Chikù, a Scampia il primo ristorante gestito da donne italiane e rom

"Il quartiere ci ha sostenuti così come le famiglie, le reti associative e molte parti del tessuto sociale della società civile, seppure con un po' di scetticismo vista la portata della nostra scommessa"

Kumpania

Inaugurato a Scampia Chikù, il primo ristorante formato da donne rom e italiane e gestito dal talento culinario de "La Kumpania". La prima impresa sociale formata da donne rom e italiane prova ad unire la gastronomia interculturale con la lotta alle discriminazioni, nata un anno fa per iniziativa dell'associazione "Chi rom…e chi no", è gia' vincitrice di due premi di innovazione sociale.

Il progetto è partito grazie ad un bando internazionale promosso da UniCredit Foundation ed Euclid Network, in collaborazione con Project Ahead, cofinanziato dalla Fondazione Con il Sud e dalla Fondazione Peppino Vismara.

NapoliToday ha intervistato i responsabili del progetto.

Come è nata l'idea di realizzare una impresa sociale gestita da donne rom e italiane?

"L’intervento di chi rom e...chi no, che realizza interventi pedagogico culturali da 12 anni rivolto ai bambini, agli adolescenti e alle famiglie rom e italiane di Scampia, nel tempo ha individuato nelle donne il punto di forza di entrambe le comunità, nella consapevolezza che un’azione di trasformazione sociale e culturale non può prescindere dal coinvolgimento di tutto il territorio di riferimento. Nel 2008, in maniera informale, al campo rom non autorizzato di Scampia prende vita un’esperienza di accoglienza e cucina tradizionale rom per i gruppi, i cittadini, le istituzioni, gli artisti che l’associazione chi rom e...chi no ospita nell’ambito delle sue attività. Nel settembre 2010, grazie ad un contributo previsto per un anno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le Pari Opportunità – UNAR, inizia a prendere forma La Kumpania, Percorsi Gastronomici Interculturali. Nell’anno 2011-2012, la Kumpania ha ricevuto il sostegno dell’Open Society Foundation – OSI e premi internazionali come Premio Innovazione Sociale nell’ottobre 2011 promosso da Unicredit Foundation e Premio Innovazione Sociale nel dicembre 2011 promosso da Unaoc e BMW Group. In seguito ad un percorso che ha portato all’elaborazione di un business plan, il 3 giugno 2013 chi rom e...chi no vince con la Kumpania il premio di innovazione sociale “Naples 2.0” per la creazione di un’impresa sociale, promosso da Unicredit Foundation e Fondazione con il Sud, ricevendo un contributo che permette lo start-up della prima impresa sociale interculturale formata da rom e italiani.

Da chi è composta la "Kumpania?"

La Kumpania riunisce oggi un gruppo di professionisti nel campo dell’educazione, della ricerca e del diritto che, insieme ad un gruppo di donne rom e italiane di Scampia, lavorano nel campo della gastronomia interculturale. Il percorso rientra in un intervento più ampio nel quale si uniscono alla cucina - come strumento di emancipazione sociale, economica e professionale - l’esperienza interculturale, la lotta alle discriminazioni etniche e sociali, la sperimentazione di modelli di economia e produzione eco-sostenibile, la valorizzazione degli spazi e le attività dedicate all’infanzia. Le donne che hanno intrapreso il percorso, che oggi sono 4 rom 4 italiane, sono accomunate dalla volontà di costruire coraggiosamente e in maniera sperimentale un processo di emancipazione verso un’autonomia personale e professionale dimostrando di essere capaci di “rischiare”, in termini di tempo, di fuoriuscita dai propri contesti abituali – il campo, il rione, il focolare domestico - di confronto e messa in discussione continua.

Qual è il messaggio che intendete veicolare e che cosa promuovete?

A partire dal potenziamento delle competenze e la valorizzazione dei saperi per superare le difficoltà di accesso al lavoro, si promuovono in maniera trasversale processi pedagogico-culturali in grado di incidere sul piano della in/formazione per sensibilizzare e diffondere, attraverso concrete e positive esperienze, una cultura garantista delle differenze e delle minoranze. In un contesto fortemente deprivato, abbiamo introdotto l’idea del lavoro come parte integrante dei percorsi di vita, inserito nei tempi e nei ritmi quotidiani di ciascun individuo. Con la Kumpania abbiamo sperimentato come la cucina sia diventata un potente veicolo di incontro tra donne rom e italiane, che sono riuscite nel corso dei diversi mesi di progetto ad abbattere stereotipi e pregiudizi negativi reciproci, a considerare le diversità una ricchezza per la collettività e a privilegiare il lavoro di gruppo, unite in una progettazione comune che ha acquisito forza e lungimiranza. L’obiettivo raggiunto, in un quartiere complesso come Scampia, è stata l'apertura di uno spazio interculturale, CHIKU', in cui scambiare buone pratiche, mettere in rete le esperienze, ampliare gli scenari locali in relazione alla comunità di azione internazionale, scommettere su una pratica in grado di promuovere la cultura della pluralità, della contaminazione e della diversità in termini di prospettive di autonomia e sostenibilità economico-commerciale. Lo spazio individuato, nel polo dell’Auditorium di Scampia, diventa così un nuovo luogo liberato aperto e fruibile nel quartiere, in continuità con il lavoro sullo spazio pubblico e di ribaltamento della dicotomia centro-periferia, a cui chi rom e... chi no dedica da anni riflessioni e azioni, attraverso il quale la periferia si scrolla di dosso le accezioni negative e diventa centro propulsore di cultura, emancipazione collettiva, trasformazione, accoglienza per i bambini, i giovani e le famiglie. La nuova impresa sociale si basa sul patrimonio dell'associazione chi rom e...chi no e del consolidato lavoro sul territorio e in rete con enti ed associazioni presenti sul territorio nazionale e internazionale. Il connubio tra le due organizzazioni intende inaugurare una dimensione di reciproca sostenibilità e sviluppo di idee e progetti aventi carattere innovativo da un punto di vista culturale, economico, artistico, di produzione, ricerca e sviluppo.

Come vi ha accolti Scampia?

Il quartiere ci ha fortemente sostenuti in questi anni, le famiglie, le reti associative, molte parti della città, seppure con un po' di scetticismo vista la portata della scommessa. Anche la municipalità ha reagito bene, in un recente consiglio in cui siamo andati a presentare l'apertura dello spazio. Certamente il clima degli ultimi mesi e la visione atavica dei rom come facile capro espiatorio in tempi di crisi, frustrazione, alienazione, ci espongono anche ad alcuni attacchi strumentali o dettati dal vero e proprio stupore del fatto di lavorare con i rom...cosa che rompe gli schemi e non è semplice per tutti da accettare, profondamente. In casi di attacchi, innocui ma fastidiosi, ci ostiniamo comunque a spiegare, raccontare, cercare di far comprendere, invitiamo ad approfondire, conoscere, difendendo strenuamente la dignità di tutti, per contrastare facili stereotipi e categorizzazioni. Il nostro lavoro testimonia che siamo ormai oltre il concetto di integrazione tanto sbandierato, noi siamo nella piena, pacifica e anche proficua convivenza tra cittadini di uno stesso territorio, che è una fase ben più avanzata ed esserne consapevoli è addirittura rivoluzionario.

Quali sono i piatti che proponete e che consigliate?

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Invitiamo a mangiare sarme (involtini di verza ripieni di riso, carne, verdure, oppure solo vegetariane), moussake, ghibaniza alla mela, alla zucca o alle noci, pizze salsiccia e friarielli o montanare fritte, zuppe, pasta patate e provola, polpettine di baccalà o di melenzane, riso e zucca al forno, parmigiana di pesce bandiera...pastiere, cup cake, palline cocco e cioccolato, torte di frutta...tutto rigorosamente di stagione e a chilometro zero.

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