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Venerdì, 14 Giugno 2024
Archeologia / Somma vesuviana

Concluso lo scavo della Villa di Augusto: il nuovo tesoro a Somma Vesuviana

Sarà possibile visitarla il 7 e 8 ottobre

La campagna di scavo 2023 della cd. Villa di Augusto, condotta dall’Università degli Studi di Tokyo Komaba in collaborazione con l’Università degli Studi “suor Orsola Benincasa” di Napoli, volge al termine. Lo scavo ha restituito importanti testimonianze delle fasi più antiche di vita della Villa. Come ormai consuetudine ogni anno, al termine della campagna di scavo la villa viene aperta alla visita. La straordinaria apertura della Villa, sita in via Starza della Regina in Somma Vesuviana, è organizzata dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, dal Comune di Somma Vesuviana e dall’Università degli Studi di Tokyo.

Le visite, ad ingresso libero, si svolgeranno nei giorni 7 e 8 ottobre 2023 con il seguente orario: 9:30-12:30; 15:30-17:00. I visitatori più fortunati potranno essere accompagnati dagli archeologi che hanno partecipato allo scavo e dai componenti della Pro-Loco di Somma Vesuviana, se presenti in loco. Per chi ancora non la conoscesse, forniamo una sintesi della storia degli scavi e dell’importanza che oggi essi assumono nel panorama dell’Archeologia vesuviana.

La Villa, termine con cui si indica una residenza con annesse attività produttive, fu scoperta agli inizi degli anni ’30 dall’allora direttore degli scavi di Pompei Matteo della Corte che, in seguito a ritrovamenti casuali, aprì un cantiere presto chiuso per mancanza di fondi e per l’inizio della guerra, non prima però che i reperti lo inducessero ad ipotizzare che poteva trattarsi dei resti della villa in cui Tacito afferma si fosse spento l’imperatore Augusto nel 14 d.C.

Poco più di 20 anni fa, su progetto del Prof. Antonio De Simone, gli scavi sono stati ripresi dall’Università degli Studi di Tokyo Komaba in collaborazione con l’Università degli Studi “suor Orsola Benincasa” di Napoli, e hanno portato alla luce numerosi ambienti databili fra il II e il V secolo d.C., nonché ceneri vulcaniche ascrivibili alle eruzioni del 472 e del 512 d.C., il che non suffraga l’ipotesi del Della Corte.

Dall’area scavata, un ingresso monumentale e alcuni ambienti destinati alla produzione di vino, sono venuti fuori però anche dolia databili, dai sigilli che rimandano a famiglie ercolanesi, a prima del 79 d.C., come pure le due statue, ora conservate nel Museo di Nola, raffiguranti una peplofora e un giovane Dioniso con pantera, più unico che raro nell’iconografia dionisiaca, che solitamente mostra il dio attempato e panciuto. Anche una grande cisterna per l’acqua risale a prima dell’eruzione del 79, il che lascia aperte nuove ipotesi. Sicuramente, nelle ultime fasi della sua vita, l’edificio fu una villa rustica dove prevaleva una grande produzione di vino, destinata al commercio. Ma gli strati precedenti parlano di una grande struttura abitativa, di cui la visita di sabato 7 e domenica 8 ottobre inizierà a raccontare qualcosa.

E noi aspettiamo, consapevoli che la scienza archeologica non si improvvisa e che l’interpretazione dei rinvenimenti richiede uno studio lungo, accurato e minuzioso. Se informazioni sensazionali verranno fuori, saranno le prossime campagne di scavo a dirlo.

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