Venerdì, 12 Luglio 2024
Cultura Posillipo / Via Nicola Ricciardi

Via Ricciardi, dove visse lo scrittore ungherese Sandor Márai

L'autore de Le Braci finì esule a Napoli a metà del Novecento: la città gli fu anche d'ispirazione per "Il sangue di San Gennaro"

Pochi sanno che a Napoli ha vissuto, per qualche anno (dal 1949 al 1952) lo scrittore ungherese Sándor Márai, autore del celebre Le Braci. In città riparò infatti come esule perché perseguitato dall’oppressione staliniana del suo paese (dopo un breve soggiorno in Svizzera). La casa partenopea dove visse quattro anni si trova a Posillipo, in una scoscesa viuzza che sale verso il Casale: in via Nicola Ricciardi una lapide posta nel 2000 dal Comune di Napoli e dal ministero per i Beni culturali d’Ungheria ricorda gli anni trascorsi da Márai a Napoli (prima che lo scrittore emigrasse negli Stati Uniti), che nel capoluogo campano ambientò anche il libro “Il Sangue di San Gennaro”, pubblicato per .

Romanzo in cui alla trama principale fa da sfondo un coro di voci riconoscibili del popolo napoletano: la miseria, la teatralità, la vivacità, che ruotano intorno all’attesa del Miracolo. Un giorno, nella zona di Capo Posillipo, vanno ad abitare due stranieri, i protagonisti della storia: una violenta tromba d'aria cambierà il senso degli eventi. Molti hanno ravvisato elementi autobiografici nel romanzo, e anche una triste quanto involontaria profezia: il personaggio principale del romanzo muore suicida "perché non aveva /più/Patria". Lo stesso destino, il suicidio, che metterà fine alla vita di Márai nel 1989, un anno prima la caduta del muro di Berlino che spazzerà via anche il regime ungherese che ne aveva causato l'esilio.

Quattro anni visse a Napoli l’autore del celebre romanzo “Le Braci”, quattro anni durante i quali conobbe la città fin nel suo ventre, scegliendo come dimora una zona tranquilla e piena di verde in cui aveva ritrovato qualche tratto della sua Patria. Quattro anni in cui assapora il senso di libertà alla ricerca del quale era partito, e che si concluderanno con la scelta di muoversi oltreoceano. “Il sole tramontava dietro Baia, lasciando dietro di sé, in fondo al cielo di un blu intenso, una spessa e oleosa macchia dorata. A Bagnoli ululavano le sirene dell’Ilva”. Questa una delle poetiche descrizioni che lo scrittore dedica alla città, nelle prime pagine de “Il sangue di san Gennaro”.

Prima dell’inizio, una lunga dedica. “A Pasqualino, perché aveva sei anni e ogni mattina portava giù l’immondizia Al pescatore monco, perché ammansiva il mare A santo Strato, perché proteggeva il palazzo e i malati Ai fiori Agli animali Al mare Ai poveri di Posillipo All’Italia”.

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