore napoletano Paolo Petrillo, trasferitosi 19 anni fa a Londra, dove lavora nella corporate finance di un'impresa e come gestore di una pizzeria napoletana, per chiedergli qual è il clima che si respira in città e quali sono gli aiuti economici che il governo inglese ha messo in campo per sostenere imprese e famiglie.

- Ciao Paolo, che clima si respira a Londra? Il Covid fa ancora tanta paura?

“C’è ancora apprensione ma anche un forte desiderio di tornare alla “normalità”. E questo desiderio porta molte persone ad uscire di casa senza alcuna protezione e senza avere rispetto delle distanze di sicurezza”.

- Quali sono le misure di sicurezza che avete adottando?

“Usciamo di casa il meno possibile utilizzando sempre le mascherine e a volte i guanti. Il gel antisettico è, purtroppo, oramai perennemente in tasca”.

- Viene garantita la “sicurezza” sui mezzi pubblici, nei supermercati, ecc. Com’è la vita quotidiana fuori casa?

“Sui mezzi pubblici sono state adottate alcune misure minime di sicurezza come ad esempio la chiusura della porta anteriore degli autobus, più che altro per la tutela del conducente. Attualmente l’utilizzo della metropolitana di Londra è calato di oltre il 90%, e si sta discutendo delle misure più efficaci da adottare una volta che le attività gradualmente riprenderanno”.

- Le mascherine sono facilmente reperibili? Le acquistate in farmacia o è il governo a fornirvele?

“Per il momento le mascherine posso essere solo acquistate, non ho ancora sentito di alcun annuncio relativo ad una potenziale fornitura da parte del governo. I prezzi sono decisamente aumentati anche fino a £7/8 per mascherina”.

- Oltre a lavorare nella corporate finance di un'azienda, sei anche gestore di una pizzeria a Londra. Qual è stato l’impatto del lockdown sulle attività di ristorazione?

“La ristorazione in generale è ferma da circa fine marzo. La possibilità di continuare ad operare con l’asporto o con le consegne non è mai stata vietata, quindi molti hanno proseguito l’attività solo con questo servizio. Noi abbiamo optato per la sicurezza e l’incolumità dei nostri dipendenti e abbiamo deciso di chiudere. Il governo ha però implementato in maniera molto rapida una serie di misure a sostegno delle imprese, già tutte operative”.

Da quando l’Italia si è confermata tra i paesi al mondo più colpiti dal Covid-19, l’atteggiamento nei confronti degli italiani a Londra è cambiato? Prima del lockdown c’è stata una riduzione della clientela nei ristoranti e pizzerie italiane?

“Non abbiamo notato casi di “assenteismo mirato”. L’essere italiani non sembra aver avuto un peso particolare rispetto a ristoranti di altre nazionalità”.

- In Campania il servizio a domicilio per le attività di ristorazione è stato sospeso per due mesi. A Londra ha sempre funzionato il servizio delivery?

“Questo servizio a Londra non è mai stato sospeso, ma molte attività hanno, come noi, scelto di chiudere, quindi l’offerta si è ridotta discretamente rispetto al pre-Covid-19”.

- In Italia c’è grande insoddisfazione per le misure economiche adottate dal governo per le imprese. Molte rischiano il fallimento. Qual è la situazione economica in Inghilterra e quali misure ha messo in campo il governo inglese per supportare famiglie, lavoratori e imprese?

“Per le imprese il governo ha introdotto misure come il rimborso dell’80% degli stipendi dei dipendenti a partire dal 1 marzo per un periodo iniziale di 3 mesi, l’abolizione delle tasse sui locali commerciali per l’anno 2020/21, l’erogazione di capitale a fondo perduto e l’emissione di prestiti molto agevolati. In questo modo i lavoratori costretti a stare a casa, continuando a percepire l’80% del loro stipendio, possono, anche se con qualche sacrificio, supportare economicamente le proprie famiglie ed evitare grosse difficoltà economiche in futuro”.

- Il Covid non ha fermato la Brexit. L’uscita del Regno Unito dall'Unione è diventata effettiva lo scorso 31 gennaio, ma fino alla fine dell'anno il Paese resta in un periodo di transizione. Quali saranno gli effetti della Brexit sugli italiani che lavorano a Londra?

“Purtroppo è difficile da prevedere con esattezza. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, l’assenza di libera circolazione che c’è tra membri UE avrà di certo un impatto. Ovviamente per cittadini già presenti sul territorio da 5 anni, la residenza è stata emessa in tempi relativamente rapidi, quindi non c’è il rischio di dover lasciare il Paese”.

- Fase 2. In Gran Bretagna dovrebbe partire non prima di 2/3 settimane. Anche il governo inglese, come quello italiano, pare abbia previsto per questa fase l’utilizzo di un’app per smartphone come misura anti-contagio. Credi che uno strumento di questo tipo possa minacciare la privacy dei cittadini?

“Per il momento ancora non ci sono notizie certe in merito, ma mi sorprenderebbe se un sistema del genere non fosse almeno in fase di considerazione. Sono altrettanto certo che le proteste saranno notevoli, molti la vedranno come una violazione della loro privacy, quindi non sarà non di semplice risoluzione. Ritengo che la salute e il benessere dei cittadini sia comunque più importante, e che se non si pensa a protegge prima questa, non ci sarà alcuna privacy da salvaguardare dopo”.

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